Goletta dei Laghi

La Goletta dei Laghi di Legambiente lancia l’allarme: il lago di Albano ha perso 7,5 metri d’acqua

Per salvare il lago di Albano è urgente fermare il consumo di suolo nei castelli romani; l’allarme arriva da Goletta dei laghi 2026, la campagna nazionale di Legambiente a tutela degli ecosistemi lacustri.

Essendo un lago vulcanico privo di immissari, il suo equilibrio dipende interamente dalla ricarica della falda sotterranea attraverso la pioggia. Negli ultimi decenni, l’eccessiva cementificazione ha impedito all’acqua di infiltrarsi nel terreno, aggravando la situazione insieme a prelievi idrici insostenibili e alla crisi climatica. Il risultato è un crollo del livello dell’acqua di circa 7,5 metri, un calo drammatico che sta stravolgendo il paesaggio e mettendo a rischio un patrimonio naturale unico.

Il Lago Albano ci ricorda che il consumo di suolo non distrugge soltanto il paesaggio, ma compromette anche il ciclo naturale dell’acqua – dichiara Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio –. Ogni nuovo ettaro di terreno coperto da asfalto e cemento è un ettaro in meno capace di assorbire la pioggia e restituirla lentamente alla falda che alimenta il lago. Per questo chiediamo ai Comuni dei Castelli Romani di fermare l’espansione edilizia e mettere al centro la tutela del suolo, insieme a una forte riduzione dei prelievi idrici. Solo così sarà possibile invertire una tendenza che oggi appare sempre più preoccupante.

Goletta dei laghi sul lago di Albano: dal rischio frane al pilone-simbolo

L’abbassamento del lago di Albano va oltre il danno paesaggistico. Con l’emersione del primo terrazzo sommerso, un ulteriore calo spingerebbe l’acqua verso le pareti più ripide del cratere, innescando l’instabilità dei fondali e minacciando ecosistemi, navigazione e reperti archeologici. Per accendere i riflettori sull’emergenza, goletta dei laghi propone di conservare l’ultimo pilone delle Olimpiadi del 1960 — riemerso a causa del ritiro delle acque — e trasformarlo in un monumento permanente contro la crisi climatica.

L’abbassamento del lago è un tema non solo di perdita di biodiversità ma anche di sicurezza – afferma Mirko Laurenti, presidente del Circolo Legambiente Appia Sud ‘Il Riccio’ –. Dove sessant’anni fa c’era acqua, oggi c’è solo sabbia, il che mette a rischio tutte le coste che, senza la pressione esercitata dal lago, rischiano lo smottamento. Chiediamo quindi a tutte le amministrazioni dei Comuni che affacciano sul lago di Albano di istituire un tavolo urgente che metta al centro il dissesto idrogeologico con l’obiettivo di mettere in campo tutti gli strumenti atti a prevenirlo. In questo contesto, segnaliamo l’urgenza di contrastare lo scellerato progetto del termovalorizzatore di Roma che non farà altro che peggiorare il già critico livello di captazione dalla falda dei Castelli Romani da cui l’impianto dovrebbe attingere per il suo funzionamento.

 

Per salvare i laghi dei castelli romani è necessario ridurre urgentemente i consumi idrici di almeno il 30%. D’altra parte queste zone umide hanno 50 mln di metri cubi di acqua in meno rispetto al 1984 anno in cui c’è stato l’inizio dell’abbassamento a causa del boom della speculazione edilizia nei 22 comuni circostanti. E’ dunque fondamentale fermare il consumo di suolo per permettere ai laghi di continuare a ricaricare la propria falda scongiurando così anche un danno irreversibile alla biodiversità che già ora soffre di una riduzione critica dell’ossigeno disciolto nell’acqua – ha aggiunto Roberto Salustri Coordinamento Ambientalista Castelli Romani.

Per Legambiente la strategia per salvare il lago Albano è chiara:

  • fermare il consumo di suolo;
  • ridurre di almeno i prelievi idrici;
  • proteggere boschi e aree naturali che favoriscono la ricarica della falda;
  • ridurre il traffico veicolare anch’esso fonte di inquinamento e pianificare lo sviluppo urbanistico in funzione della reale disponibilità della risorsa idrica.

Il destino del lago non dipende soltanto dalle piogge o dagli effetti della crisi climatica ma dalle scelte che verranno compiute nei prossimi anni sull’intero territorio del Vulcano Laziale.