mareggiate

Ciclone Harry: la resa dei conti tra uomo e natura – Green Deal

Il ciclone Harry ha devastato per tre giorni le coste in Calabria, Sardegna, Sicilia con nubifragi, mareggiate con onde oltre i 10 metri, forte vento, temporali: stabilimenti balneari spazzati via, negozi e strutture ricettive danneggiate, molte barche affondate o gravemente danneggiate, con danni che si stimano in oltre 1 miliardo di Euro. A Catania ha ceduto una porzione del costone roccioso che sostiene carreggiata e pista ciclabile del lungomare, la ferrovia Catania-Messina è interrotta a causa dei crolli, a Mazzeo, costiera di Taormina, gravi danni al lungomare, in provincia di Siracusa frane e smottamenti sulla strada Cassaro-Ferla fino all’ingresso della Valle dell’Anapo, sul lungomare di Santa Teresa di Riva si è aperta una voragine, nelle Eolie l’acqua ha invaso porti, strade e abitazioni.

Il pensiero va anzitutto a Matteo e Luca, che nei loro Vangeli spiegano che i saggi costruiscono sulla roccia, gli stolti sulla sabbia: la casa sulla roccia resiste, quella sulla sabbia è spazzata via dalle tempeste, che causano danni importanti alle strutture costruite sulla linea di costa, spesso in spregio ad ogni normativa. La dinamica del litorale è disciplina geologica secondo cui la linea di costa non è immutabile: l’erosione delle coste rocciose porta alla formazione di faraglioni, grotte, archi, strutture temporanee destinate a cambiare, poiché le onde che le hanno formate le distruggeranno, dando origine ad altre formazioni simili.

Le rocce, frantumate dalle onde, diventano sabbia che le mareggiate rimuovono dalle spiagge mentre altra sabbia viene dalle piene dei fiumi, sedimenti che si accumulano sui fondali del litorale, con dinamici arretramenti e avanzamenti della linea di costa, criticità che portò un quarto di secolo fa l’UE a postulare l’elaborazione dei ‘Piani di gestione della zona costiera’ (GIZC).

Il successo della qualità ambientale

Ho diretto a inizi 2000 la stesura del GIZC della Regione Emilia-Romagna approvato e deliberato dagli Enti Locali della Costa e dalla Giunta Regionale e presentato nel Convegno “Sviluppo sostenibile della costa” a Rimini nel Maggio 2003.

Ci basavamo sull’assunto che la competizione tra sistemi territoriali sul mercato globale vedeva emergere la qualità ambientale tra i fattori fondamentali di successo, assieme alla propensione all’innovazione ed alla qualità sociale, consapevoli del rischio, associato all’aggravamento già allora in corso dei fenomeni globali di cambiamento climatico, di vedere le zone costiere colpite da innalzamento del livello dei mari, loro incremento di temperatura, ripresa di lagune e paludi costiere, ricomparsa di agenti patogeni debellati e comparsa di nuovi, modifica radicale degli ecosistemi e aggressione alla biodiversità, intrusione salina, aridificazione delle coste.

Ponemmo con forza il tema delle strutture ricettive realizzate nei decenni a pochi metri dalla battigia, sapendo che la Spagna, nelle Baleari, ne operava l’abbattimento della prima fila per rinaturalizzare le coste, ponendo mare alla rigenerazione dei sistemi di dune costiere.

Le basi per la Valutazione Ambientale Strategica delle azioni di sviluppo

Evidenziavamo la necessità di un Sistema Informativo Territoriale e Ambientale base per la Valutazione Ambientale Strategica delle azioni di sviluppo, per il loro monitoraggio d’efficacia ex-post, per la messa a regime di strumenti di contabilità ambientale sistematizzando le conoscenze circa l’uso attuale del demanio pubblico, attivando fondi per la riqualificazione dei servizi alberghieri anche sul piano della loro ecoefficienza.

E ancora orientando il settore itticolo verso modalità di allevamento mirato in aree marine dedicate (maricoltura), riutilizzando il naviglio peschereccio ormai eccedente verso attività di pescaturismo e di cabotaggio costiero di merci e persone, creando un “parco tecnologico costiero” per sistemi energetici fondati su fonti rinnovabili dal solare termico ai bagni fotovoltaici, dagli impianti eolici off-shore sulle circa 60 piattaforme per idrocarburi in dismissione al largo della costa alla produzione di biomasse nelle aree di rinaturazione alle spalle delle località balneari, nelle superfici destinabili a fitodepurazione, nelle terre a riposo.

Mareggiate e uragani a causa del Mediterraneo sempre più caldo

Sul piano della definizione di una nuova e forte identità del territorio costiero, dopo un confronto con Aldo Bonomi, ci focalizzammo sul brand “Wellness District”, che integrava e comunicava le opzioni di sviluppo tratteggiate, connettendo balneazione e termalismo ed estendendo all’inverno l’utilizzo delle strutture ricettive. Oggi gli uragani sono alimentati da un Mediterraneo più caldo fino ad oltre 2,5°C sopra la media climatologica, con temperatura in superficie aumentata di 1,8°C, raggiungendo in estate i 30°C a fronte di 0,2°C nelle acque profonde ed un livello aumentato in un secolo di 13.5 cm e che oggi cresce di +1,5 mm/anno.

