Green Deal – Di sismi, macerie, detriti, di Walter Ganapini

Il titolo non implica alcun riferimento allo stato del Paese nel momento in cui si appalesano nodi critici per quanto attiene reale disponibilità di risorse Next Generation EU a nostro favore e nostra reale capacità di spesa delle stesse, al di là delle perplessità sulla qualità dei progetti inclusi nel PNRR, tutti temi più volte trattati in queste pagine.

Desidero solo riflettere sul se, come e quanto il PNRR affronti il nodo delle condizioni di vita delle comunità che vivono in aree colpite da terremoti negli ultimi decenni e quindi sui tempi delle azioni di ricostruzione per evitare che unico scenario probabile rimanga l’abbandono dei luoghi e di tessuto culturale, storico, economico e identitario prezioso in un’Italia tanto ricca di biodiversità. Mi allerta al riguardo una recente esternazione del Commissario straordinario per la ricostruzione nel cratere sismico Marche, Abruzzo, Lazio e Umbria, Giovanni Legnini, soddisfatto per la proroga della sospensione dei mutui su abitazioni e impianti produttivi ancora inagibili, prevista dal recente ‘Decreto Sostegni’: “La decisione di sospendere anche per il 2022 le rate dei mutui sugli immobili danneggiati dal terremoto del Centro Italia è un sollievo per moltissimi cittadini ed imprenditori che ancora affrontano grandi difficoltà ad uscire dalla crisi innescata dal sisma di cinque anni fa, ed aggravata dalla pandemia. Mi auguro che nel ‘Decreto Milleproroghe’ che si dovrà convertire in legge possa trovare spazio la conferma delle altre misure necessarie, evidenziate nell’audizione in Parlamento, a partire dalla sospensione delle rate dei mutui contratti dai Comuni”.

Percepisco la usuale e certo indispensabile prorità alla disponibilità di risorse finanziarie, ma mi interrogo su quale sia lo stato dei lavori in tema di asporto e destino delle macerie, quali attori li gestiscano, l’effettività dei controlli; preoccupazione dettata da quanto mi raccontarono protagonisti di interventi post-sisma, dall’Ing. Marini VVFF che affiancò l’On. Zamberletti in Friuli all’Arch. Pera che operò in Irpinia, preoccupazione che crebbe nel tempo con l’esperienza diretta della Protezione Civile campana a Poggio Picenze dopo il sisma in Abruzzo e con quanto emergeva in Emilia dopo il sisma del 2012, quando condivisi con Mario Cucinella, in occasione dell’evento ‘Emiliani brava gente’ organizzato a Ferrara da Alessandra Vaccari e Raffaella Zadro, la preoccupazione circa la celerità dell’asporto notte tempo di macerie di villette nuove crollate a Carpi  tutte ‘attorcigliate’ nello stesso modo, che lasciava presagire massivo ricorso al ‘cemento povero’ di matrice criminale, presagio accompagnato dalle prime flebili testimonianza di Direttori dei Lavori di costruzione di tali immobili i quali, pur tempestivamente remunerati, erano stati ‘caldamente sconsigliati’ dall’effettuare qualsivoglia sopralluogo nei relativi cantieri.                                  La preoccupazione venne confermata da un articolo sull’Espresso di Giovanni Tizian già nel luglio 2013, in cui si faceva riferimento all’iniziativa della Procura di Modena che aveva escluso l’impresa Bianchini dagli appalti con un’interdittiva antimafia: scriveva il giornalista, da anni sotto scorta per l’impegno professionale contro la malavita organizzata “(..la Bianchini.. ha trasportato più di mille tonnellate di detriti nel dopo terremoto dell’Emilia. E’ protagonista del maxi appalto Expo 2015. Ora ci sono rapporti sospetti, i nomi dei dipendenti vicini alla ‘ndrangheta, le accuse di smaltimenti illegali di amianto nell’area del cratere sismico”.                                                                                  Analoghe situazioni sono via via emerse al centro di indagini, fino a quella del 2021, descritta da ‘La Nazione’ il 17/04/21: “L’incubo della ‘Ndrangheta: groviglio sospetto di rifiuti, appalti e favori. Contatti tra un tecnico del Genio Civile e un imprenditore ritenuto vicino alla cosca Gallace. Lerose (vicino a cosca Grande Aracri) voleva interrare scarti pericolosi…”

