Un esposto urgente è stato inviato alla Procura della Repubblica di Roma, alla Regione Lazio e a Roma Capitale riaccende i riflettori sulla gestione delle sponde del Tevere. Cinque storiche realtà associative del territorio – Asd Roma Adventure, Insieme per l’Aniene, Osservatorio Sherwood, Retake Roma e WWF Roma e Area Metropolitana – hanno richiesto una verifica formale su un insediamento di “baraccamenti fatiscenti” situato sulla sponda sinistra del fiume, nei pressi dell’Aeroporto dell’Urbe.
La richiesta va però ben oltre la semplice verifica della regolarità amministrativa: al centro dell’iniziativa c’è il riscatto di una porzione di demanio fluviale strategica per l’ambiente, la memoria storica e la mobilità sostenibile della Capitale.
Argini dell’Urbe: accessibilità negata e sicurezza pubblica
Nel documento si denuncia la progressiva perdita di fruibilità pubblica di questo tratto d’argine. Negli anni, la comparsa di cartelli e barriere ha progressivamente scoraggiato e allontanato cittadini, sportivi e ciclisti da quello che dovrebbe essere a tutti gli effetti un corridoio naturalistico aperto.
A peggiorare il quadro della sicurezza, l’esposto segnala anche alcuni episodi di aggressione da parte di cani da guardia presenti nella zona, un aspetto su cui le associazioni chiedono un approfondimento immediato da parte delle autorità competenti.
L’area in questione si trova al centro di importanti dinamiche di sviluppo urbano e storico-culturale, che rendono la sua liberazione e riqualificazione ancora più urgente:
- la nuova pista ciclabile: sull’argine sinistro, nel tratto tra Ponte Salario e Castel Giubileo, l’Enac ha in fase avanzata di progettazione una nuova infrastruttura per la mobilità dolce. Garantire la piena accessibilità dei luoghi è un prerequisito fondamentale per la riuscita del progetto;
- la memoria dell’Autodromo del Littorio: i baraccamenti sorgono proprio sui resti della celebre curva parabolica del vecchio circuito automobilistico degli anni ’20 e ’30, un patrimonio storico-sportivo che attende da tempo di essere valorizzato;
- i vecchi idrovolanti: a poca distanza resistono i resti della Casa del Marinaio e delle strutture per la movimentazione degli idrovolanti sul Tevere, eccezionali vestigia di archeologia industriale e aeronautica della città.
Per i firmatari dell’esposto, l’obiettivo finale è chiaro: non si chiede solo uno sgombero, ma una vera e propria rimessa in pristino dello stato dei luoghi. Solo così sarà possibile restituire alla cittadinanza un’area in cui si incrociano valori ambientali, storici, culturali e sportivi unici per il futuro della mobilità e del verde a Roma.






