Il diritto dei cittadini a conformare gli insediamenti di Adriano Paolella

Per i Lunedì d’autore “Il diritto dei cittadini a conformare gli insediamenti” di Adriano Paolella, Responsabile scientifico progetto “Disponibile” CittadinanzAttiva

Dalla Conferenza di Rio, e connessa Agenda 21, in poi molti programmi internazionali richiedono più o meno esplicitamente la consultazione degli abitanti nella progettazione e gestione degli insediamenti.
In tale maniera si tende a ricomporre quella anomala frattura, consolidatasi nella società industrializzata, tra l’esperto depositario di tecniche e capacità operative e gli abitanti che da lui passivamente attendono l’interpretazione e la soluzione dei propri problemi.
La frattura ha generato le stecche e le torri delle periferie post-belliche e i contemporanei grattacieli, meno rigorosi e più accattivanti rispetto alle precedenti soluzioni ma altrettanto lontani dalle esigenze e dai desideri dei cittadini.
La grande evoluzione culturale in corso considera il cittadino un interlocutore da ascoltare e non da controllare, regolare, educare, e così facendo riconosce quanto da tempo è praticato da una cultura progettuale parallela a quella dominante nella quale gli esperti rifiutano la “delega in bianco” che interessi, norme ed abitudini consolidate conferiscono loro.
Questa evoluzione epocale, che riconosce la parola ai cittadini in un tema, quale quello della conformazione degli insediamenti, reso loro a lungo inaccessibile, richiede però molta attenzione da parte di tutti.
La tendenza in atto è, infatti, quella di convogliare i contributi degli abitanti all’interno di procedure formalizzate; ciò se da un lato consente la partecipazione, dall’altro impedisce la completa utilizzazione delle potenzialità della partecipazione. Infatti la capacità critica e creativa degli abitanti si esprime con contenuti e in modi non sempre coerenti con le procedure e l’applicazione di queste ultime rischia di marginalizzare l’attivazione dei cittadini adattandone i contributi a modelli formalmente ineccepibili ma culturalmente e socialmente uniformati.
Tale uniformazione non aiuta a fare emergere quei caratteri distintivi delle culture locali, dei luoghi, delle diverse comunità e anche dei singoli individui, che sono alla base degli insediamenti sostenibili, e subordina l’azione dei cittadini all’interpretazione progettuale degli esperti. Il diritto dei cittadini a conformare gli spazi della propria esistenza trova radici nella natura dell’uomo e nella sua stessa storia e non può essere delegato né tantomeno ingabbiato in procedure.

È un diritto, sostenuto anche dall’art. 118 della Costituzione e dall’art.24 del “Decreto Sblocca Italia”, che si manifesta nella partecipazione alle scelte ma anche nell’azione svolta direttamente, quando essa sia motivata dal perseguimento di interessi comuni.
In particolare nell’azione di riduzione degli sprechi, fondamentale per riequilibrare l’ecosistema planetario, gli individui e le comunità, con la loro precipua capacità al riuso, possono essere strumento primario per la pratica di un nuovo modello insediativo.

In una ricognizione attuata da Cittadinanzattiva, con il progetto “Disponibile!” nell’ambito della Campagna “SpreKO”, sul riuso degli edifici abbandonati da parte delle comunità risulta evidente come l’autorganizzazione di cittadini permette non solo di recuperare, con minimo impegno energetico ed economico, a funzioni pubbliche estese parti abbandonate di città ma anche di ricomporre quel tessuto sociale che è alla base della qualità insediativa.
Lontani dalle logiche di profitto e dalla demagogia formale, vicino alle esigenze e ai desideri dei cittadini si compongono quegli spazi dimensionati per gli individui e le loro relazioni.