Non può esserci alcun sentimento reale capace di percepire ed esprime “bene comune” se non si parte dalla condizione interiore di pace e giustizia, che ciascuno ha bisogno di coltivare dentro di sé per accrescerle come corporeità e spirito civile, a premessa della convivenza con l’intera famiglia umana.
Quanto coltiviamo questa integrità e con quali contributi la stiamo praticando? Che attenzione poniamo alla vita dello spirito e della coscienza? Vi diamo degli esempi che sono anche delle opportunità, per chi volesse aderire o aiutarne la promozione.
Di fronte alle tenebre – la notte della guerra – calate sull’attuale umanità, dobbiamo chiederci cosa fare per mettere a tacere le armi e spegnere i focolai di guerra.
Come possiamo avere il “coraggio” per arrivare alla Pace, il coraggio “Per dire sì all’incontro e no allo scontro; sì al dialogo e no alla violenza; sì al negoziato e no alle ostilità; sì al rispetto dei patti e no alle provocazioni; sì alla sincerità e no alla doppiezza”, ci ricorda sempre Papa Francesco.
La guerra è una sconfitta sempre, distrugge ogni forma e tentativo di costruzione per il Bene Comune.
Giustizia e pace si fondano sul rispetto
La 2° edizione del Premio di Tesi in memoria di monsignor Adriano Vincenzi vuole essere un sì forte al Dialogo, un sì alla Giustizia e alla Pace, perché, come scriveva nella Pacem in terris Giovanni XXIII, le controversie tra i popoli non devono essere risolte con il ricorso alle armi ma attraverso il negoziato:
È impossibile pensare che nell’era atomica la guerra possa essere utilizzata come strumento di giustizia.
Gli organizzatori del Premio, si rivolgono agli studenti di ogni facoltà e disciplina, poiché reputano che in un periodo così complesso per gli equilibri interni e internazionali di tanti Paesi, sia fondamentale recuperare il vero senso del Dialogo, proprio a partire dai giovani, quello fondato sul rispetto dell’altro come persona, per stimolare un effettivo pluralismo che possiamo definire concreto e che si oppone a quello idealista, spesso astratto, tipico dei nostri giorni.
Da quest’ultimo viene fuori un acritico rispetto per idee, non sempre condivisibili, mentre coloro che se ne fanno portatori sono spesso vittime di ogni ostracismo. La Giustizia e la Pace, invece, hanno bisogno di idee chiare che si fondano sul rispetto altrui, anche quando prende posizioni non accettabili che si possono certamente contrastare, ma con metodi democratici e mai violenti. Solo premesse così intense possono produrre Giustizia e Pace, corollari di un autentico Dialogo.
Con la definizione di questo tema, assegnato dal Comitato d’Onore del Premio, dal titolo “Dialogo per la Giustizia e la Pace” l’Associazione Andiamo Avanti a lui ispirata (che offre il valore economico del Premio) assieme ad OsPTI (Osservatorio per le Policy Transdisciplinari Internazionali) vogliono contribuire con un segnale concreto a richiamare l’attenzione sul tema: la Pace non è solo il silenzio delle armi ma una condizione generale nella quale la persona umana è in armonia con sé stessa, con la natura e con gli altri.
Premio dedicato a Monsignor Vincenzi, regolamento
Il Premio dedicato a Monsignor Vincenzi (*), intende onorare la memoria di chi ha dedicato la sua vita alla realizzazione e concretizzazione di progetti ispirati alla Dottrina Sociale della Chiesa (DSC) ed a mantenerla viva continuando ad essere lievito nella società, promuovendo inclusione, cooperazione, sussidiarietà, mettendo le persone al centro e valorizzando i beni comuni, i territori e lo sviluppo delle comunità, nel rispetto de “La Nostra Madre Terra”.
(inquadra qrcode Brochure per regolamento del Bando)

(*)tra le sue principali opere: Festival della DSC, Scuola di Alta Formazione per Dirigenti in DSC, Gruppi territoriali in DSC, Carta dei Valori per le città della DSC, Premio all’imprenditore per il Bene Comune, Reti in opera.
