Vi capita spesso di guardare il cielo notturno dal balcone di casa chiedendovi dove siano finite le stelle? La risposta è semplice, per quanto malinconica: le stelle sono sempre lì, al loro posto, ma sono diventate quasi invisibili ai nostri occhi. La causa è un fenomeno tanto pervasivo quanto spesso sottovalutato: l’inquinamento luminoso.
Per accendere i riflettori su questo tema e misurare la percezione dei cittadini, Arpa Veneto ha lanciato un breve questionario dedicato all’illuminazione notturna e alla progressiva perdita del buio. I dati raccolti contribuiranno a una tesi di laurea in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari di Venezia. C’è tempo per partecipare e dire la propria fino a metà settembre 2026.
Che cos’è l’inquinamento luminoso?
La luminosità che vediamo quando alziamo lo sguardo dopo il tramonto è la somma di due componenti:
- la componente naturale: la luce debole e ancestrale proveniente dalle stelle, dalla Via Lattea e dai corpi galattici;
- la componente artificiale: la luce prodotta dalle attività umane che viene indirizzata – direttamente o indirettamente – verso la volta celeste.
Proprio quest’ultima, che nel nostro Paese ha ormai raggiunto livelli critici, è quella che definiamo inquinamento luminoso. Parliamo della luce dispersa da lampioni stradali non schermati, torri faro, globi luminosi, grandi insegne commerciali e fari monumentali. Invece di illuminare solo dove serve anche per garantire alle persone maggiore sicurezza (strade, marciapiedi, passaggi pedonali) una quota massiccia di questa energia viaggia verso l’alto, disperdendosi nell’atmosfera e creando una vera e propria “cappa” di chiarore.
Gli effetti: un universo cancellato
L’effetto più immediato e visibile di questo fenomeno è l’aumento della brillanza del cielo notturno. La luce artificiale, essendo infinitamente più intensa di quella stellare, crea uno sfondo talmente abbagliante da “cancellare” la stragrande maggioranza degli astri.
Nelle grandi aree urbane, la percezione dell’universo che ci circonda è quasi del tutto azzerata: dove un tempo era possibile scorgere migliaia di stelle e la scia della nostra galassia, oggi si contano a malapena i pianeti più luminosi e una manciata di stelle di prima grandezza.
Perché riappropriarsi del buio? Perdere la notte non significa solo rinunciare a uno spettacolo poetico. Il monitoraggio e la corretta gestione dell’illuminazione pubblica e privata sono passi fondamentali per il risparmio energetico, la tutela della biodiversità (alterata nei suoi ritmi circadiani dalla luce artificiale) e il benessere della salute umana.
Come partecipare all’indagine
Il questionario promosso da Arpa Veneto rappresenta un’opportunità per riflettere su come percepiamo la qualità della notte nei nostri territori e sull’efficacia delle soluzioni tecnologiche attuali (come il passaggio al LED, che se non progettato correttamente rischia di aumentare la luce blu dispersa).
Il form è online, richiede pochi minuti ed è aperto a tutti i cittadini che vogliono contribuire alla ricerca universitaria e alla tutela del nostro cielo. C’è tempo fino a metà settembre 2026 per fare la differenza e aiutare la scienza a tracciare lo stato del buio nei nostri cieli.






