Buono e Bio in Festa

Il 6 e 7 giugno all’Orto Botanico di Roma “Buono e Bio in Festa”

Il 6 e 7 giugno all’Orto Botanico di Roma “Buono e Bio in Festa”, la due giorni promossa dall’Assessorato all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei Rifiuti di Roma Capitale, FederBio, Slow Food Italia in collaborazione con Sapienza Università di Roma e Mountain Partnership-FAO. Talk, mercato, laboratori e attività aperte al pubblico porteranno al centro il cibo come tema capace di tenere insieme città e aree interne, politiche urbane, salute pubblica, agricoltura biologica, lavoro agricolo e futuro dei territori.

Una grande soddisfazione l’avvio di Buono e Bio in Festa. Quest’edizione sarà animata da una serie di appuntamenti per raccontare il grande lavoro svolto da questa Amministrazione rispetto alle politiche del Cibo, tra cui la redazione del piano del cibo per la Capitale. Abbiamo scelto anche di coinvolgere diverse città che stanno promuovendo strategie e politiche alimentari: vicino a Genova e Firenze ci saranno anche comuni più piccoli, come Alba, Varese e Melpignano, per interrogarci su quale deve essere il ruolo della Capitale sulle Politiche del cibo anche in relazione a migliaia di realtà più piccole, ma importanti custodi delle eccellenze enogastronomiche. Ringrazio FederBio e Slow Food che ci hanno aiutato ad allargare l’evento a nuovi protagonisti: dal Consiglio del Cibo, passando per ConfagriBio, dalla Rete italiana delle Politiche del Cibo, fino ad arrivare ad Anci con il Presidente della Commissione Agricoltura Guido Milana che ha da pochi mesi lanciato un tavolo nazionale su questi temi – dichiara Sabrina Alfonsi, Assessora all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei rifiuti di Roma Capitale.

Le città possono diventare alleate strategiche delle aree interne, sostenendo modelli alimentari più equi e sistemi produttivi radicati nei territori. Il biologico, nelle aree marginali ma anche nell’agricoltura urbana e periurbana, rappresenta l’unico modello agricolo realmente in grado di tenere insieme tutela degli ecosistemi, qualità del cibo, salute delle persone e opportunità economiche per le comunità locali. Buono e Bio in Festa nasce per portare questi temi nel dibattito pubblico, insieme alla giustizia nella filiera, al ruolo strategico degli agricoltori, all’educazione alimentare e al contributo fondamentale delle donne nella transizione agroecologica. Assieme a Slow Food Italia, Comune di Roma, FAO e Sapienza Università di Roma stiamo sviluppando un percorso condiviso, che negli anni ha rafforzato una visione comune sul futuro del cibo. In una fase complessa come quella attuale rafforzare le alleanze per il cambiamento verso la transizione ecologica è prioritario e urgente – aggiunge Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio.

 

Serve un cambiamento culturale, oltre che colturale: superare la prospettiva competitiva e riduzionista che ha sacrificato certe aree privilegiandone altre all’altare di una malintesa efficienza! Oggi è evidente che sono fragili le aree interne (collinari e montuose) che erano luoghi ‘del fare’ e sono state invece svuotate di significati e depauperate di servizi. Ma sono altresì fragili le grandi aree urbane che devono affrontare urgenti questioni ambientali, di salute pubblica, di emergenze sociali e anche di sicurezza alimentare. Solo superando l’approccio settoriale saremo in grado di incidere positivamente ripristinando un dialogo paritetico tra città e campagna non in una logica di servizio ma in una logica cooperativa: tutto questo si chiama politiche del cibo. Se c’è un lascito che racchiude tutti i lasciti del nostro fondatore Carlo Petrini, questa è la convinzione che il mondo lo si possa cambiare, proprio a partire dal cibo! –  commenta Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia.