Perché un melograno a simbolo del Premio?
Quando il popolo si lamenta con Mosè, perché è stato condotto nel deserto, dice: «Perché ci avete fatto uscire dall’Egitto per condurci in questo luogo inospitale? Non è un luogo dove si possa seminare, non ci sono fichi, non vigne, non melograni, e non c’è acqua da bere». È garanzia di fecondità, dunque, il melograno; è immagine di bellezza e amore nel Cantico dei Cantici, tanto che lo sposo, ammirando la bellezza del frutto, dice alla sua amata: «Come spicchio di melagrana è la tua tempia, dietro il tuo velo».
Immagine di bellezza nel dolore della perdita per il poeta Giosuè Carducci, il “verde melograno dai bei vermigli fior”, è l’albero verso il quale il figlioletto allungava la sua “pargoletta mano”. Il melograno, infine, entra nell’arte e nella decorazione sacra, come simbolo cristiano della risurrezione. Il tema è ripreso nei dipinti di molti grandi artisti, da Leonardo a Botticelli: è simbolo della ricchezza interiore e, talvolta, in mano a Gesù bambino, è anticipatore della passione, perché i chicchi rossi del frutto richiamano il sangue.
Il Premio trova nell’albero di melograno suggestioni sulle quali richiamare l’attenzione di tutti: è una pianta presente sin dall’inizio della storia dell’umanità, evoca la potenza della vita; è ben radicato nel terreno, le sue radici sono forti, la sua forza è sinonimo di tenacia nelle difficoltà; i suoi frutti, dai chicchi numerosi e diversi, ci parla di una ricchezza nella diversità. Fa memoria, dunque, di un lungo cammino che oggi chiama ogni persona, a guardare avanti, per costruire il futuro, accettando la sfida, come ci chiede Papa Francesco nella Fratelli tutti, di “Sognare e pensare a un’altra umanità. È possibile desiderare un Pianeta che assicuri giustizia, terra, casa e lavoro a tutti. Questa è la vera via della pace”. Simbolo liturgico di fecondità e memoria.
Appuntamento a Roma con la pace il 23 novembre

Un altro esempio è offerto da Fondazione Communia con i “Costruttori di Pace”, OsPTI e UCID Roma perché hanno aderito, anche quest’anno, a “Le Vie per Fare la Pace”. L’iniziativa si inserisce nel calendario della 3° Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza e si terrà Sabato 23 novembre a Roma (per partecipare è obbligatoria la registrazione, vedi contatto nel programma).
La giornata è divisa in due parti:
la mattina si terrà un “world cafè” che vedrà coinvolti studenti e cittadini attivi in un dialogo collaborativo per cercare insieme “Le Vie per Fare la Pace”, sviluppare proposte su come costruirla, attraverso sei filoni tematici: il dialogo interreligioso, la diplomazia, la giustizia sociale, ambientale e di genere, il multilateralismo paritario, l’economia sostenibile e il disarmo, il diritto alla pace, alla non violenza e a una prosperità sostenibile;
nel pomeriggio la plenaria sarà avviata dai saluti degli organizzatori, per poi dare spazio ad una tavola rotonda con autorevoli relatori: Barbara Gallo ricercatrice dell’Archivio Disarmo dell’Università La Sapienza, gli Ambasciatori Alberto Bradanini e Patrizio Fondi, la già Europarlamentare Luisa Morgantini, il Professor Jeffrey D. Sachs – in collegamento – direttore del Centro per lo Sviluppo Sostenibile della Columbia University, e concluderà con un dibattito aperto attorno alla domanda chiave “Quali sono le azioni pratiche e concrete che possiamo adottare oggi per costruire la pace in Europa e nel mondo?”.
di Cinzia Rossi, docente Corso di “Antropologia Organizzativa”, Tesoriera di Fondazione Communia, Consigliera UCID Roma Referente Commissione Formazione Etica a supporto della DSC






