Beni comuni natura

L’imprescindibilità per la sopravvivenza umana dei beni comuni

I Beni Comuni. Non basterebbe un convegno a dirimere un tema così vasto e articolato e certamente neanche questa breve nota, che vuole però provare a sollevare qualche riflessione ed una proposta. Dei Beni Comuni vorrei evidenziarne la dimensione cosmopolita, ma sarebbe importante se ne sottolineassi anche la dimensione ispirativa, se ne proponessi e sostenessi il fine a cui deve tendere l’intera dimensione umana dal punto di vista naturale e temporale.

Più concretamente, vorrei riuscire a far comprendere che curando i Beni Comuni, si promuovono cose che esprimono la radice primaria e funzionale all’esercizio dei diritti fondamentali, nonché di libero sviluppo delle persone, di ogni persona, dimostrando la loro natura ontologica, ovvero la loro imprescindibilità per la sopravvivenza umana, ma anche la costitutività dell’essenza della nostra specie, perché il genere umano è parte di un tutto e che tutto è connesso e che tutto è relazione.

Beni comuni, a disposizioni di tutti e di chi verrà

Vorrei riuscire a far comprendere che i Beni Comuni producono valore diffuso e che indipendentemente dal titolo di proprietà, pubblica o privata, a loro attribuito, vanno governati nell’interesse delle generazioni future e che devono restare a disposizione di tutti.

Dei Beni Comuni si può imparare molto attraverso le prassi verbali e la memoria fonologica, quali straordinari domini del sistema cognitivo, ma non sarebbero sufficienti a rappresentarne l’esperienza in sé che gli stessi necessitano per divenire tali, vanno agiti affinché l’intelligenza emotiva accresca il dominio della conoscenza e della vicenda umana fino a coglierne la piena espressione della loro dimensione integrale.

O sono di tutti o non sono, e che appartengono ad una dimensione ancestrale.
A questo punto si tratta proprio di “passare dalle ragioni dell’intelletto a quelle del cuore”, immaginando dei Beni Comuni vivibili da tutti, trasmissibili nella storia ed alle nuove generazioni con la bellezza che li rende tali ed unici, restituendo alle persone il desiderio di promuoverli, accudirli, preservarli, valorizzarli, sentendosi comunità generativa di valore attorno ad essi.

Per conoscerli e riconoscerli, bisognerebbe ripercorrerne le vicende intime, spirituali e simboliche affinché i fatti reali siano interpretati e collegati a nuovi elementi d’invenzione e riproduzione degli stessi, se ne dovrebbe rileggere la loro storia longitudinale, recuperando la serie degli avvenimenti che si sono susseguiti per arrivare a percepirne la loro essenza, rappresentazione e profondità.

La relazione con l’evoluzione umana

Con questa consapevole inadeguatezza espressiva per approcciare i Beni Comuni, aggiungo, a questa breve nota, la proposta e la volontà di animare una rubrica che sia dedicata all’esplorazione delle diverse dimensioni che li definiscono e costituiscono fino a riconoscerne le funzioni che assumono oggi, nella quotidianità, in relazione all’evoluzione umana.

Nell’animare questa rubrica sarò facilitata dal supporto di altre appassionate persone ai Beni Comuni che sostengono “organizzazioni” ad essi dedicate:

  • l’Osservatorio per le Policy Transdisciplinari Internazionali (OsPTI) che ha ideato un Corso Biennale di specializzazione universitaria in Antropologia Organizzativa per formare persone capaci di promuovere “Sviluppo Organizzativo a supporto del bene comune e dei Beni Comuni”;
  • la Fondazione Communia (Communia) quale rete permanente, nazionale ed europea, tra soggetti ed enti che si occupano di sviluppo dei Beni Comuni e di favorirne la generatività culturale, sociale e valoriale.

di Cinzia Rossi, Pontificia Università Antonianum