Proteggere i mari italiani significa anche gestire correttamente gli oli alimentari esausti: questo il messaggio centrale del CONOE – Consorzio nazionale per la raccolta e il recupero degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti in occasione della tappa toscana di Goletta Verde, la celebre campagna estiva di Legambiente dedita al monitoraggio delle nostre coste.
La presenza del CONOE all’edizione 2026 consolida l’impegno del consorzio nel campo dell’economia circolare. Un richiamo fondamentale alla prevenzione: evitare di disperdere un rifiuto altamente inquinante come l’olio da cucina è un passo concreto per la salvaguardia dell’ambiente.
I numeri dell’impegno: da rifiuto a risorsa
Da quasi trent’anni il CONOE coordina la filiera di raccolta e recupero su scala nazionale, trasformando un potenziale pericolo ambientale in una risorsa strategica. I risultati parlano chiaro:
- sostenibilità al 98%: oltre il 98% dell’olio raccolto è rigenerato e destinato alla produzione di biocarburanti, abbattendo le emissioni di carbonio;
- l’impatto in Toscana: nell’ultimo anno, la regione ha raccolto circa 7 mila tonnellate di olio esausto. Grazie agli impianti di rigenerazione locali riciclate oltre 13.000 tonnellate complessive.
In quasi trent’anni di attività il CONOE ha raccolto quasi 1 milione e 500 mila tonnellate di olio alimentare usato. Se questo quantitativo fosse stato disperso nell’ambiente, avrebbe contaminato una superficie d’acqua pari a circa la metà del Mar Mediterraneo. È un risultato che testimonia l’efficacia del nostro sistema di raccolta e il valore dell’impegno condiviso con Legambiente per promuovere l’economia circolare, la tutela dell’ambiente e la salvaguardia della salute dei cittadini – ha dichiarato Tommaso Campanile, Presidente del CONOE.
CONOE: tutela del mare e dati goletta verde in Toscana
La tutela dei mari non dipende solo dai depuratori, ma anche dalla prevenzione quotidiana: recuperare l’olio alimentare esausto significa trasformare un rifiuto inquinante in una risorsa circolare.
I rilievi effettuate a inizio luglio evidenziano criticità diffuse: 10 punti su 20 monitorati sono risultati oltre i limiti di legge, concentrati quasi tutti presso le foci dei fiumi per elevate concentrazioni microbiologiche di escherichia coli ed enterococchi intestinali. Ecco la mappa dei campionamenti per provincia:
- Grosseto (6 punti): 3 entro i limiti; inquinati o fortemente inquinati le foci di Osa, Gora e tagliata etrusca.
- Livorno e Isola d’Elba (6 punti): 4 entro i limiti; inquinati lo scarico Salivoli a Piombino e la spiaggia del porto a Marciana marina.
- Lucca (2 punti): entrambi fuorilegge (fiume Fiumetto a Marina di Pietrasanta e Fosso Abate al Lido di Camaiore).
- Massa-Carrara (4 punti): 1 entro i limiti (fiume Versilia); fortemente inquinati o inquinati Lavello, Brugiano e Carrione.
- Pisa (2 punti): entrambi promossi (foci dell’Arno e del canale Scolmatore a Calambrone).
La carenza di informazione ai bagnanti
Oltre alle criticità depurative, emerge un grave deficit di comunicazione da parte degli enti locali:
- il 60% delle foci monitorate è privo di cartelli con divieto di balneazione (assenti in 12 casi su 20), esponendo i bagnanti a rischi di contaminazione fecale;
- nell’85% dei punti mancano le indicazioni sulla qualità delle acque, presenti solo in 3 stazioni di prelievo.
Rispetto allo scorso anno abbiamo rilevato lievi miglioramenti per la qualità delle acque dei fiumi che si riversano nelle zone costiere della Toscana: nell’area nord il miglioramento ha riguardato in particolare la foce del fiume Versilia (passata da molto inquinato a norma). Va meglio anche l’Elba: alla foce del fosso di Mola a Capoliveri (passata da molto inquinato a norma) e al Moletto del pesce a Marciana Marina (passato da molto inquinato a inquinato). Invece rimangono stabili alcune criticità alle foci dei fiumi nella parte centrale e sud della Toscana: nella zona di Salivoli, Follonica e Ansedonia, tutti i punti campionati risultano molto inquinati – dichiarano Fausto Ferruzza e Federico Gasperini, rispettivamente Presidente e Direttore di Legambiente Toscana – Persistono quindi le criticità che riguardano il sistema depurativo che andrebbe adeguato all’aumento della pressione antropica che si registra nei mesi estivi tenendo conto anche della crisi climatica. Inoltre, bisognerebbe farsi aiutare dalla natura per la riqualificazione ecologica dei corsi d’acqua per renderli maggiormente resilienti. Nei prossimi anni verificheremo se il miglioramento rilevato nella zona nord e all’Elba diventerà un trend positivo o se è stato solo un episodio isolato di quest’anno”.
Goletta Verde naviga da 40 anni lungo le coste italiana alla ricerca di illeciti e per monitorare lo stato del sistema di depurazione delle acque reflue – dichiara Marco Mancini, Ufficio scientifico Legambiente nazionale – Le foci dei fiumi a livello nazionale rappresentano i punti critici del nostro monitoraggio, e ci raccontano che le reti fognarie non funzionano ancora come dovrebbero. Le foci dei fiumi non sono balneabili per legge, ma spesso durante i nostri prelievi vediamo cittadini e cittadine che fanno il bagno nelle zone limitrofe. Per questo i cartelli di divieto di balneazione quelli sulla qualità delle acque diventano fondamentali: la cittadinanza ha diritto di usufruire del mare in maniera sicura e consapevole.






