Il clima sta cambiando. Il cibo e l’agricoltura anche. Il CAR aderisce alle celebrazioni

Uno dei maggiori problemi legati al cambiamento climatico è la sicurezza alimentare. I più poveri al mondo – molti dei quali sono contadini, pescatori e pastori – sono stati i più duramente colpiti dall’aumento delle temperature e dalla maggiore frequenza di disastri legati al clima.

Allo stesso tempo, la popolazione mondiale è in costante crescita e si prevede raggiungerà i 9,6 miliardi per il 2050. Per soddisfare tale pesante richiesta, i sistemi agricoli e alimentari dovranno adattarsi agli effetti negativi del cambiamento climatico e diventare più resistenti, produttivi e sostenibili. Questo è l’unico modo con cui possiamo garantire il benessere degli ecosistemi e della popolazione rurale e ridurre le emissioni.

Coltivare in modo sostenibile significa adottare pratiche che fanno produrre di più con meno, utilizzando le risorse naturali con saggezza. Significa anche ridurre le perdite di cibo prima del prodotto finale o della fase di vendita al dettaglio attraverso una serie di iniziative tra cui il miglioramento dei raccolti, dello stoccaggio, dell’imballaggio, del trasporto, delle infrastrutture, dei meccanismi di mercato, ed anche del contesto istituzionale e giuridico.

Ecco perché il messaggio per la Giornata mondiale dell’alimentazione 2016 è “Il clima sta cambiando. Il cibo e l’agricoltura anche”.

La giornata sarà celebrata proprio a ridosso della prossima Conferenza sul Cambiamento Climatico delle Nazioni Unite (COP 22), che si terrà a Marrakech, in Marocco, dal 7 al 18 novembre 2016.

A Roma il Centro Agroalimentare (CAR), con il Patrocinio del Consiglio Regionale del Lazio prende parte alle celebrazioni con una giornata di apertura straordinaria della propria struttura dedicata alle Scuole ed Istituti del Lazio, in programma venerdì 14 ottobre 2016.

La FAO fa appello ai paesi affinché affrontino l’alimentazione e l’agricoltura nei loro piani d’azione sul clima e investano di più nello sviluppo rurale.

Rafforzando la capacità di ripresa dei piccoli agricoltori, possiamo garantire la sicurezza alimentare per la popolazione con sempre maggiori problemi di fame ed anche ridurre le emissioni.