Andrea Campelli Corepla

Lo stato di salute di Corepla: intervista ad Andrea Campelli – Direttore Relazioni esterne e Comunicazione

Grazie al lavoro di Corepla l’Italia può contare su una filiera consolidata per la plastica che coinvolge imprese di produzione, enti pubblici e cittadini, favorendo attraverso la trasformazione e il riciclo un’economia circolare reale.

Il Consorzio si impegna a raggiungere gli obiettivi di recupero degli imballaggi in plastica immessi sul territorio nazionale secondo i principi di efficienza, efficacia ed economicità e opera attraverso l’organizzazione di una rete di centri di conferimento, selezione e lavorazione capillarmente distribuita.

L’intervista ad Andrea Campelli – Direttore Relazioni esterne e Comunicazione Corepla

La raccolta differenziata ha raggiunto cifre consistenti che ci collocano ai vertici europei. E’ così? E che ruolo gioca la raccolta e il riciclo della plastica in questo scenario?

La raccolta differenziata va bene, ormai si è culturalmente affermata nel nostro Paese. A livello nazionale siamo intorno al 65%, e continua a crescere anche se ormai i margini sono meno consistenti rispetto a quando si è iniziato il percorso. Sugli imballaggi il dato di circa il 77% ha permesso all’Italia di raggiungere gli obiettivi UE al 2030 con diversi anni di anticipo. Sulla plastica abbiamo ormai superato il 50%, una performance molto positiva se si tiene conto che questo tipo di materiale presenta diverse difficoltà rispetto ad altri imballaggi, ad esempio la presenza di molte tipologie di plastiche oppure le difficoltà di recupero in località molto turistiche dove il materiale spesso finisce nell’indifferenziato.

Dalla legge nazionale sui rifiuti, il decreto Ronchi del 1997, al testo unico ambientale del 2006: la normativa oltre a imporre le gestione sostenibile dei rifiuti, ha introdotto il Consorzio nazionale CONAI e i consorzi di filiera per coordinare e ottimizzare il sistema. Quali le difficoltà iniziali incontrate e qual è lo stato di salute di Corepla?

Le difficoltà iniziali erano legate al far ben comprendere a tutti i soggetti, dai comuni ai cittadini alle imprese, il valore ambientale, sociale e anche economico del corretto recupero e dell’avvio al riciclo. Recuperare e riciclare non sono solo un obbligo di legge ma producono tutela ambientale e valore economico. Nell’ultimo anno abbiamo evitato di utilizzare 500 mila tonnellate di materia vergine e evitato di immettere nell’atmosfera 1 milione di tonnellate di Co2. Oggi il sistema tiene e, grazie anche al lavoro di CONAI e Corepla, è in grado di affrontare le nuove sfide, come l’aumento dei consumi e degli imballaggi immessi sul mercato.

Chi tra i soggetti interessati, mi riferisco a Comuni, aziende ambientali, circuito produttivo del riciclo, ha dovuto compiere il principale sforzo e chi si è dimostrato più intraprendente al riguardo?

In realtà tutti hanno compiuto un grande sforzo, ciascuno naturalmente nel suo ambito. I comuni e le aziende ambientali di raccolta rifiuti, quelle del riciclo hanno dovuto riprogrammare, investire risorse, i cittadini hanno dovuto far propri nuovi comportamenti, abbandonando vecchie e consolidate abitudini. Le filiere del recupero e del riciclo sono tutte molto connesse, anche quella della plastica: per raggiungere risultati importanti, come abbiamo fatto in questi anni, serve la partecipazione di tutti.

Negli anni Novanta e anche in seguito le emergenze ambientali con rifiuti ammassati a bordo strada per settimane hanno interessato più o meno tutta Italia, dalla Lombardia, al Lazio, alla Campania. Qual è oggi la geografia del riciclo, la situazione del Paese è omogenea oppure ci sono ancora punti deboli e criticità?

Oggi è un po’ a macchia di leopardo, non c’è più il nord “riciclone” e il sud arretrato; nel senso che ci sono aree in cui le particolari modalità di raccolta, vocazioni ad esempio turistiche e altri fattori più tecnici rendono difficile raggiungere risultati eccellenti. Siamo comunque in ogni caso di fronte a buone performances in tutto il Paese, come dicevo. Sul podio per quel che riguarda la plastica possiamo mettere Sardegna, che recentemente ha fatto un grande balzo, Liguria, Toscana. Anche la Sicilia ha fatto registrare forti miglioramenti in tante province, ad esempio in quella di Messina.