Roma consuma suolo e importa cibo: i numeri di un legame da ricostruire

Roma produce sempre meno ciò che mangia. Solo un quarto del cibo consumato dai cittadini arriva dalle campagne laziali, mentre il resto viaggia da altre regioni (60%) o dall’estero (15%). A pesare su questo squilibrio è la drastica riduzione delle campagne romane: in sessant’anni, la cementificazione ha inghiottito quasi 61.000 ettari di aree naturali e agricole mentre altri 41.000 ettari sono usciti dal ciclo produttivo a causa dell’abbandono. Cifre che accendono i riflettori su un tema urgente: oggi riconnettere la città ai suoi territori fertili è una priorità strategica per l’ambiente, l’economia locale e la sicurezza alimentare.

Corresponsabilità territoriale e aree interne

Il legame tra città e campagna è al centro del dibattito, partendo dalla forte dipendenza alimentare di Roma, che registra un saldo commerciale agricolo passivo (465 milioni di euro di importazioni contro appena 25 milioni di export). Il Lazio, tuttavia, vanta l’11% dei terreni pubblici italiani, una risorsa chiave per ricostruire filiere locali. In questo contesto, le aree interne – che ospitano il 23% della popolazione e gran parte della biodiversità nazionale – sono cruciali ma soffrono di spopolamento. Per rilanciarle occorre investire su servizi ecosistemici e governance del cibo, valorizzando anche il ruolo cruciale delle donne, che guidano un’impresa agricola su quattro in questi territori.

Il cibo nelle politiche urbane e la ristorazione collettiva

Le food policy urbane regolano il modo in cui il cibo viene distribuito e consumato nelle città. La ristorazione scolastica e collettiva rappresenta la leva più concreta per le amministrazioni locali: tramite la domanda pubblica si può incidere sulla qualità dei pasti, sull’educazione alimentare e sul sostegno al biologico. Strumenti come i biodistretti e gli orti urbani favoriscono la partecipazione cittadina e la riconnessione con la produzione agricola, in linea con il percorso avviato dal Consiglio del Cibo di Roma Capitale.

Biologico, agroecologia e resilienza climatica

Il biologico e l’agroecologia ridefiniscono il rapporto tra agricoltura, ambiente e salute. In Italia il settore biologico conta oltre 97 mila operatori e 2,5 milioni di ettari coltivati. Il Lazio è all’avanguardia con il 23,4% di superficie agricola biologica, ormai vicino al target UE del 25% fissato per il 2030. L’agroecologia si rivela fondamentale per ridurre gli input esterni, tutelare l’agrobiodiversità e aumentare la resilienza dei sistemi alimentari di fronte al cambiamento climatico.

Giustizia economica e sociale nella filiera

Un sistema alimentare sostenibile non può prescindere dall’equità sociale ed economica lungo tutta la filiera. Attualmente il valore non è distribuito equamente: su 100 euro spesi per prodotti agricoli freschi, meno di 20 euro rimangono ai produttori come valore aggiunto, mentre il resto si disperde tra logistica, trasformazione e grande distribuzione. A ciò si aggiunge la piaga del lavoro nero e dello sfruttamento: si stimano ancora circa 200 mila lavoratori irregolari nel comparto agricolo italiano. Diventa quindi urgente garantire un giusto prezzo ai produttori e la tutela dei diritti dei lavoratori.

Buono e Bio in Festa: spazio aperto a tutti

Accanto al programma di incontri, Buono e Bio in Festa porterà all’Orto Botanico anche una dimensione esperienziale del rapporto tra cibo, territori e comunità. Il Villaggio del Bio di FederBio e il Mercato della Terra di Slow Food Lazio ospiteranno produttori, trasformatori, realtà della filiera biologica e artigianale, degustazioni, laboratori divulgativi, attività dedicate all’orticoltura urbana e iniziative per tutte le età.

Per bambini e famiglie, il Baby Bio Park proporrà percorsi educativi, laboratori, attività sulla stagionalità e incontri con agricoltori, allevatori, apicoltori, fornai e cuochi, affiancando al confronto pubblico momenti di partecipazione e scoperta.