Intervista a Roberto Morabito, Direttore Dipartimento Sostenibilità ENEA, di Massimiliano Pontillo, Direttore Eco in città

Roberto Morabito è Dottore di Ricerca in Chimica e Direttore del Dipartimento Sostenibilità dei Sistemi Produttivi e Territoriali dell’ENEA. Nel corso degli anni è stato partner e/o coordinatore di decine di progetti di ricerca, nazionali ed internazionali, nel campo della Chimica e delle Tecnologie Ambientali, docente a contratto in diverse università, membro di comitati di esperti nazionali e internazionali e di referee panel di riviste scientifiche. Autore o co-autore di oltre 150 pubblicazioni scientifiche e 140 comunicazioni a Convegni. Dal 2012 ha curato la pubblicazione del libro Sostenibilità dei sistemi produttivi e degli Speciali ENEA “Verso la green economy” e “Sviluppo dell’Eco-innovazione in Italia”, e, insieme a Edo Ronchi, dei Rapporti Green Economy 2012, 2013 e 2014. E’ stato membro del Consiglio Nazionale della Green Economy in qualità di Coordinatore di Gruppi di Lavoro su Eco-innovazione ed Economia Circolare ed è Presidente della Piattaforma italiana di “stakeholders” dell’Economia Circolare (ICESP).

L’INTERVISTA

1) Enea è nata verso la metà del secolo scorso: quali sono, oggi, i suoi punti di forza?

La storia dell’ENEA inizia nel 1952 con la creazione del Comitato Nazionale per le Ricerche Nucleari – CNRN, poi trasformato in Comitato nazionale per l’energia nucleare nel 1960. Nei primi anni ‘80 il CNEN diventa ENEA, affiancando alle ricerche in campo nucleare quelle sulle energie rinnovabili e, in particolare dopo Chernobyl, quelle sull’ambiente e sulle tecnologie innovative anche nei settori non energetici.
Oggi i punti di forza di ENEA sono, da un lato, il suo tradizionale approccio integrato e sistemico per la gestione di sfide tecnologiche e scientifiche complesse, con importanti ricadute sociali come nel 1952 era la sfida “Atoms for Peace” e come oggi è la transizione verso lo sviluppo sostenibile. Dall’altro, la disponibilità di impianti tecnologici, anche su scala industriale, e piattaforme scientifiche di ricerca all’avanguardia, presenti su 11 centri di ricerca distribuiti sul territorio nazionale, in grado di rispondere anche alle esigenze del sistema produttivo più innovativo.
Queste competenze ed unicità permettono, inoltre, all’ENEA di supportare la PA nazionale e locale sia nella elaborazione delle strategie di sviluppo, da quelle energetiche e per il clima a quelle per la tutela del capitale naturale e dei servizi ecosistemici, che nell’implementazione delle politiche regionali, nazionali ed europee. Non a caso l’ENEA è l’Ente di ricerca italiano che per primo ha avuto assegnata, più di dieci anni fa, la mission del supporto alla transizione verso lo sviluppo economico sostenibile.
Nel 2015, la nuova organizzazione Dipartimentale con l’istituzione del Dipartimento Sostenibilità dei Sistemi Produttivi e Territoriali ha portato l’Agenzia ad affrontare in maniera strutturata le principali tematiche trasversali, connesse alla mission sviluppo economico sostenibile quali l’economia circolare, la bioeconomia, l’economia blu, l’agroindustria, il turismo sostenibile, le città sostenibili, i nuovi materiali, i processi e gli approcci per una edilizia ed una industria sostenibile, la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici, la salvaguardia e la valorizzazione del territorio e la protezione della salute dei cittadini.
Tutti temi prioritari a livello nazionale ed internazionale che, nel loro complesso, mirano a favorire una transizione verso una società decarbonizzata e basata su nuovi modelli economici in grado di promuovere un uso efficiente delle risorse e di ridurre gli impatti dei cambiamenti climatici.

2) Il sistema produttivo italiano è impegnato nel percorso dettato dall’Agenda 2030: le imprese investono in ricerca?

