EUROPOLIS, di Simone D’Antonio, giornalista urbano, responsabile Anci/Urbact

Trasformare gli uffici abbandonati in abitazioni: l’impatto del futuro del lavoro sulle città

Il dibattito sul futuro del lavoro ha incrociato negli ultimi anni soltanto relativamente le tematiche della sostenibilità ambientale, soprattutto focalizzandosi su settori di intervento specifici (come quello delle energie rinnovabili) su cui è necessario migliorare lo sviluppo di competenze per favorire la creazione di nuova occupazione di qualità e altamente specializzata. L’emergenza pandemica ha invece riscritto radicalmente le regole del gioco, soprattutto in termini di modalità di lavoro diffuse soprattutto nel settore dei servizi e della pubblica amministrazione, con forme di remote e smart working che hanno spinto centinaia di lavoratori in tutto il mondo a lavorare in luoghi diversi rispetto a quelli tradizionali, come gli uffici.

Le conseguenze di tale cambiamento radicale, già raccontate su queste colonne con un’attenzione specifica all’evoluzione delle forme di mobilità nei contesti urbani, sono particolarmente forti sulle città sia per l’impatto che hanno su spazi pubblici in cerca di nuovi significati e funzioni sia su quelle centinaia di milioni di metri cubi di spazi destinati ad uffici destinati a rimanere sempre più inutilizzati nei prossimi anni. Il consolidamento delle forme di lavoro a distanza rappresenta infatti uno scenario plausibile, capace di diventare uno degli elementi più caratterizzanti della qualità delle offerte di lavoro, con cui settore pubblico e privato devono fare i conti approfittando di questi mesi di transizione verso un progressivo ritorno alla normalità per realizzare politiche capaci di mettere in risalto gli aspetti legati alla sostenibilità ambientale, economica e sociale. Come già avvenuto negli ultimi mesi con la Città del Quarto d’Ora, Parigi si conferma un laboratorio di soluzioni urbane per affrontare alcune delle sfide più urgenti del presente, come ad esempio il riutilizzo di migliaia di uffici dismessi o sottoutilizzati in questi mesi. L’amministrazione comunale ha infatti lanciato un ambizioso piano di trasformazione degli uffici abbandonati in abitazioni chiamato Réinventer Paris, con l’obiettivo di dare nuova vita a un patrimonio edilizio che rischia la degradazione e la perdita di valore. In una città come la Ville-Lumière dove la richiesta di spazi abitativi è sempre più forte, l’avvio di un piano che selezionerà progetti rapidamente implementabili di rigenerazione sostenibile assume un’importanza decisiva, anche in funzione dell’avvicinamento tra diverse funzioni urbane e la riduzione dei tempi di spostamento tra casa e lavoro. Riportare gli abitanti nelle zone centrali e semi-centrali può favorire non solo il rilancio urbano ma anche un partenariato sul lungo-periodo che spinge amministrazione e comunità a lavorare assieme per la rigenerazione di interi pezzi di città, anche attraverso interventi come la creazione di nuovi spazi verdi di prossimità.

Proiettare interventi di ampio respiro dal breve al lungo periodo, individuando azioni che possono riprogrammare la città affrontando al contempo le emergenze post-Covid, rappresenta una chiave di lettura inedita che le città italiane sono chiamate a replicare se intendono trarre il massimo dai cambiamenti rapidissimi che l’evoluzione del mondo del lavoro sta manifestando in maniera tempestiva e tangibile. Mettere la sostenibilità al centro di interventi che possono creare nuove economie e intervenire su nodi, come il consumo di suolo, da tempo al centro dell’azione di diversi livelli di governo costituisce una soluzione in grado di promuovere forme di rilancio economico e sociale imprevedibili fino a pochi mesi fa.