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Il TAR del Piemonte decretato la chiusura della caccia a quattro specie

Il TAR decreta la sospensione della caccia in Piemonte ad alcune specie selvatiche: la pernice bianca, il fagiano di monte, la coturnice e la moretta. Il ricorso è stato presentato da tre associazioni ambientaliste e animaliste: OIPA – Organizzazione Internazionale Protezione Animali, LeAL – Lega Antivivisezionista e la Federazione Nazionale Pro Natura. Questa decisione rappresenta un’importante vittoria per la tutela della fauna selvatica e solleva questioni sul rispetto delle normative nazionali in tema di gestione della caccia.

Le associazioni ricorrenti hanno fondato la loro istanza sulla mancanza, nella Regione Piemonte, di un Piano Faunistico Venatorio Regionale. Questo documento, reso obbligatorio dalla legge nazionale sulla caccia (L. 157/1992), è essenziale per garantire una gestione sostenibile e regolata dell’attività venatoria. Il piano serve infatti a valutare le popolazioni di fauna selvatica, individuare le aree cacciabili e definire le specie su cui l’attività venatoria può essere esercitata in modo da evitare impatti negativi sulle specie a rischio.

La Regione Piemonte invece non ha voluto tenere conto delle indicazioni che provengono dal mondo scientifico – affermano gli ambientalisti – adducendo giustificazioni superficiali e basate su dati vecchi e ampiamente superati”. Ricordiamo che i cambiamenti climatici hanno causato profonde modificazioni nell’ambiente alpino, dove vive la maggior parte delle specie sottratte all’esercizio venatorio, e il loro effetto è risultato particolarmente drammatico proprio in questi ultimi anni.

Caccia in Piemonte, no all’abbattimento delle specie a rischio

La pernice bianca, il fagiano di monte, la coturnice e la moretta sono specie che l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) riconosce come particolarmente vulnerabili e a rischio di estinzione. L’ISPRA, massimo ente scientifico nazionale che opera sotto il Ministero per l’Ambiente, aveva già suggerito di escludere queste specie dalle attività venatorie o, in alternativa, di adottare misure molto restrittive per proteggere le loro popolazioni, ormai drasticamente ridotte.

L’ISPRA aveva evidenziato come l’impatto della caccia, associato ad altri fattori come il cambiamento climatico e la perdita di habitat, potesse compromettere seriamente la sopravvivenza di queste specie. La decisione del TAR (che entrerà nel merito del contenzioso il prossimo 6 novembre) di bloccare la caccia a queste specie può quindi essere vista come un intervento cautelativo e di rispetto delle indicazioni scientifiche fornite dall’ISPRA.

Ci pare comunque veramente incredibile – concludono gli ambientalisti – che il mondo venatorio si sia scagliato con forza e violenza contro una decisione che è del tutto logica. Non stiamo parlando di cinghiali oi di fagiani, ma di specie diventate rarissime e il cui numero in Regione oscilla, nei casi più favorevoli, intorno ad alcune centinaia.