In Italia gli incendi boschivi non sono più un problema limitato ai mesi estivi. La crisi climatica e l’aumento costante delle temperature stanno allungando la stagione dei roghi, che ormai divampano con frequenza anche in inverno e in primavera, ben prima dell’avvio ufficiale della stagione dell’Antincendio Boschivo (AIB), fissata dal 15 giugno al 15 ottobre.
A confermarlo è il nuovo report “Italia in fumo 2026” di Legambiente, pubblicato in un giorno di caldo record. I dati elaborati su base EFFIS (European Forest Fire Information System) evidenziano un trend preoccupante:
primi mesi del 2026 (fino al 15 giugno): registrati ben 469 roghi, con un aumento del 36,3% rispetto allo stesso periodo del 2025 (344 roghi).
gli ettari andati in fumo sono stati 9.545.
Bilancio 2025 degli incendi boschivi
Un vero e proprio annus horribilis in cui sono bruciati 96.517 ettari di territorio, quasi il doppio rispetto al 2024 (50.525 ettari), concentrati per l’87% nel Mezzogiorno, un fenomeno che sta ridisegnando la mappa del rischio in Italia. Regioni storicamente meno esposte registrano incrementi drastici nei primi mesi dell’anno:
- il Piemonte è passato da 23 ettari bruciati a inizio 2025 a ben 355 nei primi mesi del 2026;
- la Liguria è salita a 386 ettari;
- Sicilia (4.769 ettari) e Calabria (1.543 ettari) restano le più colpite. La Sicilia detiene anche il triste primato per i danni nei siti della Rete Natura 2000 (1.800 ettari distrutti).
Inoltre, il report introduce l’Indice di recidività comunale che evidenzia una sistematica concentrazione dei roghi sempre negli stessi luoghi (soprattutto in comuni come Montalbano Elicona nel messinese, Reggio Calabria e Papasidero nel cosentino).
Legambiente ha indirizzato al Governo 14 proposte per superare le attuali fragilità gestionali e la mancanza di pianificazione forestale (che oggi interessa appena il 21% delle superfici boscate). Tra le richieste principali: anticipare la stagione di massimo rischio AIB al 15 maggio e applicare rigorosamente la legge quadro 353/2000, fornendo supporto ai Comuni per l’aggiornamento del catasto delle aree percorse dal fuoco.
In Italia – commenta Antonio Nicoletti, responsabile aree protette di Legambiente – gli incendi boschivi non possono più essere letti come episodi straordinari, concentrati in poche settimane estive, ma come la manifestazione ricorrente di una fragilità territoriale ormai strutturale che interessa quasi tutte le aree del Paese per lunghi periodi dell’anno. Per fronteggiarli serve una risposta prima di tutto territoriale e preventiva che punti sulla pianificazione integrata e la riduzione dei rischi alimentati dalla crisi climatica. Ormai è evidente come il fuoco sia un fenomeno ciclico e prevedibile che si alimenta delle debolezze della gestione locale. Per questo è fondamentale anticipare la stagione di alto rischio almeno al 15 maggio anziché all’attuale 15 giugno, implementare una prevenzione mirata e sartoriale, capace di disinnescare le potenziali cause climatiche e territoriali anziché limitarsi a inseguire l’emergenza dopo l’innesco. Occorre passare dalla logica del soccorso a quella della cura: cura dei boschi, delle aree interne, del mosaico agroforestale, della legalità ambientale e della capacità delle istituzioni di pianificare, prevenire e adattare i territori a una crisis che è pienamente in corso.






