Le oasi verdi di Milano che non ti aspetti per innamorarsi della natura

Nella Milano “da bere”, nella Milano che corre, nella Milano nebbiosa ed efficiente esistono oasi verdi che paiono un miraggio, di raro incanto e splendida manutenzione.
Vi porto a visitare, per iniziare, l’Orto Botanico Città Studi, inaugurato nel 2001 copre un’area di 25 mila metri quadrati, è nato dalla bonifica di un terreno appartenente ad una cascina abbandonata e suddiviso in diversi percorsi didattici e scientifici, con piante spontanee (alcune addirittura settecentesche) e coltivate, ruscelli e specchi d’acqua con specie tipiche che par di essere in un boschetto; presenti anche tre modernissime serre. Oltre a poter ammirare i diversi habitat tipici della Lombardia conoscerete le proposte tematiche dedicate al resto del mondo, come le piante succulente, così chiamate perché vivendo in ambienti aridi immagazzinano liquidi, le piante carnivore e le mirmecofile (amiche delle formiche), le piante tintorie, che per lungo tempo hanno fornito all’uomo coloranti naturali impiegati per la tintura di indumenti ed alimenti, le piante autoctone terrestri e acquatiche, basilari per il mantenimento della biodiversità e, direttamente dall’America Latina, le Bromeliaceae.
Numerose sono le azalee, le camelie, gli abeti e le querce, piante spontanee e coltivate, le autoctone come il salice, e quelle, come il nocciolo del Giappone, importate fin dal Medioevo per abbellire gli italici spazi verdi.
Per concludere il percorso una curiosità: nel 1948, il grande regista del Neorealismo Vittorio De Sica scelse l’area tra il quartiere Ortica e Cascina Rosa come set per il suo film Miracolo a Milano.
L’Orto Botanico Città Studi si trova in Via Valvassori Peroni 7 (tel. 02 50320888 – ortobotanicocittastudi@unimi.it – www.ortobotanicoitalia.it/lombardia/milano).

E sarà magnifico passeggiare per l’Orto Botanico di Brera, spazio verde di 5000 metri quadri di pertinenza dell’omonimo Palazzo, patrimonio della città dal 1774 grazie al volere di Maria Teresa D’Austria, considerato, oggi, a tutti gli effetti, un bene storico con le sue 300 specie arboree, iris, ninfee, piante medicinali, due monumentali esemplari di Ginkgo biloba tra i più antichi d’Europa e la serra disegnata dall’architetto Giuseppe Piermarini. Passaggio obbligatorio anche all’Arboreto, restituito agli utenti dopo i lavori di riqualificazione che l’hanno arricchito con nuova zona educativa e la Vasca dei Pensieri.
Le persone con disabilità visiva possono, in piena autonomia e sicurezza, passeggiare all’interno dell’area, toccare le cortecce di alberi secolari e percepire il profumo delle piante aromatiche.
Si entra da Via Brera 28, attraversando il cortile del Palazzo e gli enormi corridoi dell’Accademia, oppure direttamente da Via Fiori Oscuri 4, costeggiando il retro dello storico edificio (tel. 02 50314680 – ortobotanicodibrera@unimi.it – www.ortobotanicoitalia.it/lombardia/brera/).

La terza perla verde del capoluogo lombardo, acquisita qualche anno fa dal Fondo Ambiente Italiano, è Villa Necchi Campiglio (Via Mozart 14), costruita tra il 1932 e il 1935 dall’architetto milanese Piero Portaluppi e aggiornata in seguito da Tommaso Buzzi, si trova nel centro della città ed è circondata da un ampio giardino.
Sfuggito ai bombardamenti, l’eccezionale complesso residenziale è giunto a noi perfettamente integro, testimoniando il gusto raffinato e l’elevato stile di vita dei proprietari che condussero la loro esistenza all’insegna dell’agiatezza e dello charme, come testimonia la loro casa, armoniosa fusione tra architettura, arti decorative, mobili e opere d’arte. I volumi interni, la preziosità dei materiali e il vasto spazio dedicato alle sale di rappresentanza contribuiscono a raccontare la storia della Milano della prima metà del Novecento, con i suoi riti, le sue mondanità, le sue etichette.
Due importanti donazioni arricchiscono la visita: la magnifica collezione di opere d’arte del primo Novecento di Claudia Gian Ferrari, con lavori di Sironi, Martini, De Chirico e la raffinatissima collezione di dipinti e arti decorative del XVIII secolo di Alighiero ed Emilietta De’ Micheli, con le tele di Canaletto, Rosalba Carriera e Tiepolo (tel. 02 76340121 – fainecchi@fondoambiente.it).

di Marzia Fiordaliso

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