Ma l’olio vegetale come lo smaltisco? di Marzia Fiordaliso, Direttore Editoriale Eco in città

Quante volte ci siamo detti “Figuriamoci un pò d’olio di frittura gettato nel lavello della cucina che danno può procurare all’ambiente…”.

Non è così! Azioni del genere insultano il nostro habitat. Sappiamo che 4 kg di olio vegetale esausto inquinano una superficie d’acqua estesa come un campo di calcio (dati Adriatica Oli). Sappiamo che non è biodegradabile e nemmeno organico. Disperso nell’ambiente l’olio si infiltra in pozzi e falde acquifere e se resta a galleggiare sull’acqua riduce l’ossigeno necessario ai pesci e alle alghe (tra l’altro gli oli alimentari sono sottoposti ad ossidazione in cottura ad alte temperature assorbendo sostanze nocive che vengono poi rilasciate).

Non i tutti i comuni è semplice capire come smaltirlo, purtroppo è un dato di fatto. Si possono trovare appositi contenitori posti dalle aziende raccoglitrici autorizzate iscritte al CONOE (Consorzio Obbligatorio Nazionale di raccolta e trattamento oli e grassi vegetali ed animali esausti), in cui conferire trasportando il nostro olio raccolto in cucina all’interno di una bottiglia o un flacone vuoto e lavato di detersivo (qualsiasi o apposito). I recipienti sono posti in modo sparso (talvolta davanti alle scuole) oppure sono presenti nelle isole ecologiche o negli ecocentri.

Grazie alla raccolta differenziata corretta, invece, l’olio di cucina viene recuperato e trasformato in nuovi prodotti come inchiostri, saponi, nuova energia e biodiesel.

Così si spiega chiaramente il concetto di economia circolare: ogni rifiuto smaltito secondo normativa comunale può essere recuperato e trasformato restituendo a quel bene una nuova dignità e una nuova vita.

“Per ogni nostra ecoazione l’ambiente ringrazia con approvazione”.

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