Lorenzo Busnengo

L’intervista a Lorenzo Busnengo, Vicepresidente dell’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia

Abbiamo intervistato l’Arch. Lorenzo Busnengo, Vicepresidente dell’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia e Ambassador B-CAD Roma – Fiera Edilizia, Architettura e Design Internazionale. B-CAD Roma 2026 si terrà dal 4 al 6 settembre, presso il Convention Center “La Nuvola” e sarà il luogo dove le principali aziende produttrici, gli studi di progettazione più influenti al mondo, buyer e business developer si incontreranno per costruire il futuro insieme.

La sostenibilità è ormai al centro del dibattito sull’architettura e sulla trasformazione delle città, ma il rischio è che resti un concetto astratto, evocato più che praticato. In un contesto urbano complesso come quello romano, parlare di progetti realmente “green” significa andare oltre le etichette e interrogarsi su criteri concreti, responsabilità professionali e strumenti operativi. In questa intervista l’Arch. Busnengo offre una lettura lucida e articolata del tema, affrontando il rapporto tra progettazione, rigenerazione urbana, innovazione tecnologica e adattamento climatico, con uno sguardo rivolto tanto al presente quanto alle sfide future della capitale.

L’intervista a Lorenzo Busnengo, Vicepresidente dell’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia

La sostenibilità oggi è spesso una parola-ombrello. Dal punto di vista dell’Ordine degli Architetti di Roma, quali sono i criteri concreti che rendono davvero “green” un progetto urbano o architettonico?
Non esiste un sistema di elementi e fattori esclusivamente parametrico che possa determinare con certezza quando un progetto è green o meno. È ovviamente il progettista, nell’ambito delle proprie capacità e competenze, nel pieno svolgimento del proprio ruolo intellettuale, che deve tener conto di una serie di fattori sia normativi che di contesto, per concepire un progetto sostenibile. Una corretta progettazione deve far riferimento a fattori naturali di inserimento nel contesto, ad esempio l’orientamento, l’ombreggiamento, la ventilazione prevalente sempre in riferimento alle destinazioni d’uso previste. Di tutto ciò il professionista deve operare una sintesi che renda un edificio effettivamente sostenibile nella progettazione e nella successiva gestione durante la messa in esercizio.
Esistono a Roma – o nel Lazio – progetti già avviati o in fase di sperimentazione che rappresentano un modello virtuoso di rigenerazione urbana sostenibile? Può raccontarcene uno in particolare?
Il termine “rigenerazione” comprende la sostenibilità, ma tiene conto anche di altri elementi e riflessioni su destinazioni e servizi finalizzati a migliorare la vita del cittadino nella sua complessità. Esempi virtuosi ce ne sono molti, sia di sostituzione edilizia puntuale che di ambiti di rigenerazione, alcuni anche gestiti tramite concorsi di progettazione. L’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia ha firmato protocolli d’intesa con Green Building Council Italia e con Fondazione Roma REgeneration focalizzati su questi temi tanto da lanciare, con il patrocinio OAR, il Roma Green Award, un premio per riconoscere il miglior edificio di Roma che si distingue per efficienza energetica, sostenibilità ambientale, resilienza climatica e sismica.
In che modo l’architettura può contribuire alla lotta contro il cambiamento climatico nelle città, soprattutto sul fronte dell’adattamento (caldo estremo, consumo di suolo, gestione dell’acqua)?
I progetti realmente sostenibili sono quelli in cui l’architetto ottemperando alle esigenze della committenza riesce a determinare un effettivo beneficio alla vita dei cittadini, essendo comunque in grado di garantire e migliorare la sostenibilità ambientale delle nostre città. Impedire eventuale ed ulteriore consumo di suolo, utilizzare materiali permeabili, intensificare le alberature nelle aree libere che garantiscano sia l’ossigenazione che l’ombreggiamento per evitare isole di calore, prevedere sistemi di recupero delle acque piovane per il lavaggio delle pavimentazioni esterne o l’innaffiamento. Sono tutti elementi che possono determinare scelte progettuali volti a rendere un progetto effettivamente sostenibile.
Qual è oggi il ruolo delle nuove tecnologie – dall’intelligenza artificiale ai materiali innovativi – nei processi progettuali sostenibili? Sono già strumenti operativi o ancora prevalentemente teorici?
I sistemi tecnologici, l’evoluzione tecnologica, la domotica affinano la componente sostenibile nella progettazione, che deve comunque partire da un impianto morfologico, planimetrico e architettonico che ottimizzi soluzioni passive e naturali, quali ad esempio l’areazione naturale piuttosto che quella invece della ventilazione meccanica controllata, foriera di ulteriore consumo energetico. Esistono poi una serie di strumenti da mettere in campo, come la geotermia, i pannelli solari termici nonché i fotovoltaici.
Guardando al futuro delle città, pensa che la sostenibilità debba diventare un vincolo normativo più stringente o una responsabilità culturale condivisa tra progettisti, istituzioni e cittadini?
La responsabilità culturale dell’intera collettività è imprescindibile, ma la sintesi effettuata dal progettista deve essere in grado di valutare e utilizzare i singoli fattori per ottenere progetti effettivamente sostenibili. E’ necessario aggiornare il quadro normativo, mantenendo caratteristiche di flessibilità che dia al progettista gli elementi e le armi per sintetizzare nel momento cognitivo progettuale, quali sono le soluzioni migliori e di maggiore qualità.