Fanghi di depurazione

Fanghi di depurazione delle acque reflue urbane: lo studio di Utilitalia

Presentato lo Studio sulla qualità dei fanghi di depurazione delle acque reflue urbane di Utilitalia, giunto alla terza edizione e basato su un campione di 624 impianti di depurazione gestiti da 61 imprese per una potenzialità di trattamento di circa 47 milioni di abitanti. In Italia i fanghi sono di buona qualità e rispettano ampiamente i parametri di legge sia per quanto riguarda l’utilizzo in agricoltura, sia per quanto concerne lo smaltimento in discarica (che comunque deve essere un’opzione residuale). Obiettivo il recupero di materie prime critiche come il fosforo (usato nei fertilizzanti) per ridurre la dipendenza europea da paesi terzi.

Come evidenziato da Andrea Massimiliano Lanz di Ispra, la produzione di rifiuti costituiti da fanghi di depurazione delle acque reflue urbane è pari a circa 3,2 milioni di tonnellate, con una produzione annuale media per impianto intorno alle 180 tonnellate. Oltre la metà dei fanghi urbani prodotti è avviata ad operazioni di smaltimento. Con riferimento ai fanghi in generale, si rileva una crescita negli anni della quota gestita da impianti di trattamento biologico della frazione organica (+49,8% tra il 2015 e il 2023): nel 2023 il quantitativo è pari a 1,2 milioni di tonnellate, di cui il 50% è costituito da fanghi di depurazione delle acque reflue urbane.

Con questo studio – spiega il presidente di Utilitalia, Filippo Brandolini – offriamo il nostro contributo con approccio scientifico per affrontare un tema complesso come quello della gestione dei fanghi di depurazione che, occorre sottolinearlo, sono parte del servizio idrico integrato e su cui peraltro ARERA ha previsto un indicatore di qualità. La loro qualità deve guidare le scelte di trattamento, alla luce dell’apporto che i fanghi possono fornire in termini di sostanze utili a garantire la fertilità dei suoli, tutelandone al contempo la salute. L’importanza dei dati è fondamentale per orientare le scelte del legislatore: questa è la terza edizione del nostro Studio e a breve ci attiveremo per aggiornarlo anche sulla base di nuovi parametri, relativi in particolare ai microinquinanti emergenti, secondo le indicazioni che forniranno le istituzioni europee.

Fanghi di depurazione: le proposte di Utilitalia

In particolare, a conclusione dello studio, Utilitalia avanza sette proposte di policy, auspicando:

  • La revisione e l’aggiornamento della legislazione nazionale di riferimento, in particolare del D.lgs 99/92, e di quella comunitaria (Direttiva 86/278/CEE) al fine di adeguare la gestione dei fanghi ai principi dell’economia circolare e della gerarchia dei rifiuti, creando una base normativa solida sulla quale impostare la pianificazione della gestione dei fanghi prodotti a livello nazionale;
  • L’individuazione della qualità dei fanghi e del conseguente destino attraverso un approccio scientifico e basato sull’analisi di rischio;
  • La ricerca di metodiche analitiche robuste per l’identificazione dei microinquinanti emergenti;
  • L’istituzione di un tavolo permanente presso il MASE finalizzato alla condivisione delle conoscenze e degli studi innovativi tra istituzioni, enti di ricerca, gestori e stakeholders;
  • La semplificazione normativa finalizzata alla creazione di “hub di trattamento” dei fanghi per favorire la sostenibilità industriale dei processi di recupero energetico e di materia;
  • L’introduzione di norme “end of waste” per i rifiuti, attuabili anche dai gestori negli impianti di depurazione delle acque reflue, e regole per l’individuazione dei sottoprodotti derivanti dai processi di recupero di materia dai fanghi;
  • L’inserimento dei fanghi nelle categorie di materiali costituenti (CMC) individuate nel Reg. (UE)/2019/1009 inerente alle norme relative alla messa a disposizione sul mercato di prodotti fertilizzanti.