Lunedì d’autore: “Smart Cities: la ricerca delle strade vincenti” di Mauro Annunziato

Per il quinto “Lunedì d’autore” Eco in città pubblica “Smart Cities: la ricerca delle strade vincenti” di Mauro Annunziato, Enea DTE, Direttore Divisione Smart Energy

Le esperienze di Smart City attualmente diffuse hanno aperto un ampio panorama di interpretazione per strade potenziali. Ma quali di queste riescono a coniugare competitività, prestazione, robustezza, replicabilità, consenso? Quale soluzione porta realmente alla sostenibilità ed è praticabile per un larga diffusione nelle nostre città?
La filosofia della città intelligente sembra ora lasciare il posto alla sperimentazione e molti progetti sono partiti in Italia su questa direzione.

Generalmente sono caratterizzati da limiti importanti:
– interventi limitati (qualche via, edificio, infrastruttura) con basso impatto sulla vita quotidiana dei cittadini di un quartiere;
– confinati su un solo dominio applicativo e quindi non sfruttano il valore multidisciplinare e competitivo di infrastrutture integrate interoperabili e multifunzionali;
– basati su limitati fondi di ricerca ed innovazione, utili a sviluppare modelli ma non a q ualificare piani di business su larga scala.

Una modalità molto promettente per lo sviluppo di progetti smart cities di seconda generazione è quella introdotta dalla recente call europea Horizon 2020 SCC1 per lo sviluppo di LighthouseCities (città faro) chiusa a maggio 2015.

Gli elementi della call possono condensarsi sui seguenti punti:
– il progetto deve riguardare la rigenerazione di insediamenti di taglia intorno ai 10.000 abitanti;
– deve integrare tra loro diversi aspetti tra cui lowenergydistrict (retrofitting di edifici, smarthomes), mobilità sostenibile (elettrica, pubblica, on demand, logistica, green), infrastrutture integrate (illuminazione pubblica, smartgrids, acqua, rifiuti, ICT);
– deve generare un impatto percentualmente significativo sul consumo energeticoambientale del distretto;
– deve coinvolgere il cittadino.

Questo ultimo punto si è rivelato molto importante, perché nella gestione del distretto e nell’investimento richiede modelli di business che possono viaggiare autonomamente, che consegnano al cittadino opportunità di lavoro e di coesione sociale. In questo modo il progetto dimostrativo può fungere realmente da innesco ad un processo di trasformazione strutturale e socio-economica del quartiere e della città.
Uno dei punti cardine di progetti fondati sul citizen engagement è un principio che potremmo chiamare double drive che rappresenta la base per lo sviluppo dell’economia circolare di uno smartdistrict.

Una prima spinta alla valorizzazione del distretto è data dall’investimento in tecnologie della sostenibilità e processi formativi che aumentano il valore degli immobili, delle infrastrutture, del capitale sociale e ne riducono il costo economico ed ambientale di gestione. La seconda spinta è data dal coinvolgimento delle forze lavoro interne al distretto per attuare il processo di rigenerazione e successivamente di gestione. Approcci chiave di questo processo sono le metodologie di co-design, co-governance e co-working.

Le funzioni della partnership progettuale sono la identificazione delle soluzioni ottimali, la generazione ed integrazione delle tecnologie e metodologie, l’avvio di processi formativi e la costruzione con i cittadini di modelli organizzativi. In definitiva, il ruolo consiste nella capacità aggregativa e formativa della comunità.
Tale aspetto ha un valore centrale laddove la partnership è in grado di trovare soluzioni che, se messe in atto dal singolo cittadino, impatterebbero con problematiche di disinformazione, autorizzazioni, costi elevati, barriere finanziarie, ma supportati a livello di comunità e negoziati con la municipalità locale diventano fruibili, competitivi, garantiti e con più facile accesso al credito