In un’Italia che arranca nella tutela della biodiversità, minacciata da crisi climatica e pressioni antropiche, le Nature-Based Solutions (NbS) rappresentano la leva strategica per un cambio di passo. Si tratta di interventi basati sui processi naturali che garantiscono benefici per l’ambiente e per la comunità, offrendo uno strumento concreto di adattamento climatico.
A ricordarlo è Legambiente che, in occasione della Giornata Mondiale della Biodiversità e della Giornata Europea dei Parchi, presenta il Report “Biodiversità a rischio 2026”. Il documento traccia una “bussola del ripristino” in linea con la Nature Restoration Law, indicando le azioni necessarie per il recupero delle funzioni naturali nei cinque ecosistemi chiave del Paese.
Cinque ecosistemi chiave per salvare la biodiversità
Per i boschi e le foreste occorre una gestione sostenibile che favorisca la complessità strutturale attraverso la rinaturalizzazione delle piantagioni monofitiche, la tutela del legno morto e il rafforzamento della continuità ecologica con pascoli e sistemi agricoli. Nelle zone umide l’antidoto risiede nel ripristino di paludi, lagune e piane alluvionali, che fungono da difesa naturale contro le alluvioni.
Lungo le coste, rigenerare i sistemi dunali e le praterie sommerse di Posidonia diventa la chiave per una Blue Economy solida, capace di proteggere il turismo e la pesca artigianale azzerando i costi dei danni climatici. Il settore agricolo deve invece puntare sull’agroecologia, integrando siepi, alberature e rotazioni complesse per ridurre gli input chimici e arricchire i suoli. Infine, nelle aree urbane, infrastrutture come tetti verdi, boschi cittadini e rain gardens si trasformano in veri e propri rifugi climatici in grado di favorire l’ombreggiamento e l’infiltrazione delle piogge.
Secondo l’associazione, per sbloccare il potenziale di questi interventi serve una governance inclusiva basata sui criteri IUCN, capace di coinvolgere enti locali, comunità, agricoltori e pescatori. A questo quadro devono affiancarsi piani di adattamento nazionali e regionali contro incendi ed eventi meteo estremi, risorse adeguate per la Strategia Nazionale al 2030 e una migliore gestione della Rete Natura 2000. Diventa inoltre fondamentale la piena applicazione delle direttive europee e l’aggiornamento della Legge Quadro 394/91, accelerando l’iter per l’istituzione di nuove aree protette.
Dalle parole ai fatti: le buone pratiche Nbs già attive
Le Nature-Based Solutions sono comunque già una realtà sul territorio italiano attraverso diversi progetti sul campo. Il programma BUZZ LIFE contrasta il declino degli insetti impollinatori creando corridoi ecologici in città come Roma, Siena, Varese e Campobasso. Sul fronte idrogeologico, la rinaturazione del fiume Po prevede, grazie a un investimento PNRR di 350 milioni di euro coordinato da AIPo, il ripristino di 37 chilometri di tratti fluviali e il rimboschimento delle aree golenali entro l’anno.
A livello locale, il Comune di Siena ha integrato la biodiversità nella gestione degli spazi pubblici con il nuovo “Piano del Verde”, mentre il progetto LIFE terrAmare sta ripristinando centinaia di ettari di habitat dunali e marine tra Italia e Grecia, coinvolgendo gli operatori locali nelle “Comunità Ecologiche di Spiaggia”.
Fauna selvatica e marina
A legare l’efficacia di queste misure alla salute degli ecosistemi è anche la fauna selvatica e marina, considerata da Legambiente l’essenza stessa delle NbS. Grandi predatori come il lupo e l’orso agiscono da regolatori ecologici e specie ombrello, controllando le popolazioni di erbivori e proteggendo i boschi dal pascolamento eccessivo. Lo stesso vale per il camoscio in quota, la trota nativa nei fiumi e gli squali o i coralli in mare.
Per questo motivo, l’associazione avverte che declassare la protezione di queste specie, a partire dal lupo, rischierebbe di vanificare decenni di conservazione e di compromettere le difese naturali gratuite che rendono vivi i territori. Sempre nell’ottica di proporre modelli alternativi, Legambiente organizza un convegno focalizzato sulle Alpi Apuane per discutere il superamento dell’economia estrattivista del marmo a favore di uno sviluppo fondato sulla tutela della natura.






