Avete presente quando aprite un pacchetto di popcorn e vi accorgete che c’è più aria che cibo? O quando quel flacone di detersivo sembra finire incredibilmente prima del solito? E il barattolo della marmellata vuoto dopo solo qualche colazione? Non è una vostra impressione: si chiama shrinkflation (o sgramatizzazione), un neologismo che unisce il verbo inglese to shrink (restringere) e inflation (inflazione).
Si tratta di una strategia di marketing tanto sottile quanto irritante (il cui obiettivo è un maggior guadagno per le aziende): ridurre la quantità di prodotto all’interno di una confezione mantenendo il prezzo di vendita invariato (o, in alcuni casi, addirittura aumentandolo). Un rincaro mascherato che svuota i carrelli e alleggerisce le tasche di noi tutti.
Un fenomeno che negli ultimi anni ha interessato numerosi beni di largo consumo – dagli snack ai biscotti, dagli yogurt alle tavolette di cioccolata (se fate attenzione alcune sono passate da 100 grammi classici ai 90) – e che ha suscitato le proteste delle associazioni dei consumatori.
Shrinkflation: l’arte di nascondere il rincaro
La shrinkflation fa leva su un limite della nostra percezione visiva. Come consumatori siamo estremamente sensibili alle variazioni di prezzo (anzi spesso giriamo più supermercati per trovare lo stesso prodotto al costo più conveniente) ma molto meno attenti a piccole riduzioni di peso o volume. I produttori lo sanno bene e utilizzano diversi stratagemmi per camuffare il “taglio” (aumenta il costo effettivo per chilogrammo o per litro, senza che chi fa la spesa se ne renda immediatamente conto):
- Riprogettazione del packaging: bottiglie con il fondo più concavo, scatole leggermente più strette o confezioni con grafiche accattivanti che distolgono l’attenzione dal peso netto.
- La dicitura “nuova formula”: spesso usata come scusa per giustificare un cambio di formato che, guarda caso, contiene meno prodotto.
- La trappola dell’abitudine: acquistiamo spessp gli stessi marchi da anni a occhi chiusi, fidandoci del formato standard a cui siamo abituati senza controllare ogni volta la grammatura.
Fino ad ora, questa pratica si è mossa in una zona grigia: finché il peso reale corrisponde a quello scritto in piccolo sul retro della confezione, non si può parlare di truffa in senso stretto. Ma il senso di inganno per il consumatore è sempre stato fortissimo.
La svolta: cosa cambia da oggi 15 luglio
Per porre fine a questo “inganno trasparente” da oggi 15 luglio entrano in vigore nuove e stringenti regole per tutelare i cittadini. Rispetto alla versione inizialmente ipotizzata, però, il testo definitivo è stato modificato e non sarà più il produttore ad apporre una dicitura direttamente sulla confezione.
L’obbligo consiste invece nel trasmettere una comunicazione standardizzata lungo tutta la filiera commerciale: saranno quindi distributori e punti vendita, compresi gli store online, a dover rendere disponibili ai consumatori le informazioni sulla riduzione della quantità e sull’aumento percentuale del prezzo riconducibile alla minore quantità del prodotto.
In pratica, l’avviso dovrà essere esposto nel punto vendita o pubblicato sui canali digitali del rivenditore, così da consentire ai clienti di confrontare la nuova confezione con quella precedente.
Una vittoria per la trasparenza
Queste nuove misure rappresentano un passo fondamentale per riequilibrare il rapporto di fiducia tra marchi e consumatori o almeno catalizzano l’attenzione su una pratica, la shrinkflation, che stava costando soldi a chi riempie i carrelli. Ridurre le porzioni per non aumentare i prezzi può essere una scelta commerciale comprensibile in tempi di forte inflazione, ma farlo di nascosto è un comportamento scorretto che mina la fiducia di chi acquista.
Da oggi il consumatore torna ad avere il potere di scegliere in modo più consapevole ma attenzione a verificare come i punti vendita risponderanno a questo nuovo obbligo che ha comunque scontentato alcune associazioni di consumatori che avrebbero preferito etichette di avviso chiare e semplici. Occhi aperti tra gli scaffali: difendere il proprio portafogli non è mai stato così importante.