Il 25 settembre 2015 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. L’Agenda è piano di azione globale per il conseguimento di una trasformazione sostenibile della società, dell’economia e dell’ambiente, articolato in 17 obiettivi (SDGs), declinati in 169 target specifici, universali e interconnessi. Tra questi l’obiettivo 9 “impresa innovazione e infrastrutture” prevede il rafforzamento della ricerca scientifica e delle competenze tecniche tramite l’aumento degli investimenti pubblici e privati in R&S e del numero di lavoratori in attività di R&S.
La transizione verso la sostenibilità, infatti, è una sfida complessa la cui gestione ha bisogno di investimenti addizionali per le attività di ricerca e sviluppo, per la promozione dei processi innovativi, per la gestione della fase di transizione a livello sociale.
Il livello di investimenti in ricerca e sviluppo in Italia, sia nel settore privato che in quello pubblico, è però ancora inferiore a quello degli altri Paesi dell’UE. Nel 2018 l’Italia registra un’incidenza della spesa in R&S sul PIL del 1,39% contro una media europea del 2,12%. Inoltre la spesa in R&S è rimasta disomogenea tra le regioni italiane. Oltre i due terzi della spesa in R&S risulta concentrata in cinque regioni (Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Lazio) ed il Sud è in forte ritardo.
Il Rapporto paese per l’Italia dell’Osservatorio sulla Ricerca e l’Innovazione della Commissione europea, pubblicato nel 2017, individua tra le cause della bassa spesa in R&S l’alto numero di micro e piccole imprese attive in settori a bassa intensità tecnologica e il difficile accesso al credito e le dimensioni limitate del mercato del capitale di rischio. Gli investimenti pubblici in scienza, tecnologia, innovazione e infrastrutture sono, per il nostro Paese, ancor più necessari perché permetterebbero di limitare la deindustrializzazione in settori avanzati e di avviare processi per sanare i divari tra le diverse regioni.
In questo contesto, molte aspettative sono riposte sulle nuove politiche che promuovono gli investimenti pubblici in Innovazione per il rilancio del paese prevedendo anche ruoli significativi per Enti Pubblici di Ricerca quali l’ENEA.

3) Tecnologie ambientali: siamo tra i Paesi leader?

L’Italia ha sicuramente delle eccellenze a livello mondiale sia nell’applicazione delle tecnologie ambientali sia nello sviluppo delle stesse, pensiamo ad esempio ai risultati ottenuti nella produzione di energia da fonti rinnovabili, dove siamo tra i pochi paesi ad aver raggiunto con anticipo i target prefissati, o al settore della “chimica verde” o a quello dell’industria del riciclo in generale.
Da un recente studio promosso da Unioncamere (con la fondazione Symbola) risulta che oltre 432 mila imprese italiane dell’industria e dei servizi hanno investito nel periodo 2015-2018, o prevedono di farlo entro l’anno successivo, in prodotti e tecnologie green per ridurre l’impatto ambientale, risparmiare energia e contenere le emissioni di CO2.
Se guardiamo al dato complessivo nazionale di investimenti in tecnologie per la protezione dell’ambiente, il dato più recente è del 2016 pubblicato nel 2019, si nota però che il peso complessivo di tali investimenti cala rispetto al totale. Inoltre, gli investimenti sulle tecnologie cosiddette end-of-pipe risultano essere ancora la componente più rilevante degli investimenti per la protezione dell’ambiente, con un’incidenza del 66,5% sul totale.
Infine, nella manifattura, quasi il 50% della spesa per investimenti ambientali proviene dalla fabbricazione di prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio, dalla metallurgia e dalla fabbricazione di prodotti chimici. Tale quota si riduce di quasi 10 punti percentuali rispetto al 2015, indicando una maggiore diffusione degli investimenti ambientali anche in altri settori.
Dai dati, sia dalla ricerche di mercato sia dai dati statistici ufficiali, emerge che la leadership nei settori di punta delle tecnologie sostenibili va difesa favorendo investimenti sia nella diffusione di tali tecnologie sia in R&S in settori promettenti quali ad esempio l’energia dal mare, lo sviluppo di nature based solutions per la valorizzazione del territorio, sino alla promozione di modelli di simbiosi industriale che ben si adattano al sistema dei nostri distretti produttivi.

4) L’Agenzia sta realizzando un “Hub tecnologico” per l’economia circolare: vuole raccontarci di cosa si tratta?