La plastica è oggetto di dure critiche da parte degli ambientalisti, e non solo, che propongono di rinunciare del tutto o quasi a questo tipo di imballaggio. E’ uno scenario possibile?

Assolutamente no. La plastica non presenta sostituti efficienti ed efficaci in molti ambiti. Per certi prodotti la sostituzione della tipologia di imballaggio farebbe schizzare i costi e non garantirebbe lo stesso risultato. Non esistono materiali buoni e cattivi, dipende dall’utilizzo: la plastica possiamo e dobbiamo recuperarla per riciclarla, evitando di consumare nuovo materiale, continuando a utilizzarla nei molti settori produttivi nei quali oggi è insostituibile.

Come dicevamo la normativa europea e nazionale hanno avuto un ruolo importante per rendere la gestione dei rifiuti più sostenibile. Sono necessari altri interventi a livello legislativo? E nei livelli locali funziona tutto correttamente o si potrebbe fare di più, anche con l’aiuto di interventi amministrativi?

Se da un lato ha spinto ad aumentare pratiche che fanno bene all’ambiente e all’economia, dall’altro oggi siamo di fronte a provvedimenti ideologici, pensati per penalizzare proprio il settore della plastica. Mi riferisco al nuovo Regolamento Ue che entrerà in vigore nel 2026 e che presenta molti punti non chiari che gettano nell’incertezza il comparto. Il divieto ad esempio di utilizzare imballaggi in plastica per il confezionamento di prodotti di peso inferiore a 1,5 kg, il tipico imballaggio per frutta e verdura, aumenterà notevolmente i costi di confezionamento. Ma non solo, aumenterà anche lo spreco alimentare perché diversi studi dimostrano che l’imballaggio in plastica garantisce una più lunga conservazione degli alimenti. Quanto ai livelli locali, servirebbe un intervento normativo per armonizzare le modalità di raccolta la cui varietà oggi determina un appesantimento del sistema del recupero.

I riciclatori di Assorimap denunciano gli alti costi dell’energia – “i più alti d’Europa” – e la concorrenza sleale dei paesi extra UE che hanno determinato l’abbattimento drastico degli utili negli ultimi anni. Si rischia il blocco della raccolta differenziata in tutta Italia, hanno detto. E’ un giusto allarme e che cosa è possibile fare per rimediare?

Non parlerei di allarme ma è comunque oggettivo che i produttori abbiano nel recente periodo subito non solo gli aumenti energetici vertiginosi che interessano per altro tutto il settore produttivo e le famiglie, ma anche la concorrenza sleale di produttori asiatici, sia per quel che riguarda l’offerta di materia prima vergine sia per la materia riciclata, che arrivano a costare da un terzo alla metà in meno di quanto prodotto in Italia e in Europa. I dazi introdotti da Trump hanno peggiorato la situazione, spostando dal mercato americano a quello europeo i flussi di plastica vergine e riciclata proveniente dai paesi come Cina e India. Il ministero dell’Ambiente ha allo studio alcuni provvedimenti che potrebbero aiutare il settore: dal credito di imposta per chi acquista materiale riciclato prodotto in Italia, all’energy release, ovvero l’acquisto energetico agevolato fino all’attivazione dell’Agenzia delle Dogane per verificare più puntualmente la qualità di materia prima e riciclata importata da paesi extra Ue.

Per proseguire sulla buona strada del recupero e del riciclo ci sono partner indispensabili, come le scuole, l’informazione ambientale, le associazioni. Quali sono le politiche e le principali azioni di Corepla al riguardo?

Tutti i soggetti coinvolti sono importanti, come dicevo. Ogni anno grazie al contributo ambientale raccolto dai produttori di imballaggi restituiamo ai comuni centinaia di milioni di euro. Nell’ultimo anno si è trattato di circa 450 milioni, risorse che servono agli enti locali per gestire al meglio la raccolta e l’informazione ai cittadini. Come consorzio ogni anno attiviamo campagne di informazione e sensibilizzazione che proponiamo alle scuole, ai comuni e che coinvolgono anche l’associazionismo. E abbiamo diversi progetti di ricerca e sviluppo per aiutare le imprese della raccolta e del riciclo a migliorare ulteriormente le proprie performances operative e di sostenibilità.

di Marcello Volpato