La crisi climatica sta ridisegnando la mappa della biodiversità, colpendo duramente gli insetti e gli invertebrati che custodiscono l’equilibrio dei nostri ecosistemi e favorendo, al contrario, la proliferazione di poche specie dannose o aliene, pericolose per la salute umana e la sicurezza alimentare. È questo il fulcro del nuovo report pubblicato dal WWF Italia, intitolato “Insetti e persone: chi vince e chi perde nel clima che cambia?”.
Il documento analizza come l’aumento delle temperature medie, le anomalie di umidità e precipitazioni e la maggiore frequenza di eventi meteo estremi stiano agendo da moltiplicatori della pressione antropica (provocata dall’uomo), come la frammentazione degli habitat. Il risultato è uno squilibrio profondo tra specie “vincenti” e “perdenti”, con pesanti ripercussioni sulla nostra quotidianità. Su questo tema il WWF Italia ha recentemente lanciato la petizione “Difendi gli Impollinatori”.
Chi perde di più tra gli insetti
Tra le specie più penalizzate spiccano gli impollinatori, da cui dipendono il 90% delle piante da fiore selvatiche e il 75% delle colture agricole mondiali. In Europa, la crisi climatica e le attività umane minacciano direttamente di estinzione il 10% delle specie di apoidei (le api selvatiche) e il 28% dei lepidotteri (le farfalle). Proprio per contrastare questo trend, il WWF Italia ha recentemente lanciato la petizione “Difendi gli Impollinatori”.
Un declino altrettanto invisibile quanto grave colpisce gli invertebrati d’acqua dolce. La riduzione di questi organismi compromette la capacità naturale dei fiumi di autodepurarsi e di processare la materia organica, degradando la qualità della risorsa idrica necessaria per i consumi umani e per l’irrigazione agricola.
Chi vince: parassiti delle foreste, specie aliene e vettori di malattie
Mentre gli insetti utili arretrano, le condizioni climatiche attuali offrono terreno fertile a specie nocive. È il caso di fitofagi (insetti che si nutrono di piante) come il bostrico tipografo, una specie autoctona che sta devastando le foreste del Nord Italia, o di specie aliene invasive altamente polifaghe (che attaccano molteplici varietà di colture), come il coleottero giapponese e la cimice asiatica, responsabili di ingenti danni all’agricoltura.
Inoltre, gli inverni più miti e le stagioni calde più lunghe agevolano la diffusione di insetti vettori di malattie, in particolare zecche e zanzare. L’espansione del loro raggio d’azione rappresenta una minaccia diretta per la salute pubblica, tanto che la ricerca scientifica sta già elaborando proiezioni mediche basate sui diversi scenari di abbattimento delle emissioni globali.
Le quattro mosse del WWF per invertire la rotta
Secondo il WWF Italia la situazione è grave ma non irreversibile. Per fermare gli impatti della crisi climatica sul mondo degli invertebrati, l’associazione propone quattro linee d’azione prioritarie:
Mitigazione come prevenzione: tagliare drasticamente le emissioni derivanti dai combustibili fossili per contenere il riscaldamento globale entro la soglia critica di +1,5°C, scongiurando gli scenari peggiori di proliferazione dei parassiti.
Attuazione delle normative europee: rispondere con urgenza agli obiettivi della Nature Restoration Law e della Strategia UE sulla Biodiversità 2030, promuovendo il ripristino degli habitat degradati, la rimozione delle barriere fluviali e l’applicazione della Direttiva Acque.
Transizione agroecologica: ridurre l’uso dei pesticidi sintetici a favore della lotta integrata e del controllo biologico naturale. Ricostruire inoltre la complessità del paesaggio agrario (tramite siepi e aree incolte) per offrire rifugio a impollinatori e predatori naturali dei parassiti.
Adozione dell’approccio one health: una strategia interdisciplinare che considera la salute umana, animale e ambientale strettamente interconnesse. La gestione dei vettori di malattie deve puntare sul monitoraggio e sulla prevenzione per evitare l’abuso di insetticidi, che genera pericolose resistenze chimiche nei parassiti.
Per raggiungere questi traguardi, il WWF sottolinea l’importanza di avviare collaborazioni territoriali concrete, sul modello di quanto necessario in Trentino-Alto Adige e nel Nord Italia per il contrasto al bostrico. Risolvere la crisi climatica e la perdita di biodiversità richiede un investimento nell’educazione dei decisori politici, delle attività produttive e della società civile, stimolando una partecipazione informata e uno sforzo congiunto a livello locale, nazionale e internazionale.