ENEA svolge un ruolo primario nella sfida della transizione verso l’Economia Circolare sia a livello nazionale che europeo, tra l’altro svolge il ruolo di Hub nazionale quale unico membro italiano nel gruppo di coordinamento della Piattaforma Europea degli Stakeholder dell’Economia Circolare ECESP e presiede la piattaforma mirror italiana ICESP, assicurandone coordinamento e interfaccia con l’analoga europea. Inoltre ha il coordinamento scientifico del Progetto Europeo CICERONE, dedicato alla elaborazione dell’Agenda Strategica Europea del finanziamento delle attività di Ricerca e Innovazione nel settore dell’economia circolare.
Punto di forza di ENEA per lo sviluppo e diffusione dell’Economia Circolare è la sua competenza nell’attuare processi di eco-innovazione soprattutto sistemica (ecologia industriale e simbiosi industriale, design cradle-to-cradle, sharing economy, life cycle thinking) ed implementare modelli aziendali innovativi con attività volte al miglioramento ed alla ottimizzazione dei processi produttivi a scala puntuale, locale e di rete.
Il progetto per l’Hub di Economia Circolare prevede la realizzazione di una Infrastruttura tecnologica aperta alle imprese per l’economia circolare diffusa su vari Centri ENEA che, a partire dalle infrastrutture (impianti, piattaforme) esistenti si focalizza su:
1. Eco-innovazione di prodotto;
2. Tecnologie per il riuso/recupero/riciclo di materiali da prodotti complessi a fine vita, scarti industriali, rifiuti urbani, reflui civili e industriali;
3. Simbiosi Industriale;
Tra le infrastrutture a disposizione delle imprese, l’impianto pilota ROMEO, sviluppato per la sperimentazione di un brevetto ENEA, dedicato allo sviluppo di tecnologie recupero/riciclo di materie prime ad elevato valore aggiunto da prodotti complessi a fine vita come i RAEE. Inoltre la Piattaforma Symbiosis, la prima piattaforma di simbiosi industriale sviluppata in Italia per l’applicazione della simbiosi industriale sul territorio con il coinvolgimento attivo delle imprese e di facilitatori locali.
Nel settore dei materiali innovativi, da menzionare anche la Infrastruttura MAIA – Materiali Avanzati in una Infrastruttura Aperta co-finanziata dalla Regione Lazio.

5) Il “made in Italy” è un brand apprezzato nel mondo, soprattutto nel comparto alimentare: come contribuite in termini di innovazione per valorizzare i nostri prodotti?

L’ENEA sostiene l’innovazione del Made in Italy Agroalimentare, in un’ottica di bioeconomia circolare per la competitività delle imprese sui mercati internazionali, attraverso la messa in rete di competenze e facility distribuite sul territorio, che vanno dalle infrastrutture di ricerca europee (METROFOOD-RI) per la qualità, tracciabilità, origine, sicurezza e valorizzazione delle produzioni agroalimentari, alle hall tecnologiche per l’innovazione di processo e di prodotto, dalla scala banco all’up-scale pre-industriale (Agrobiopolis presso il Centro di Ricerca ENEA della Trisaia in Basilicata, la Hall tecnologica Agroindustriale e Serra a contenimento presso il Centro ENEA della Casaccia vicino a Roma, la Hall tecnologica per il packaging agroalimentare presso il Centro ENEA di Brindisi, la facility Microcosmo presso il Centro ENEA di Portici). Il Centro Servizi per l’Agroindustria (CSAgri) dell’ENEA utilizza tali competenze e facilities per promuovere iniziative di open innovation con le imprese sui territori, attraverso attività di ricerca collaborativa e sviluppo prototipale di soluzioni innovative.

6) Quali sono gli ambiti di studio nell’ambiente marino, per la sua conservazione e l’utilizzo sostenibile delle risorse?

