Biologico terreni

Il biologico cresce in Italia e in Europa ma non è per tutti

I dati diffusi dal recente rapporto The World of Organic Agriculture 2026, presentato al Biofach dal FiBL – Istituto di ricerca sull’agricoltura biologica in collaborazione con IFOAM, delineano un quadro inequivocabile: il biologico non è più una nicchia ma una scelta consolidata per milioni di cittadini.

La spinta verso una dieta sana, libera da sostanze nocive e rispettosa dell’ambiente, ha portato le vendite in Europa a un nuovo massimo storico di circa 59 miliardi di euro. Nonostante le superfici coltivate nel continente restino stabili a 19,6 milioni di ettari, l’interesse dei consumatori continua a crescere in modo trasversale eppure non tutti hanno possibilità di acquistare cibo senza pesticidi ed è qui che bisogna intervenire.

L’Italia si conferma leader del settore biologico

In questo scenario il nostro Paese gioca un ruolo di primo piano, consolidando il suo primato europeo grazie a numeri che testimoniano l’eccellenza della filiera agricola italiana:

  • superficie Agricola Utilizzata (SAU): oltre il 20% del territorio italiano è già convertito al biologico;
  • operatori attivi: con 87.042 operatori, l’Italia detiene il numero più alto in Europa, a dimostrazione di un tessuto produttivo dinamico e orientato alla sostenibilità.

Il nodo dei costi: una scelta ancora per pochi?

Sebbene l’aumento dei consumi e l’ampliamento dell’offerta stiano portando a una progressiva diminuzione dei prezzi, il biologico rimane spesso una prerogativa di chi dispone di un alto potere d’acquisto. Proprio su questo punto critico si è pronunciato l’AiCS – Associazione Italiana Cultura Sport, tra i principali enti di promozione sportiva e sociale in Italia, lanciando un appello alle istituzioni nazionali ed europee affinché il cibo sano diventi un diritto accessibile a tutti, integrandosi stabilmente nelle politiche di salute, welfare e sostenibilità.

Legare la possibilità di nutrirsi in modo sano alla capacità di spesa non è socialmente accettabile – dichiara Andrea Nesi, responsabile nazionale del Settore Ambiente AiCS -. Il biologico non può essere un privilegio. Deve diventare una scelta possibile per tutti, soprattutto per le fasce più fragili della popolazione. Tenendo conto che la scelta del biologico aiuta anche l’ambiente.

 

Il biologico è molto più di una scelta individuale: è un investimento collettivo sulla salute delle persone, sulla tutela dell’ambiente e sulla qualità dei territori – afferma Bruno Molea, presidente di AiCS -. Se vogliamo davvero promuovere stili di vita sani e prevenire le malattie legate a un’alimentazione scorretta, dobbiamo smettere di considerare il cibo sano come un bene di lusso. Serve un impegno politico forte e coerente, capace di trasformare una tendenza di mercato in un diritto sociale.

Tra le misure prioritarie indicate dall’associazione troviamo:

  • incentivi all’acquisto di prodotti biologici destinati alle famiglie a basso reddito;
  • riduzione dell’IVA sui prodotti certificati;
  • rafforzamento dei sostegni economici agli agricoltori che scelgono la conversione al biologico;
  • programmi diffusi di educazione alimentare nelle scuole e nei territori;
  • introduzione di quote minime obbligatorie di prodotti biologici nelle mense pubbliche.

L’obiettivo è chiaro: trasformare il biologico da scelta individuale legata al portafoglio a pilastro di un sistema di benessere collettivo, capace di tutelare contemporaneamente la salute dei cittadini e la biodiversità del suolo.