Presentato il Rapporto di Primavera dell’ASviS, dal titolo “Scenari per l’Italia al 2030 e al 2050. Investimenti e politiche sostenibili in un mondo instabile”, all’evento di apertura del Festival dello Sviluppo Sostenibile. Si evince dai dati che la sostenibilità conviene: tra il 2017 e il 2024, i ricavi sono aumentati del 65% per le imprese High-Esg (ovvero quelle che utilizzano i criteri sostenibili “Environmental, social, governance”) contro il 55% delle Low-Esg.
Per quanto riguarda l’occupazione dipendente si parla di un aumento del 40% contro il 28%, mentre gli investimenti materiali e immateriali registrano una crescita del 29% e 167%, contro le imprese Low-Esg che si fermano rispettivamente al 27% e 97%.
I dati dell’Istituto Tagliacarne illustrano chiaramente che le imprese High-Esg mostrano migliori risultati e migliori aspettative rispetto alle imprese Low-Esg: il 42% di esse, infatti, prevede un aumento del fatturato nel 2026, una quota che risulta doppia rispetto al 21% registrato tra le imprese con basso livello Esg.
Rapporto di Primavera dell’ASviS: la finanza etica
La finanza sostenibile sta vivendo una fase di forte espansione; i numeri parlano chiaro:
- settore previdenziale: gli operatori con investimenti sostenibili sono saliti da 79 a 95 in appena dodici mesi;
- assicurazioni: in Italia, il 99,7% delle compagnie integra ormai i criteri Esg nelle proprie strategie;
- patrimonio globale: i fondi sostenibili hanno superato i 3.900 miliardi di dollari, una cifra sestuplicata rispetto al 2018.
Attraverso le simulazioni del modello Cmcc, sono state analizzate quattro direttrici chiave: decarbonizzazione, occupazione, istruzione e innovazione. Sebbene queste politiche generino benefici, l’analisi evidenzia come i risultati siano parziali a causa dei necessari compromessi (trade-off) tra i diversi settori. La conclusione del documento è netta: per ottenere un impatto davvero incisivo, è indispensabile un coordinamento integrato tra le diverse politiche settoriali.