Dalla salute dell’Oceano dipende la salute di tutta la Terra. Assorbendo infatti circa il 93% del calore terrestre e il 25% delle concentrazioni di CO2 dell’atmosfera, ha un ruolo essenziale nella regolazione del Clima della Terra e, sotto la sua superficie, ospita il più grande e continuo ecosistema del Pianeta. La comprensione dei processi naturali e delle interconnessioni negli ecosistemi, nonché la quantificazione dei servizi che questi forniscono (Servizi Ecosistemici o Nature’s Contribution to People), rappresentano il presupposto necessario per valutare correttamente il buono stato di qualità dell’ambiente e per definire criteri e politiche per un utilizzo sostenibile delle risorse. Gli ecosistemi marini, proprio per i servizi che forniscono, devono essere protetti e devono diventare parte delle strategie globali per aiutare l’uomo ad adattarsi e rispondere al Cambiamento Climatico da lui generato.
ENEA promuove progetti e studi che hanno l’obiettivo di implementare le conoscenze del ruolo degli ecosistemi marini nelle strategie di mitigazione ed adattamento al cambiamento climatico in ambienti particolarmente vulnerabili ma anche potenzialmente ricchi, tra cui le aree polari e i bacini semichiusi, come il Mar Mediterraneo. Alcuni esempi:
• attività di ricerca per valutare e prevedere l’impatto di cambiamenti naturali e delle pressioni antropiche sugli ecosistemi marini e costieri, producendo la base di conoscenze per la protezione degli ecosistemi, per la conservazione della biodiversità e per la gestione e l’utilizzo sostenibile delle risorse;
• interventi di riqualificazione ambientale, definizione di strategie di conservazione, studi di dinamica e tendenza evolutiva della linea di costa e delle spiagge, valorizzazione delle risorse naturali, ad esempio a supporto delle Aree Marine Protette, che forniscono indicazioni indispensabili per la pianificazione del territorio costiero e sommerso, con forti ripercussioni sulla fruibilità turistica ecosostenibile delle risorse marine e balneari;
• attività progettuali che rispondono alla richiesta, in una logica di BLUE GROWTH, di integrazione e reciproco sostegno tra le politiche di gestione e sviluppo nei settori marino (es. progetto TEOREMA che ha l’obiettivo di progettare e testare innovative tecnologie energetiche offshore e di sviluppare collaborazioni tra ricerca ed imprese per rendere competitivo il sistema paese nell’ambito dell’innovazione tecnologica e dell’uso sostenibile delle risorse marine).

7) Stiamo vivendo una crisi climatica senza precedenti: qual’è la fotografia delle ricerche che da anni svolgete nelle aree polari?

Le regioni polari sono tra i luoghi al mondo più sensibili ai cambiamenti climatici e rappresentano degli osservatori privilegiati per comprendere la variabilità climatica passata e presente e comprendere l’evoluzione futura del sistema terra-atmosfera.
Attualmente l’Artide sta manifestando un tasso di riscaldamento tra 2 e 3 volte maggiore rispetto a quello osservato alle medie latitudini, un fenomeno noto come Amplificazione Artica. L’Antartide nel suo complesso non mostra un così rapido riscaldamento tranne che nella penisola Antartica e nella parte Ovest dove peraltro sono maggiormente visibili l’assottigliamento e la diminuzione degli enormi ghiacciai che si riversano nel mare.
L’ENEA è coinvolta nel Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA) fin dalle prime spedizioni a metà anni ’80, sia nel ruolo di organizzatore logistico delle missioni Italiane e gestore della Base Mario Zucchelli sia partecipando agli studi scientifici in corso. e partecipa ad osservazioni nell’Artide sin dagli anni ’90. Più recentemente, l’ENEA ha partecipato alle attività del nuovo Programma di Ricerche in Artide (PRA).
Ricercatori ENEA partecipano ad esempio allo studio della ricostruzione del paleoclima come il progetto europeo EPICA (European Project for Ice Coring in Antarctica), che ha realizzato una perforazione di più di 3000 m di ghiaccio da cui si sono ricavati dati del clima passato fino a circa 850000 anni fa, ed il progetto Beyond EPICA, che si prefigge di comprendere il clima passato fino a 1.5 milioni di anni indietro nel tempo.
In Antartide il gruppo dell’Osservatorio Meteo-Climatologico gestisce, oltre alle misure meteorologiche presso la base Mario Zucchelli (MZS) sulla costa del mare di Ross e a quelle della stazione Concordia, oltre 15 stazioni meteorologiche sparse tra il Mare di Ross ed il plateau Antartico, a partire da metà anni ’80. Effettua anche lanci giornalieri di palloni meteorologici dalla base di MZS e da quella di Concordia. Tutti questi dati sono visibili sul sito www.climantartide.it dove si possono anche osservare i dati in tempo reale di alcune stazioni meteorologiche dotate di trasmettitore satellitare.
In Artide l’impegno ENEA per le ricerche polari è partito con lo studio dei processi che avvengono in stratosfera (ai poli la regione atmosferica compresa grossomodo tra i 8 ed i 40 km di quota), legati alla diminuzione del contenuto colonnare di ozono. Sin dagli anni ’90 personale del dipartimento è impegnato in attività di ricerca presso la base aerea statunitense di Thule, sulla costa nord-occidentale della Groenlandia, dove collabora con ricercatori di altre istituzioni danesi, statunitensi ed italiane.
La finalità degli studi ENEA è quella di contribuire alla comprensione dei complessi fenomeni che determinano la variabilità del clima nelle regioni polari, per poter migliorare i modelli di previsione che ci dicono come potrebbe evolvere il clima sul pianeta nel futuro.

