COP30

La COP30 di Belém si chiude tra speranza e delusione

Il fatto che la 30ª COP30, svoltasi a Belém, in Brasile, e conclusa il 22 novembre 2025 non sarebbe stato un successo clamoroso era chiaro a tutti noi addetti ai lavori fin dal principio: l’accordo è stato definito modesto, e pur sopravvivendo il multilateralismo non si è “colta” (ironicamente parlando) l’urgenza climatica denunciata da numerosi Paesi e osservatori.

Nonostante il richiamo all’adattamento e alla giustizia climatica, la COP non ha conseguito un impegno concreto e vincolante per la riduzione drastica delle emissioni e lo stop alla deforestazione (eppure la cornice era l’Amazzonia!). Molti esperti temono che senza un piano credibile sui fossili tutto resti sulla carta e passi avanti veri non ce ne saranno. L’Italia, lo sappiamo, ha perso l’occasione di diventare capofila europeo di un cambiamento epocale. Chiedevamo troppo?

Dalla COP30 ad Antalya 2026: il Brasile guida la transizione equa

In attesa della COP31 che si terrà ad Antalya, in Turchia, dal 9 al 20 novembre 2026 con pre-summit in Australia (isole del Pacifico) per non scontentare nessuno sarà il Brasile a guidare le discussioni internazionali sulle tabella di marcia da adottare.

Inoltre i paesi hanno istituito un organismo dedicato alla “transizione giusta”, pensato per accompagnare lavoratori e comunità dipendenti dai combustibili fossili, con un’attenzione alle disuguaglianze sociali.  Inoltre, i temi della deforestazione, dei diritti delle popolazioni locali e della protezione dei polmoni verdi sono tornati al centro del discorso, anche se le formulazioni restano largamente non vincolanti.

Probabile che il percorso tracciato per la “roadmap anti-fossili” continui nelle sedi parallele, ma il suo successo dipenderà dalla volontà politica degli Stati più emissivi. Inoltre, la COP31 dovrà affrontare la sfida della traduzione delle promesse in azioni reali se vuole riprendere slancio.

La COP30 si chiude dunque con un compromesso che molti definiscono “diplomaticamente utile ma climaticamente insufficiente”. L’azione collettiva viene ribadita ma la mancanza di impegni vincolanti lascia un senso di occasione mancata. La sfida ora è trasformare le intenzioni in risultati concreti nelle sedi successive per non lasciare la crisi climatica davvero solo al piano delle parole.