Nonostante l’evidenza il governo italiano continua a frapporre ostacoli e a rallentare gli interventi necessari per far fronte all’crisi climatica. Questa inerzia accresce la sensazione di insicurezza nella popolazione e lascia i cittadini isolati e vulnerabili di fronte a danni sempre più gravi come le inondazioni in Friuli Venezia Giulia che hanno causato la perdita di due vite umane e i gravi danni in Liguria.
Mentre l’attenzione è sulla COP30 in Brasile per definire le strategie contro il riscaldamento globale, l’Italia continua a non prendere sul serio le conseguenze dei cambiamenti climatici che colpiscono con evidenza il nostro territorio. Come sottolinea il WWF Italia da quando il governo si è insediato abbiamo visto molte barriere e un forte rallentamento dello sviluppo delle energie rinnovabili. Non possiamo più rimandare azioni concrete che portano alla riduzione delle emissioni. Non sappiamo quanto fa presto a diventare tardi.
Crisi climatica: il WWF chiede al Governo decisione
Lo scorso maggio la Commissione europea ha sottolineato come il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC) dell’Italia abbia al suo interno gravi carenze rispetto agli obiettivi climatici europei e alle raccomandazioni già formulate nel 2023. Il nostro paese è inadempiente:
- recepisce solo parzialmente le indicazioni di Bruxelles;
- perde l’occasione di colmare le profonde lacune già emerse nella versione preliminare del piano.
Anche sull’adattamento l’Italia è al palo: non solo non ha nemmeno avviato l’attuazione del Piano nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici approvato alla fine del 2023, ma nella legge di Bilancio in discussione in Parlamento risultano ulteriormente tagliati i fondi per affrontare il dissesto idrogeologico.
COP30: si alla corretta informazione
Intanto nel corso della COP30 siglato il primo documento internazionale per contrastare la disinformazione e il negazionismo sul cambiamento climatico e a promuovere la diffusione di dati accurati e basati su evidenze scientifiche: Brasile, Canada, Cile, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Spagna, Svezia e Uruguay hanno firmato una Dichiarazione sull’integrità dell’informazione climatica che stabilisce una serie di impegni comuni per garantire la qualità delle informazioni ambientali, finanziando ricerche e programmi di formazione, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo.





