Intervista a Marco Cappato, Associazione Luca Coscioni, di Massimiliano Pontillo, Direttore Eco in città

Marco Cappato è un politico e attivista italiano. E’ stato esponente dei Radicali ed ex Presidente del partito. Nella Lista Bonino è stato Deputato europeo. A Milano ha ricoperto la carica di Consigliere comunale. Attualmente è anche il Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni. Quest’anno, in occasione della Giornata della Terra, ha lanciato un’iniziativa civica europea contro il global warming.

L’INTERVISTA

1) La politica italiana pare ancora “frenata” rispetto ai temi ambientali e all’Agenda 2030. Qual’è il Suo pensiero?

In Italia la democrazia funziona poco e male, di conseguenza la politica italiana è assorbita dalla difesa degli interessi particolari, cioè dalle corporazioni organizzate, mentre la difesa dell’ambiente passa in secondo piano perché rientra nell’interesse generale, quello che soltanto una democrazia compiuta è in grado di difendere.

2) Il clima è “caldo”, ma tutto sommato per il decisore pubblico esistono altre urgenze a più breve scadenza. E’ così?

Il ciclo elettorale è a brevissima scadenza, in Italia. Si vota ogni pochi mesi, o qualsiasi elezione regionale o amministrativa assume valore di resa dei conti tra i partiti nazionali. In queste condizioni è impossibile impostare politiche di lungo periodo. Sarebbe necessario integrare le assemblee elettive con assemblee di cittadini estratti a sorte, che non abbiano l’obiettivo di raccogliere il consenso per farsi eleggere ma di elaborare e selezionare le migliori proposte.

3) Un paio di proposte green che farebbe all’attuale Governo?

Una sola: rivoluzione fiscale ecologica. Bisogna spostare il carico fiscale dal lavoro al consumo delle risorse ambientali scarse, senza aumentare la pressione fiscale complessiva. In assenza di questa riforma complessiva, le azioni di incentivi a pioggia rischiano solo di provocare distorsioni del mercato senza reali effetti sull’ambiente.

4) Il Movimento dei giovani può accelerare il percorso di uno sviluppo più sostenibile?

Le piazze piene di giovani che manifestano per il pianeta sono stati uno dei fatti più positivi del 2019. Il problema è che non hanno fatto in tempo a tradursi in riforme concrete prima di essere neutralizzate dal lockdown. Ora è fondamentale che ripartano, che facciano proposte politiche, per diventare efficaci.

5) Quando è nata l’idea di una petizione contro il “global warming”?

27 premi nobel hanno spiegato che il modo migliore per ridurre le emissioni di C02 è quello di farle pagare a un prezzo adeguato. La comunità scientifica è prevalentemente d’accordo, ma i politici nazionali hanno paura di essere accusati di voler alzare le tasse. Così abbiamo pensato all’Iniziativa dei Cittadini Europei per chiedere un carbon pricing a livello europeo e usare le risorse per il risparmio energetico, le fonti rinnovabili e l’abbassamento della tassazione sui redditi più bassi. Serve una spinta europea dal basso per superare le paure di vertice dei governi nazionali. Servono un milione di firme su www.stopglobalwarming.eu

6) Cosa ci dice sulla carbon tax?

La proposta che si firma su www.stopglobalwarming.eu prevede un prezzo di 50 euro per tonnellata di CO2 nel 2020 per arrivare a 100 euro nel 2025. Sarebbe un enorme incentivo alla transizione ecologica dei processi produttivi e dei modelli di consumo.

7) Quanto è importante oggi investire sull’eco-innovazione tecnologica?

La ricerca scientifica e l’innovazione in campo ambientale sono determinanti, ma servono soldi. E’ inutile affidarsi solo al buon cuore degli operatori economici, o ai risultati di un cambiamento culturale. Non c’è più il tempo. Bisogna rendere gli investimenti ecologici convenienti attraverso la tassazione ambientale.

8) Covid-19: che idea si è fatto rispetto ad alcune importanti ricerche che lo indicano come “figlio” di una crisi ecologica globale?

Per individuare vere e proprie correlazioni dirette tra crisi ecologica e coronavirus servono prove scientifiche precise, dunque sarei prudente. Certamente è vero che il coronavirus ci ha detto molto sulla fragilità dei nostri sistemi economici, sui modelli di consumo e, soprattutto, sull’impreparazione della classe dirigente mondiale nell’investire sulla prevenzione e sul lungo termine.

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