Il riuso ispira l’Arte, di Valentina Dell’Aira, Mareamico

Il Palazzo Reale di Caserta, voluto da Carlo di Borbone e progettato dal genio del Vanvitelli che ne fece la residenza reale più grande al mondo, é brillantemente incluso insieme all’Acquedotto Car-olino ed a San Leucio, nel patrimonio Unesco. Il Parco Reale, ricalca l’austera ed imponente struttura delle residenze europee, armonizzando esponenzialmente la grande tradizione dei giardini rinascimentali. Le piantagioni arboree furono messe a dimora nel Parco nel lontano 1753 e già allora venne programmata la loro irrigazione e l’alimentazione delle variegate fontane e cascate che lo adornano, attraverso le sorgenti del Monte Taburno. La teatralità scenica della disposizione del verde, costituita da lecci e carpini, grazie anche alla visionaria creatività del giardiniere inglese John Andrew Graefer, che volle creare, su desiderio di Maria Carolina, moglie del sovrano Ferdinando IV, il primo giardino di paesaggio italiano, pian piano incluse laghetti, colline e specie botaniche provenienti da ogni dove.

L’arte e l’estetica convivono ancor oggi amabilmente con allori, aranciere, orti e camelie japoniche che accompagnano delicatamente le sculture della collezione Farnese, ponendo il patrimonio verde del parco al centro degli studi botanici più alti. I tronchi ed i materiali derivati dalla manutenzione degli alberi della Residenza, hanno ispirato “La Creazione Contemporanea & Museo Verde Wooden Renaissance, a site-specific growth”, un con-corso internazionale che selezionerà attraverso un bando indetto dall’Istituto Museale, tre progetti d’arte, in completa sincronia con il focus green dell’Agenda 2030. Questo iter innovativo e speri-mentale si incastona nel progetto più ampio, già iniziato con Terrae Motus, tendente a promuovere lo spazio architettonico facendolo rivivere in una nuova luce inclusiva, in cui il genio artistico promuove lo spazio materiale, arricchendolo delle variegate modulazioni delle suggestioni del mondo naturale. Un progetto magistrale che si espande da un sito fra i più evocativi della storia del Mezzogiorno, per sinergizzare i principi cardine che dovrebbero ispirare ogni iniziativa pubblica, in cui, come ci insegna Benedetto Croce, la tutela del paesaggio, il patrimonio storico e quello artistico comunichino fra di essi in un’interconnessione virtuosa volta alla promozione della Cultura, fonte inalienabile di sviluppo e di dignità umana , ispiratrice di un welfare sociale imprescindibile per un sano Stato di Diritto.

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