Presentato al Campidoglio di Roma il progetto CARe – Comunitá Agricola Residenziale, una grande idea strategica di innovazione sociale.
Un Silver CoHousing nell’Agro romano per l’invecchiamento attivo promosso dalla Cooperativa Agricola Sociale Agricoltura Nuova in collaborazione con Legacoop, Confcooperative, RomAgricola, A.S.So -C.E.A.S, Fondazione CulturaSì e Urban Experience.
Più che un convegno una sorta di brainstorming. In particolare nella seconda parte il dibattito ha acquistato un maggior ritmo, focalizzando sia i principi fondamentali su cui è nata Agricoltura Nuova nel 1977, con un’occupazione delle terre che ha salvato Decima Malafede dalla speculazione edilizia, sia le strategie di Silver Economy interrogando Sandro Polci (architetto e autore di Condivisione residenziale. Il Silver Cohousing per la qualità urbana e sociale in terza età, Carocci 2013).
Silver CoHousing Agricolo per dire no all’isolamento
CARe ha un’assonanza con quel i care (me ne curo, mi importa, ho a cuore) che campeggiava come un motto ideale sui muri della scuola di Barbiana, quella di Don Lorenzo Milani. Un monito in perfetta sintonia con un progetto di residenza agricola condivisa per la Terza Età che affonda le radici nella storia di Agricoltura Nuova, sostenendo la dimensione rurale come ambiente ideale in cui essere in equilibrio con la natura.
È di rigenerazione umana che si tratta dato che l’agricoltura può offrire alle persone un nuovo slancio vitale nel renderle protagoniste attive nella dimensione rurale, promuovendo anche una staffetta intergenerazionale con i più giovani.
Il progetto nasce dall’esigenza di offrire un’alternativa all’isolamento e ai modelli tradizionali di assistenza, promuovendo l’invecchiamento attivo, la solidarietà intergenerazionale e la partecipazione alla vita comunitaria. La sua sostenibilitá nasce dal recupero del patrimonio agricolo in chiave sociale e dall’obiettivo di creare un modello replicabile di co-housing rurale. Pensare di trascorrere un pezzo della propria vita condividendo passioni, sapori e saperi con altre persone che non intendono chiudersi negli schemi già definiti della metropoli, è uno dei modi migliori per restare attivi e produttivi secondo ritmi di un ecosistema organizzato per garantire un’assistenza funzionale.
Gestione responsabile e abitare condiviso: la sfida della terza età
Non si tratta di una risposta al problema di una Terza Età che non può più essere considerata come una “periferia generazionale” ma anche ad un problema economico. Si pensi, ad esempio, al patrimonio immobiliare abitato da anziani soli (e spesso in difficoltà) messo a valore con gestioni responsabili, investendo quelle risorse in operazioni evolute di silver co-housing. In Italia questo fenomeno non si è ancora sviluppato, rispetto ad altre parti d’Europa, anche perché una buona parte della dimensione famigliare sa ancora affrontare questa problematica ma sappiamo quanto questo aspetto stia svanendo, semplicemente perché i più giovani vanno altrove e il modello patriarcale non è più accettabile.
Insomma una nuova sfida, delineando un salto di qualità strategico dell’agricoltura sociale nel proteggere la terra come eredità per chi verrà in futuro, promuovendo quella staffetta rigenerativa che vedrà protagonista quella “tersa età” (come suggerisce Polci) che con sguardo lucido e terso arriva a ripensare l’heritage, ridefinendo il patrimonio da rendita immobile a risorsa attiva, abitabile e sostenibile.






