In occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, il WWF Italia lancia il questionario nazionale “La crisi climatica è già qui: cosa sta cambiando per te?”. L’iniziativa, attiva fino a metà settembre, è realizzata in partnership scientifica con il CMCC (Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici) e con la collaborazione di Green&Blue.
L’obiettivo è sfruttare la citizen science (la scienza partecipata dai cittadini) per mappare come gli italiani percepiscano gli effetti del riscaldamento globale nella loro quotidianità, quali misure di adattamento abbiano già adottato e quale sia il livello di tutela percepito da parte di istituzioni e assicurazioni. I risultati, validati dal CMCC, saranno pubblicati a fine settembre 2026.
Crisi climatica: Europa occidentale sempre più calda
Il lancio dell’indagine coincide con un momento meteorologico critico. Il mese di maggio 2026 ha registrato forti ondate di calore, con l’Europa occidentale (Italia compresa) colpita da temperature ben superiori alle medie stagionali (basti pensare ai 35°C toccati nel Regno Unito).
Un recente studio del network ClimaMeter ha confermato che questa anomalia tardo-primaverile è direttamente attribuibile al cambiamento climatico antropico, il quale favorisce lo sviluppo di pericolose “cupole di calore”. Questo singolo evento ha messo a rischio circa 124 milioni di persone e asset economici per quasi 5.900 miliardi di dollari.
L’Italia degli eventi estremi: i dati del cambiamento
I dati recenti evidenziano come la penisola italiana sia un hotspot della crisi climatica. Rispetto agli anni ’80 e ’90, la frequenza e la tipologia dei fenomeni estremi sono mutate profondamente:
- mesi con eventi estremi: saliti da una media di 30-31 agli attuali 69 mesi complessivi (periodo 2021-2025);
- ondate di calore: se nel decennio 2001-2010 interessavano il 13% dei mesi, nel periodo 2021-2025 la quota è schizzata al 53% (circa 6,5 mesi all’anno). Nel solo 2025 si sono registrate in media 17 ondate di calore e circa 80 notti tropicali;
- precipitazioni e incendi: i mesi colpiti da piogge estreme sono quadruplicati (dal 3% al 12%), mentre la frequenza degli incendi boschivi è salita al 14% nell’ultimo quinquennio;
- sparizione del freddo: i mesi caratterizzati da gelo intenso sono crollati dal 7% ad appena il 2%.
Il nodo economico: un profondo divario assicurativo
Questa accelerazione climatica si traduce in danni economici pesantissimi. Tra il 1980 e il 2023, l’Italia ha registrato oltre 135 miliardi di euro di perdite complessive, posizionandosi al secondo posto in Europa.
A fronte di questi numeri, il report del WWF “Tackling the Insurance Protection Gap” evidenzia una grave vulnerabilità finanziaria: appena il 20% delle perdite da eventi estremi in Italia è coperto da polizze assicurative. Il restante 80% grava interamente su famiglie, imprese e finanze pubbliche. Con l’aumento del rischio, le compagnie tendono ad alzare i premi o a ritirare le coperture nelle aree più esposte, lasciando ampie fette di popolazione prive di tutele.
Europei impreparati: la distanza tra percezione e azione
La vulnerabilità sociale è confermata anche dall’indagine “Overheated and underprepared” dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (AEA) e Eurofound.
Sebbene l’80% dei cittadini europei (4 su 5) dichiari di aver subito un forte disagio legato al clima negli ultimi 5 anni, ben il 22% delle famiglie non ha ancora adottato alcuna misura di protezione o adattamento nella propria casa.
Il questionario del WWF punta proprio a esplorare questa distanza tra il rischio effettivo e le difese reali, fornendo alle istituzioni una mappa chiara delle priorità d’azione per colmare il divario di protezione e rinforzare la sicurezza delle comunità locali.