La crisi climatica, causa di tutto ciò, intensifica la violenza di eventi meteorologici estremi per oltre 9.400 dei quali, dal 1993 al 2022, si sono perse più di 765 mila vite nel mondo e si sono registrate perdite economiche dirette per 4200 miliardi di dollari.
L’Italia è il terzo Paese al mondo fra i più colpiti, esposto con sempre maggiore intensità e frequenza agli effetti del surriscaldamento globale.
Senza una drastica riduzione delle emissioni dei gas a effetto serra, l’aumento atteso del livello del mare entro il 2100 potrà modificare irreversibilmente la morfologia attuale del territorio italiano, con una previsione di allagamento fino a 5.500 km2 di pianura costiera, dove si concentra oltre la metà della popolazione italiana.

A rischio è la specie umana nonostante il negazionismo di Trump

Per quanto Trump lo neghi, è in atto una Crisi Climatica globale irreversibile, con la concentrazione di CO2 in atmosfera che tocca le 430 ppm a Mauna Loa, stazione ‘punto zero’ gestito dalla NOAA che ora la Casa Bianca vuole eliminare.
Sappiamo che a 450 ppm il rischio è quello della estinzione della specie umana. Le crisi sistemiche che viviamo connesse alla climatica, la bellica, la pandemica, la finanziaria industriale, allontanano ogni giorno di più la attuazione della Agenda 2030 dell’ONU e la necessaria riduzione delle emissioni.

Il riscaldamento anomalo della superficie terrestre interessa la maggior parte dei continenti e degli oceani, che ne ricoprono circa il 70%, e da tempo sappiamo che esso produce già, in alcune regioni del globo, effetti cui è impossibile adattarsi, dal citato aumento del livello del mare (con oltre il 60% dell’Umanità che vive in zone costiere) all’esposizione ad eventi estremi (ondate di calore, nubifragi, alluvioni, siccità) modificandone frequenza, durata e intensità. Si compromettono così ecosistemi e infrastrutture, biodiversità, produzione di cibo, riserve idriche, sistemi energetici.

La previsione di una minore disponibilità di acqua già oggi interessa 180 milioni di persone attorno al Mediterraneo, induce l’urgenza di frenare la domanda di acqua in agricoltura, condiziona un turismo che tenderà a ridursi nell’area, aggrava lo stato di ecosistemi già oggi minacciati dalle attività umane.

I danni al settore energetico

Il riscaldamento in atto induce impatti importanti non solo su infrastrutture e agricoltura, ma anche nel settore energetico: se si pervenisse ad incrementi di Temperatura media di 3°C, si stima che la produzione potenziale di energia idroelettrica possa diminuire del 40%. L’IPCC preconizzava da tempo come la formazione di uragani del Mediterraneo (da cui il neologismo “Medicane“) avrebbe potuto diventare meno frequente, ma con intensità destinata ad aumentare, trattandosi di un mare relativamente chiuso, con stretti di comunicazione con l’Oceano Atlantico (Gibilterra) e con il mar Nero (Bosforo), poco profondo, le cui acque si riscaldano a tassi superiori rispetto a quelli degli oceani.

Per questo nel Mediterraneo si sono insediate circa mille specie ittiche aliene tipicamente tropicali in competizione con le circa 16mila specie autoctone già sofferenti per l’aumento di temperatura, a seguito del quale si potrebbero creare intere aree ipossiche, per la carenza di Ossigeno, e verificarsi fenomeni di acidificazione per l’incremento della CO2 in atmosfera che sciogliendosi nelle acque marine porta a diminuzione del pH, con effetti gravi su molte specie, a partire dal corallo rosso.

Gli impatti della fusione dei ghiacciai

Gravi impatti sul Mediterraneo provoca anche la fusione dei ghiacciai montani su cui si basa la vita degli ecosistemi e delle comunità umane, fusione che genera effetti sulla morfologia delle montagne, sul ciclo idrico, sulla vita delle specie animali e vegetali nonché delle comunità locali. I ghiacciai in Italia, secondo dati dell’Università Statale di Milano, sull’arco alpino hanno visto una riduzione del 13% della loro superficie in soli 12 anni e l’innevamento delle Alpi si è ridotto del 50% sotto i 1.000 metri e tra il 20 e il 35% sopra, in 50 anni.

Monitoraggio e previsione delle ondate di calore marino sono fondamentali per valutare ed evitare danni agli ecosistemi e ad attività economiche cruciali come la pesca e l’acquacoltura, per cui è stato creato il Mediterranean Forecasting System (MedFS) del CMCC, che via ‘Copernicus Marine Service’ produce previsioni di decade in decade e ricostruisce il passato recente.
Le immagini di devastazione del ciclone Harry ci interrogano sulla necessità di defossilizzare il modello di sviluppo economico e sociale limitando il consumo del territorio dotandolo di infrastrutture adeguate, non certo del ponte sullo Stretto.

Dobbiamo tutelarci da scelte energetiche che aggravano la situazione favoleggiando di un Paese ‘hub del gas’, rigassificatore di costosissimo LNG statunitense, fedele ai motori a combustione interna, culla di un nucleare che non c’è tra SMR e fusione ‘dietro l’angolo’, per compiacere i potentati fossili e guerrafondai.

Basta con la narrazione di generici “danni dovuti al maltempo” e la disattenzione mediatica a eventi come il Medicane Harry e ai suoi effetti devastanti su migliaia di persone.
Sia priorità investire da Nord a Sud sulla transizione ecologica e finanziare interventi di mitigazione e adattamento alla crisi climatica.

di Walter Ganapini, membro onorario Comitato scientifico dell’Agenzia Europea dell’Ambiente