Crisi climatica, inquinamento da PFAS e pesticidi, prelievi eccessivi e urbanizzazione stanno minando l’ecosistema e la capacità di adattamento dei laghi italiani. Il nuovo report “Laghi sotto pressione” di Legambiente analizza la vulnerabilità di dieci bacini della Penisola, evidenziando come i laghi del Nord siano attualmente i più sofferenti, seguiti da quelli del Centro e del Sud.
La mappa dei laghi in sofferenza: dal nord al sud
Nord Italia: i grandi laghi regolatori sono ai minimi storici a causa dei prelievi irrigui estivi. Al 5 luglio, le percentuali di riempimento registrano il 40% per il Lago Maggiore (che ha perso 43 milioni di metri cubi da fine giugno), il 41% per il Como e il 35% per l’Iseo. Preoccupano anche le temperature superficiali, aumentate nel 2025 fino a +0,75°C rispetto alla media storica.
Centro Italia: il Trasimeno è il più vulnerabile, ha perso 169 cm rispetto allo zero idrometrico, limitando la navigazione. Essendo poco profondo e privo di emissari, soffre per l’accumulo di sali ed eutrofizzazione. Nel Lazio, i laghi di Albano e Nemi hanno perso oltre 54 milioni di metri cubi d’acqua negli ultimi 40 anni a causa del prosciugamento delle falde vulcaniche.
Sud e Isole: resta alta l’allerta per il lago di Pergusa in Sicilia, già quasi disseccato in passato con gravi danni alla biodiversità.
Alta quota: sopra i 1500 metri, il ritiro dei ghiacciai e la fusione della neve stanno alterando l’alimentazione dei bacini. In Valle d’Aosta, la fusione glaciale ha quasi raddoppiato il numero dei laghi tra il 2006 e il 2015, con 170 nuovi specchi d’acqua instabili.
Le minacce emergenti e le sanzioni UE
Oltre alla siccità, la qualità delle acque è compromessa da scarichi obsoleti e inquinanti emergenti. I PFAS sono stati rilevati nei pesci dei laghi d’Iseo, Maggiore, Como e Trasimeno; da maggio 2026 queste sostanze sono entrate ufficialmente nella lista europea degli inquinanti da monitorare grazie all’aggiornamento della Direttiva Quadro Acque.
L’antropizzazione resta strutturale: secondo Ispra, due terzi dei laghi italiani sono fortemente modificati dall’uomo. Su questo fronte, l’Italia deve fare i conti con la procedura d’infrazione europea del gennaio 2026 per il mancato tracciamento di tutte le autorizzazioni di prelievo idrico.
Le 11 proposte per il governo e le buone pratiche
Per difendere un patrimonio che conta decine di siti protetti e riserve idropotabili, Legambiente ha presentato 11 proposte al Governo, tra cui:
- finanziare il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici;
- affidare una regia unica alle Autorità di bacino per bilanci idrici aggiornati;
- bloccare il consumo di suolo per favorire la ricarica naturale delle falde;
- efficientare i depuratori e ridurre i pesticidi in agricoltura.
Esempi positivi dimostrano che il recupero è possibile: sul Lago Maggiore i sistemi del Cipais coprono il 90% delle acque mantenendo un buon stato ecologico; a Massaciuccoli (Lu) si punta sulla fitodepurazione, mentre sul Lago d’Orta (Piemonte) – un tempo acidificato dai metalli pesanti industriali – l’Osservatorio Cusio coordina oggi la pulizia dei fondali e il monitoraggio continuo tramite boe limnologiche.