8) Ecobonus 110%: un’ottima opportunità per le persone e l’ambiente. Come funziona?

L’ECOBONUS, insieme al sisma bonus, è previsto dal Decreto Legge 19 maggio 2020 n.34, art 119. In estrema sintesi la nuova norma prevede un incremento del bonus fiscale sino al 110% per interventi che garantiscano il miglioramento di 2 classi energetiche dell’edificio mediante Attestato di Prestazione Energetica (APE). Inoltre è prevista la possibilità di cedere il credito di imposta ad altri soggetti, comprese banche e intermediari finanziari. Tra gli aspetti positivi vi è lo stimolo al settore delle ristrutturazioni edilizie, i vantaggi per il cittadino, la semplicità di misurazione dell’intervento, i chiari vantaggi ambientali in termini di efficienza energetica e riduzione GHG.
Forse il limite temporale del 31 dicembre 2021 per la realizzazione degli interventi è troppo vicino e guardo con favore alle ipotesi di prolungarlo almeno fino al 2022.
Al di là dell’ottima opportunità che l’Ecobonus offre a persone e ambiente, credo che nell’immediato futuro sia necessario affrontare anche i grandi progetti di riqualificazione urbana.
Certamente gli interventi sui singoli appartamenti sono assolutamente utili e necessari, ma il grande salto da affrontare e favorire dovrà essere quello del passaggio dai singoli appartamenti agli interi edifici e dai singoli edifici agli interi quartieri.

9) La pandemia da covid-19 ha posto tante domande al mondo scientifico. Avete partecipato al dibattito sulle cause e le conseguenze della diffusione del virus?

Il Dipartimento ha fra le sue traiettorie di sviluppo lo studio della relazione fra Qualità dell’Aria e Salute. Fin dall’innesco del dibattito sul particolato atmosferico come “booster” e come “carrier” dell’epidemia abbiamo intrapreso una nostra riflessione autonoma creando un’apposita Task Force con il compito di elaborare un piano di ricerche per approfondire il discusso e controverso legame fra inquinamento atmosferico e diffusione dell’epidemia nel nostro Paese. Ne è nata una proposta che abbiamo condiviso con ISPRA, con il sistema delle Agenzie Regionali di Protezione Ambientale e con ISS e che si è concretizzata nel progetto PULVIRUS che ha come obiettivo di indagare il legame fra inquinamento atmosferico e diffusione della pandemia, in particolare le interazioni fisico-chimiche-biologiche fra polveri sottili e virus, e gli effetti del “lockdown” sull’inquinamento atmosferico e sui gas serra.
Abbiamo anche istituito una Task Force per l’avvio di uno Screening sistematico dei dipendenti ENEA, per il rilevamento del SARS-COV2, a partire da uno studio pilota su base volontaria. Questo studio pilota offrirà la possibilità di mettere a punto i protocolli e la logistica necessari e propedeutici a una successiva espansione numerica dello screening finalizzato a coprire l’intera popolazione del CR Casaccia e degli altri Centri Romani dell’ENEA.
Le modalità, la tempistica, le tecnologie con cui si svolgeranno tali attività sono frutto della elaborazione dei dati della letteratura ad oggi nota, della tradizionale eccellenza dei ricercatori ENEA nel settore delle tecniche molecolari e diagnostiche necessarie e di scambio di informazioni con le istituzioni universitarie ed ospedaliere che hanno in svolgimento programmi simili.

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