L’ultimo rapporto nazionale di Legambiente, “Mal’Aria di Città” scatta una fotografia a luci e ombre sulla qualità dell’aria nei capoluoghi italiani. Se da un lato emerge un miglioramento complessivo rispetto all’edizione precedente, dall’altro i dati del Lazio confermano criticità storiche, specialmente per il biossido di azoto (NO2) e le polveri sottili (PM10).
La Capitale continua a soffrire per le emissioni legate alla mobilità. Roma si conferma nella “Top Ten” delle peggiori città italiane per concentrazione di NO2, occupando la settima posizione nazionale, esattamente come lo scorso anno. Con una media annua di 28 µg/mc, la città evidenzia la necessità di interventi strutturali sul carico veicolare.
Nota positiva per Frosinone che cede il primato di peggior capoluogo d’Italia ottenuto nel 2024. Tuttavia, l’allerta resta alta: la città ciociara è la quinta peggiore in Italia per sforamenti di PM10, con 55 giornate oltre il limite di 50 µg/mc. Un passo avanti rispetto al passato, ma ancora lontano dai livelli di sicurezza.
“Mal’Aria di Città”: le sfide del 2030
Il vero spartiacque sarà il 2030, quando entreranno in vigore i nuovi e più severi limiti europei. Per adeguarsi ai parametri (PM10 < 20 µg/mc, PM2,5 < 10 µg/mc, NO2 < 20 µg/mc), le principali città laziali dovranno, come riporta il report di Legambiente, ridurre drasticamente l’inquinamento entro soli 4 anni:
- Roma: deve ridurre il NO2 del 29%, il PM2,5 del 17% e il PM10 del 13%;
- Frosinone: la sfida principale è sulle polveri sottili, con un taglio necessario del 29% per il PM2,5 e del 18% per il PM10, mentre per il NO2 basta un 7%;
- Latina: richiede una riduzione del 20% per il PM2,5, dell’8% per il PM10 e del 6% per il NO2.
Le eccezioni: Rieti e Viterbo
In questo panorama di sforzi necessari, Rieti e Viterbo rappresentano le note liete della regione. Per entrambi i capoluoghi, il report non evidenzia alcuna criticità, con valori che risultano già in linea con le normative attuali e future.






