Si avvia verso la conclusione con numeri straordinari il progetto Strong SEA LIFE, l’iniziativa coordinata da ISPRA e co-finanziata dal programma LIFE dell’Unione Europea. Arrivato al suo quinto anno di attività, il progetto ha segnato un punto di svolta nella protezione degli ecosistemi fragili del Mediterraneo, liberando i fondali da tonnellate di rifiuti pericolosi e reti fantasma.
Gli interventi di recupero, condotti tra gli 8 e i 40 metri di profondità, hanno portato alla luce una realtà sommersa impressionante. I risultati parlano chiaro:
- 180 segnalazioni di attrezzi dispersi gestite;
- 156 strumenti rimossi attraverso 24 azioni mirate;
- Oltre 22 tonnellate di materiale recuperato tra reti a strascico, reti da posta, nasse e palangari.
Il progetto LIFE Strong Sea testimonia l’impegno concreto di ISPRA nella tutela della biodiversità marina e nella promozione di una cultura della sostenibilità fondata su conoscenza, ricerca e responsabilità condivisa. Il documentario che presentiamo oggi, attraverso immagini suggestive ed un racconto coinvolgente, non rappresenta soltanto un momento di grande valore per la comunità scientifica, ma anche un incentivo per le giovani generazioni a prendersi cura dell’ambiente marino. La presenza di molti studenti presenti alla proiezione è un segnale incoraggiante: significa che non sono solo spettatori, ma protagonisti del cambiamento e che esiste una crescente consapevolezza rispetto alle sfide ambientali e una forte volontà di contribuire al cambiamento. È proprio da questa energia che dobbiamo partire per costruire un futuro in cui la protezione del mare diventi una priorità comune – ha commentato Maria Alessandra Gallone, Presidente ISPRA e SNPA.
La colonizzazione biologica: le reti fantasma come habitat artificiali
Le analisi scientifiche condotte sui materiali prelevati hanno rivelato un fenomeno complesso: la trasformazione delle “reti fantasma” in veri e propri micro-ecosistemi. I ricercatori hanno identificato 89 specie appartenenti a 50 gruppi tassonomici diversi.
La biodiversità rilevata è composta per il 30% da crostacei, seguiti da alghe e organismi incrostanti, a dimostrazione di come la natura cerchi di riconquistare gli spazi occupati dai detriti umani, pur subendone i danni.
La tutela dei siti Natura 2000
Il cuore del progetto è la salvaguardia degli habitat marini prioritari, pilastri della biodiversità del mare nostrum, si fa riferimento a:
- praterie di posidonia oceanica: polmoni blu fondamentali per l’ossigenazione e la protezione delle coste;
- habitat coralligeni: strutture complesse e fragili, spesso minacciate dal contatto meccanico con le reti perdute.
Entrambi questi habitat sono protetti dalla Direttiva Habitat e rientrano nella rete europea dei Siti Natura 2000.
“The phantom catch”: il documentario
Per raccontare questo lungo viaggio iniziato nel dicembre 2021, è stato presentato in anteprima il documentario “The Phantom catch – Il grande problema delle reti fantasma”. Diretto da Igor D’India, il film documenta l’impegno costante di ricercatori e sommozzatori che, per cinque anni, hanno lavorato fianco a fianco per restituire integrità ai fondali marini, trasformando il rigore della ricerca scientifica in una narrazione visiva d’impatto sul futuro del nostro mare.
Le azioni del progetto
Le praterie di Posidonia oceanica rappresentano uno degli habitat più importanti e vulnerabili del Mediterraneo, ambienti naturali che rischiano di scomparire e per la cui conservazione l’Unione Europea ha una responsabilità particolare perché svolgono un ruolo fondamentale per la biodiversità marina, per la stabilità dei fondali e per la protezione delle coste.
Allo stesso modo, il coralligeno costituisce uno degli ecosistemi costieri più importanti del Mar Mediterraneo per distribuzione, biomassa e ruolo nel ciclo del carbonio. Si tratta di un vero e proprio hot-spot di biodiversità marina: grazie alla complessità strutturale dei suoi popolamenti, questo habitat ospita un numero di specie superiore a quello di qualsiasi altra comunità bentonica del Mediterraneo.
Gran parte delle segnalazioni è arrivata direttamente dai pescatori locali, che hanno scelto di collaborare con il progetto Strong sea life indicando attrezzi dispersi da loro stessi o di cui erano a conoscenza, dimostrando quanto la collaborazione con il mondo della pesca sia fondamentale per affrontare il problema delle reti fantasma.





