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Mobilità attiva e sicurezza stradale: la nuova proposta di legge per tutelare pedoni e ciclisti

Le strade italiane si preparano ad una rivoluzione normativa e culturale. Mentre i dati ISFORT confermano che oltre il 28% degli spostamenti quotidiani avviene a piedi o in bicicletta, la carenza di sicurezza resta il principale ostacolo alla mobilità attiva e ad una transizione ecologica fluida. Per rispondere a questa urgenza, la deputata Valentina Ghio, in collaborazione con FIAB e l’esperto legale Andrea Colombo, ha presentato una proposta di legge organica che punta a riscrivere le gerarchie della strada.

La novità più dirompente riguarda l’introduzione di una distinzione netta tra “utente più forte” (mezzi motorizzati di grande potenza e massa) e “utente della mobilità attiva”. Attraverso una modifica all’art. 2054 del Codice Civile, la proposta stabilisce un principio di responsabilità presunta: in caso di collisione, il conducente del veicolo più pesante o potente sarà considerato, fino a prova contraria, il maggior responsabile. Si tratta di un ribaltamento giuridico volto a proteggere chi è fisicamente più vulnerabile.

Questa proposta di legge nasce da un dato evidente: sempre più persone scelgono di muoversi a piedi o in bicicletta, ma spesso in condizioni di elevata vulnerabilità. Serviva quindi un intervento organico che aggiornasse le norme e introducesse una gerarchia della mobilità centrata sulla tutela di pedoni e ciclisti – dichiara l’on. Valentina Ghio prima firmataria della proposta di legge. Non si tratta solo di modifiche tecniche, ma di un cambio di prospettiva – prosegue Ghio – Siamo tutti pedoni e le strade devono diventare luoghi più sicuri e vivibili, dove camminare o pedalare sia una scelta normale e non un rischio. Inoltre strade meno trafficate sono un vantaggio anche per chi non può fare a meno di utilizzare la macchina. Per rendere concreto questo cambiamento istituiamo il Fondo nazionale per la mobilità attiva e introduciamo strumenti a supporto degli enti locali. Investire sulla mobilità attiva significa investire in salute, ambiente e città più inclusive, a misura di tutte le persone – conclude la deputata.

Mobilità attiva: infrastrutture e misure salvavita

Il testo non si limita ai principi, ma scende nel dettaglio tecnico per garantire l’incolumità dei cittadini:

  • distanza di sicurezza: obbligo di sorpasso dei ciclisti ad almeno 1,5 metri di distanza;
  • marciapiedi ampi: larghezza minima fissata a 2 metri per garantire il diritto al cammino;
  • angoli ciechi: obbligo di sensori elettronici per i mezzi pesanti per rilevare pedoni e ciclisti lateralmente;
  • attraversamenti sicuri: semplificazione per l’installazione di strisce pedonali rialzate, fondamentali per ridurre la velocità nei punti critici.

La proposta introduce chiare norme per la governance, risorse e monitoraggio: è infatti prevista l’istituzione del CIPOMA – Comitato Interministeriale per le Politiche di Mobilità Attiva con il compito di assicurare il coordinamento e la definizione degli indirizzi strategici e la Direzione Generale per la Mobilità attiva presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

L’aspetto economico è garantito dal nuovo Fondo nazionale per la mobilità attiva, con una dotazione iniziale di 300 milioni di euro per il triennio, destinati ai Comuni che investono in infrastrutture e monitoraggio.

Modifiche anche per le pubblicità

Ma il cambiamento deve essere anche culturale motivo per cui la proposta prevede che la pubblicità degli autoveicoli non sia più solo una vetrina commerciale: il 5% delle spese pubblicitarie dei produttori dovrà essere destinato a campagne istituzionali sulla sicurezza stradale e la mobilità sostenibile. Inoltre, ogni spot dovrà contenere messaggi che promuovano l’uso dei mezzi pubblici e della mobilità condivisa.