Esistono alternative al lasciar campo libero all’economia criminale anche nel settore delle macerie?                    L’Economia Circolare ci rimanda alla prassi consolidata da tempo in Germania, Olanda e Francia: trattare e riutilizzare nei cicli produttivi scarti edilizi e detriti di demolizioni.                                                                                         E qui torno all’angosciante esperienza di una Italia prima ‘culla’ e subito ‘cimitero’ di innovazione. In Italia il recupero dei materiali di cui parliamo iniziò 30 anni fa grazie a un imprenditore emiliano che da VicePresidente della Associazione Nazionale Cavatori spiegò ai suoi colleghi che investire in recupero e riciclaggio di macerie e detriti significava veder aumentare il valore delle cave da cui stavano estraendo materiali lapidei comunque ‘finiti’: parlo di Angelo Toschi, all’epoca per tale intervento anche seriamente minacciato, che si chiedeva “perché con una mano scavare ghiaia dal letto dei fiumi squilibrando il territorio e con l’altra creare discariche da riempire con detriti?”.

Prese avvio il ‘Progetto ROSE’ (Recupero omogeneizzato scarti edilizia) e nel ’97 nacque  Anpar (Associazione dei produttori di aggregati riciclati) che ottenne l’inclusione in legge dell’impiego nei sottofondi stradali e l’obbligo di utilizzo di un 30% di materiali riciclati nelle opere di costruzione, norma spesso elusa, ‘banalmente’ non richiamandola nei Capitolati di gara, nonostante il riconoscimento da parte del prestigioso Laboratorio delle Ferrovie dello Stato, che ammise il materiale alle procedure d’appalto per forniture di pubblico interesse.  Non era difficile intravedere dietro le ‘omissioni’ interessi di cavatori, funzionari compiacenti, fino all’arrivo della economia criminale, interessata anzitutto a mescolare ai detriti a discarica anche pannelli di amianto e altri inquinanti tossici: ’Tanto poi si macina e tutto si confonde’ e alla fine si constata che i cortili scolastici di due istituti di Mirandola e Concordia sul Secchia sono stati realizzati con materiali di recupero inquinati da amianto.

Questo quando, rispettando le leggi, i vantaggi del recupero macerie sono molteplici: si evita di scavare il letto dei fiumi riducendo i conseguenti danni ambientali e il consumo di territorio, si utilizzano materiali che diversamente andrebbero smaltiti, creando appositamente discariche per lo stoccaggio, si determinano risparmi economici per le aziende con i riciclati da macerie che si integrano nel calcestruzzo, si realizzano sottofondi stradali e ripristini ambientali.  Scrive Danila Longo in “Decostruzione e riuso: procedure e tecniche di valorizzazione dei residui”

Rammento che il ‘Progetto ROSE’ venne prescelto da UNIDO come fulcro impiantistico di ‘Centri Edili’ da insediare nelle tante aree del mondo devastate da eventi bellici, Centri che includevano attività di formazione per qualificare lavoratori locali su cui sviluppare nuova economia. Ecco perché chiedo, a chiunque sappia, di aggiornarmi su questo treno innovativo non giunto a destinazione in un paese in cui decine di luoghi e migliaia di persone ne abbisognerebbero.

 

di Walter Ganapini, membro onorario Comitato scientifico dell’Agenzia Europea dell’Ambiente

L’ultimo articolo di Ganapini “COP 26 Glasgow: principio di realtà, non ‘bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno?