Papa Francesco

Il pontificato di Bergoglio: una guida ‘spirituale’ per l’ambientalismo e l’economia benefit

Dalla periferia del mondo al centro del pianeta, in nome della sua salvaguardia. Qualche anno fa ho incontrato Papa Francesco, insieme a mio figlio Tommaso: era una caldissima mattina di maggio.
Ricordo i primi secondi in cui una grande emozione mi tolse la parola ma il suo sguardo e sorriso subito mi rassicurarono mostrando un uomo umile e autorevole al contempo, attento alle piccole cose come alle grandi questioni, sempre pronto all’ascolto con la capacità innata di dare una speranza a tutti.

È stato anche lui a ‘ispirare’ la scelta del nome di mia figlia Gaia, simbolo di gioia e paladina della Terra. Un leader globale, come pochi in passato e nel presente. Ha saputo introdurre un nuovo modello: l’ecologia integrale. Riconoscendo le connessioni tra l’ambiente, l’economia, la cultura e la spiritualità.

Papa Francesco: l’ambientalismo al centro del messaggio cristiano

Bergoglio è riuscito a segnare una svolta non solo nella Chiesa cattolica, ma anche nel modo in cui la religione affronta le sfide più urgenti, come quella del clima. Ha portato l’ambientalismo al centro del messaggio cristiano contemporaneo trasformando la sostenibilità in un valore universale.

Il punto di svolta è avvenuto nel 2015 con la pubblicazione dell’enciclica Laudato si’, un documento rivoluzionario in cui affronta il tema della cura della casa comune, ossia il nostro pianeta. Ispirato al Cantico delle creature di San Francesco d’Assisi (da cui prese il nome proprio per il suo legame con la povertà, la pace e la natura) ci richiama a una responsabilità condivisa.

Nel testo il pontefice denuncia il degrado ambientale, le conseguenze nefaste dei cambiamenti climatici, la cultura dello scarto e le disuguaglianze.
Ripeteva sempre che la crisi ecologica è legata a quella sociale: chi paga il prezzo più alto dell’inquinamento e dei disastri naturali sono i più poveri, i rifugiati, i migranti. Ed è proprio per questo che sottolineava come i Paesi sviluppati dovessero necessariamente contribuire a risolvere il debito ecologico limitando in modo importante (per poi azzerare) il consumo di energia non rinnovabile e apportando risorse agli Stati più bisognosi e promuovere politiche e programmi di sviluppo sostenibile.

Un leader globale anche nell’attuazione di un’economia rigenerativa

Ma Papa Francesco non si è limitato ai testi dottrinali: ha partecipato attivamente ai dibattiti internazionali, sostenendo gli accordi di Parigi e sollecitando i leader mondiali ad azioni concrete. Ha incoraggiato cattolici e laici ad adottare uno stile di vita sobrio, solidale e rispettoso dell’ambiente, rendendosi lui stesso protagonista del cambiamento.

Nella sua azione quotidiana, l’economia ha rivestito un ruolo prioritario: d’altra parte la Bibbia e il Vangelo ne parlano spesso.
E in coerenza con uno dei suoi principi ispiratori, ‘attivare processi e non occupare spazi’, riteneva fondamentale un capitalismo ‘rigenerativo’ e diverso rispetto a quello ancora imperante. Riconciliato con la terra, il lavoro, i poveri. Pensando che i giovani potessero essere tra i motori di sviluppo di un nuovo paradigma di mercato.

In questo scenario e percorso, direi una delle eredità più importanti che ci ha lasciato, dovremmo sempre più sviluppare un’economia che crei impatti positivi, non solo in termini ambientali, e si ponga come obiettivo non solo il profitto di pochi ma benefici per il territorio e la comunità in cui opera.

L’urgente bisogno di pace in un’era di sfide globali

Stiamo vivendo certamente un passaggio epocale, rappresentato da altissime tensioni geopolitiche e dove la pace è messa in seria discussione dai potenti del mondo pur essendo condizione necessaria per la libertà e la democrazia.

Assistiamo ad una ‘fatica da sostenibilità’, e sarà per questo cruciale mantenere ferma la visione (e l’azione) di politiche sistemiche (e non di tipo lineare) capaci di meglio cogliere l’intersezionalità dei problemi ambientali, sociali e di governance.

Oggi più che mai è il momento che i diversi portatori d’interessi (imprese, istituzioni, enti locali, società civile) aumentino il loro impegno per creare ‘valore condiviso’, e non solo in termini economici, sull’intera collettività: ne hanno la responsabilità sociale.
Con l’augurio che l’imminente Conclave voglia scegliere un successore che prosegua il percorso iniziato.
Caro Donald, l’abito non fa il monaco…