Mascherine a scuola, Pediatri Acp: “Le chirurgiche non siano obbligatorie”

“Le mascherine lavabili sono adeguate alla protezione in setting non sanitari, come sottolineato da OMS e verificato da numerosi studi, e possono essere pulite a casa lavandole opportunamente, e dunque il loro utilizzo è gestibile istruendo adeguatamente le famiglie (1,2)”, così Elena Uga, Laura Reali e Giacomo Toffol dell’Associazione Culturale Pediatri (Acp). L’Associazione aderisce oggi all’iniziativa di Zero Waste Italia ed Europa, che ha lanciato per il 30 e 31 ottobre un week-end di mobilitazione per la scelta delle mascherine in tessuto a scuola, in collaborazione con Beta Cooperativa Sociale, Extinction Rebelllion, Parents for Future Italia e Movimento per la Decrescita Felice.

Acp si rivolge quindi agli organi competenti affinché sia rivista l’indicazione in merito all’uso delle mascherine chirurgiche a scuola, nata da un fraintendimento rispetto alle indicazioni internazionali, invitando le istituzioni a porre maggiore enfasi su il loro corretto utilizzo, piuttosto che sulla tipologia di mascherina. “Questo perché non ci sono prove a sostegno dell’uso delle chirurgiche in un setting scolastico, mentre sono disponibili chiare prove sulla maggiore efficacia di qualsiasi tipo di mascherina in condizioni di corretto utilizzo”, spiegano gli autori.

Come infatti spiega l’OMS alla voce Quali mascherine dovrebbero indossare i bambini?: “I bambini in generale buona salute possono indossare una maschera non medica o in tessuto”.

La scelta di mascherine chirurgiche a scuola per uso giornaliero comporta rilevanti ricadute economiche, sociali e ambientali. Secondo i calcoli di Tuttoscuola, per quest’anno scolastico saranno necessarie 2,2 miliardi di mascherine, da smaltire tra i rifiuti indifferenziati. Se a questo si aggiunge il peso degli imballaggi in cui vengono consegnate alle scuole, si rende evidente il rischio di una allarmante contaminazione ambientale. Senza considerare lo smaltimento inappropriato di cui vediamo ogni giorno di più i segni per le strade, nelle nostre campagne e nei nostri fiumi e mari.

L’origine di un fraintendimento
Nel verbale della riunione del CTS nazionale del 31 agosto 2020 “Misure di prevenzione e raccomandazioni per gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado per la ripresa dell’anno scolastico 2020/21” (3), si consiglia l’utilizzo di “mascherine chirurgiche o di comunità” in ambito scolastico, dando apparentemente un’indicazione preferenziale alle chirurgiche. Il riferimento è a un documento del 21 agosto 2020 dell’OMS (4), nel quale però si legge: “I bambini in buona salute possono indossare una maschera non medica o in tessuto (…). L’adulto che fornisce la mascherina deve assicurarsi che la maschera in tessuto sia della misura corretta e copra a sufficienza il naso, la bocca e il mento del bambino”. L’uso della mascherina chirurgica è indicato solo per i soggetti fragili o a maggior rischio di ammalarsi gravemente di covid-19 (bimbi affetti da fibrosi cistica, cancro, immunosoppressione).

Nemmeno il documento dell’ISS del 21 agosto 2020 “Indicazioni operative per la gestione di casi e focolai di SARS-CoV-2 nelle scuole e nei servizi educativi dell’infanzia” (5) indica la tipologia di mascherina da utilizzarsi, mentre il possibile uso di “mascherine di comunità” è anche supportato da un documento del prestigioso Center for Disease Control and Prevention (CDC) di Atlanta dell’8 aprile 2020 “Utilizzo di maschere facciali nella comunità – Riduzione della trasmissione di COVID-19 da persone potenzialmente asintomatiche o pre-sintomatiche attraverso l’uso di maschere facciali” (6). Altri studi dello stesso centro ribadiscono successivamente gli stessi risultati. Non risulta quindi che le agenzie regolatorie e scientifiche consiglino l‘utilizzo esclusivo di mascherine chirurgiche per tutti i bambini a scuola.

“Ci si chiede come queste indicazioni possano aver portato alla decisione di ordinare svariati milioni di mascherine chirurgiche a scuola, quando si poteva indicare l’acquisto di lavabili e spiegare accuratamente le regole del loro corretto utilizzo”, continuano Uga, Reali e Toffol.

Molte scuole hanno posto l’obbligo delle chirurgiche
Come conseguenza delle varie indicazioni, e in ottemperanza alle direttive ministeriali, moltissimi dirigenti scolastici hanno preferito imporre l’obbligo delle mascherine chirurgiche in quanto le lavabili non sarebbero “a norma”.

“Vorremmo però portare l’attenzione sugli svantaggi di questa scelta: le prove di efficacia dell’utilizzo delle mascherine chirurgiche sono relative all’uso nei setting sanitari, come gli ospedali, dove sono chiare le corrette modalità di utilizzo. La mascherina chirurgica va cambiata ogni 4 ore, ad esempio, non va mai toccata con le mani se non dagli elastici, non va mai appoggiata su superfici potenzialmente contaminate e va correttamente smaltita come rifiuto sanitario (7). Sono condizioni complesse da rispettare, tantopiù in un ambiente scolastico in cui ai bambini e ai ragazzi viene chiesto di metterla e toglierla più volte nel corso della giornata (devono indossarla all’ingresso e ogni volta che si alzano, ma toglierla al banco: superficie sicuramente non sterile). Le mascherine chirurgiche in realtà non sono più sicure tout court, la maggiore sicurezza è strettamente legata al loro corretto utilizzo”.

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