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La donna che unisce il mondo per cambiare il cibo (e il pianeta) – Voci urbane rigenerative

Edible Planet Ventures costruisce ponti tra scienza, agricoltura e innovazione. Perché il cambiamento – quello vero – parte da ciò che mettiamo nel piatto. E c’è chi lavora nel food. E chi lavora per il food.

Sharon Cittone appartiene alla seconda categoria. Imprenditrice, mentore, speaker, figura di spicco nel panorama globale dell’agri-tech, è stata inserita nella lista delle 14 donne destinate a plasmare il futuro del cibo.

Il suo progetto più ambizioso si chiama Edible Planet Ventures, una piattaforma internazionale nata per affrontare le sfide più urgenti del sistema alimentare attraverso una metodologia concreta: unire chi ha il potere di agire, e farlo agire insieme. Non si tratta solo di eventi, ma di vere e proprie “missioni operative” globali.

Immaginate un retreat di quattro giorni, una sorta di hackathon immersivo – spiega Cittone – in cui aziende, startup, governi, investitori e scienziati lavorano gomito a gomito su soluzioni reali: dalla digitalizzazione dell’agricoltura alla riduzione degli sprechi, dalle proteine alternative alla tracciabilità.

Il primo è stato un test: 180 esperti, 16 tavoli di lavoro, un flusso continuo di idee. Ora è diventato un format, che dal 2026 viaggerà in Europa, Asia e Americhe.

“Il cibo è la più grande sfida ambientale del nostro tempo”

Dietro il lavoro di Sharon Cittone non c’è solo visione strategica, ma una consapevolezza profonda, maturata nel tempo.

Il sistema alimentare globale è responsabile di un terzo delle emissioni di CO₂. Il 71% dei terreni agricoli in Europa è destinato a produrre mangimi, non cibo per l’uomo. E intanto, la malnutrizione resta la prima causa di morte nel mondo.

Numeri, ma anche storie. Per lei, tutto è iniziato da una storia personale. A 8 anni le viene diagnosticato il morbo di Crohn, una malattia infiammatoria cronica dell’intestino. A 24 è già mamma single a New York, dopo una laurea in Lettere alla NYU e una prima carriera nel mondo della moda. Ma sarà proprio il suo rapporto difficile con il cibo e il voler fare qualcosa per il futuro di sua figlia a indicarle la strada:

La mia salute mi ha obbligata a riflettere sul legame tra alimentazione e benessere. Quando nel 2010 sono rientrata in Italia per una pausa, ho iniziato a occuparmi di food. E me ne sono innamorata. Per la sua complessità, per la sua urgenza, per la sua capacità di parlare di tutto: ambiente, salute, società, economia.

Non è un think tank. È un doers tank

Il concetto di “doers tank” è la chiave. Non analisi, ma soluzioni. Non dichiarazioni, ma infrastrutture. È così che Edible Planet Ventures ha deciso di affrontare anche un tema divisivo come la carne coltivata.

Abbiamo creato un tavolo di lavoro per fare chiarezza. In Italia si parla di carne “sintetica”, ma è disinformazione. Il 45% della carne che consumiamo è importata, e gli allevamenti intensivi non sono più sostenibili. Non vogliamo sostituire la carne tradizionale con eccellenze italiane, penso ad esempio alla chianina, ma offrire agli allevatori uno strumento in più per diversificare la produzione, specie in un contesto segnato dai cambiamenti climatici. Meno intensivo, più tecnologico, più resiliente.

Per farlo, serve mettere allo stesso tavolo scienziati e agricoltori. Serve creare un linguaggio comune, una cultura condivisa. Serve, soprattutto, un approccio sistemico: formazione, accesso alle tecnologie, nuove policy, modelli di business più equi.

L’innovazione funziona solo se partecipa a un sistema. Se è condivisa. Va in questa direzione, tra gli altri, il progetto che lanceremo quest’anno a Milano e che parla di One Health – People – Planet&Purpose colto a scaricare a terra soluzioni e mettere i consumatori in grado di riflettere su tutto quello che c’è attorno al food in una consapevolezza più sistemica.

Se non avessi avuto il Crohn, non sarei chi sono oggi – continua Sharon Cittone con disarmante sincerità. Dalle sue parole emerge una filosofia fatta di forza, cadute e rinascite – La resilienza è tutto. Ho passato l’infanzia in ospedale, e questo cambia la tua percezione di ciò che conta davvero. Ogni dolore è stato un insegnamento. E ogni ostacolo, un punto di partenza.

Il primo passo, per chiunque voglia essere parte del cambiamento?

Informarsi. E per una volta non pensare al profitto. Ognuno può fare la sua parte, anche nel piccolo. Ma serve partecipazione, serve coraggio. E serve la voglia di costruire un futuro dove il cibo non sia un problema. Ma la soluzione.

di Caterina Banella, Valuecommunications, Consulente in comunicazione della sostenibilità e media relations