Gelato

Il gelato confezionato italiano verso la svolta green: i dati dello studio IGI

La filiera del gelato confezionato in Italia, rappresentata per il 90% dall’Istituto del Gelato Italiano (IGI), è protagonista di una profonda transizione ecologica. Lo studio sulle performance ambientali condotto da Ergo S.r.l. (spin-off della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa) rivela un comparto dinamico e orientato alla sostenibilità lungo tutto il ciclo di vita del prodotto.

Dall’analisi basata sulla metodologia Life Cycle Thinking, emergono risultati significativi su tre fronti chiave:

  • Materie Prime Certificate: il 70% del latte è di origine italiana, il 98,5% del cacao è certificato sostenibile e il 100% dell’olio di palma (dove utilizzato) risponde allo standard RSPO;
  • Packaging Eco-progettato: la quasi totalità degli imballaggi è riciclabile. Il 72% è composto da carta (di cui oltre il 53% riciclata), frutto di una massiccia conversione dalla plastica alla carta anche per prodotti tecnicamente complessi;
  • Energia Pulita: quasi il 50% dell’elettricità utilizzata proviene da fonti rinnovabili (GO o fotovoltaico), supportata dall’uso di impianti di cogenerazione ad alta efficienza per ridurre gli sprechi termici.

Oggi la qualità non si misura più solo con il gusto – commenta il presidente IGI, Michelangelo Giampietro – si misura con i dati, la trasparenza e la capacità di innovare i processi produttivi. Se un tempo la nostra missione si esauriva nella cura per le caratteristiche organolettiche e per la sicurezza alimentare, oggi il valore di un gelato confezionato si misura anche attraverso la sua impronta sul pianeta e il valore generato per la comunità. Questo Report non è un traguardo – sottolinea – ma una bussola, un bilancio trasparente, basato su dati aggregati che testimoniano l’evoluzione delle nostre aziende. È il racconto di una passione che si rinnova – conclude Giampietro – continueremo a lavorare affinché ogni porzione degli oltre 3 miliardi di gelati venduti in Italia sia non solo un momento di gioia per il palato, ma anche un gesto di rispetto per il pianeta.

Gelato italiano: sfide e obiettivi futuri

Il settore punta ora alla decarbonizzazione e all’economia circolare attraverso:

  • innovazione di prodotto: test su formulazioni vegetali che possono ridurre l’impronta climatica fino al 20%;
  • ecodesign: ulteriore qualificazione dei fornitori e recupero dei sottoprodotti alimentari per mangimi o biogas;
  • coinvolgimento del consumatore: uso di etichette digitali e QR code per promuovere smaltimenti corretti e scelte d’acquisto consapevoli.

La filiera del gelato italiano non si limita a gestire il fine vita dei prodotti, ma integra la sostenibilità “a monte”, trasformando le sfide climatiche in pratiche industriali misurabili e certificate.

I numeri del gelato confezionato in Italia e all’estero

La produzione di gelati confezionati in Italia nel 2024 ha riguardato un volume di 198.284 tonnellate per un valore di circa 2 miliardi di euro con un consumo pro-capite di circa 2 kg (Dati UNIONE ITALIANA FOOD – revisione 2025). Nel periodo gennaio-settembre 2025 le vendite nel nostro Paese si sono attestate a circa 3 miliardi di porzioni* (*Dati UNIONE ITALIANA FOOD e NielsenIQ- Totale Italia + Discount).

La rilevanza economica del comparto nel nostro Paese cresce notevolmente se si considera anche la capillare rete di distribuzione del gelato confezionato, non solo attraverso gli alimentari e la GDO per il consumo in casa, ma anche attraverso gli oltre centomila bar.
La produzione nazionale di gelati industriali è seconda in Europa per valore, dopo la Francia, e al terzo posto in volume, dopo Germania e Francia, confermando, anche per questo segmento, la proverbiale eccellenza del Made in Italy (dati EUROSTAT, nel 2024).

In dipendenza delle caratteristiche del prodotto, oltre che dalla configurazione del mercato globale, governato da abitudini alimentari diverse a differenti latitudini, l’export del comparto ha raggiunto nel 2024 un volume di 95.348 tonnellate per un valore di 388 milioni di euro (Elaborazioni UNIONE ITALIANA FOOD su dati ISTAT).