Mobilità condivisa

Mobilità condivisa: un tesoro da 3800 euro per le famiglie italiane

La mobilità condivisa potrebbe permettere alle famiglie italiane un risparmio di 3800 euro l’anno e contribuire significativamente alla riduzione dei gas serra. Lo afferma il primo Rapporto Future ways elaborato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e presentato in occasione di Intermobility Future Ways.

I mezzi pubblici che comprendono treno, metropolitana, tram, bus e anche autonoleggio, taxi e tutte le nuove forme di sharing mobility non hanno una diffusione omogenea: il Lazio, per esempio, ha a disposizioni nelle sue città capoluogo circa 17 mila posti km ad abitante/anno mentre la Lombardia circa 20 mila (senza includere la componente dei treni regionali ma includendo invece le autolinee), la media italiana è molto più bassa (5.753).

Tra il 2005 e il 2022, le emissioni dei trasporti su strada – ha sottolineato Edo Ronchi Presidente della Fondazione Sviluppo Sostenibile – sono diminuite in Italia solo del 4%. Dobbiamo puntare su un consistente incremento, specie a livello urbano, della mobilità pubblica e condivisa, potenziando tutto l’ampio ventaglio di mezzi disponibili per migliorare la mobilità, ridurre la congestione del traffico, tagliare le emissioni, ridurre la spesa delle famiglie, tagliando in modo significativo anche il numero delle auto circolanti.

Mobilità condivisa: un futuro più verde e conveniente

Il sistema dei trasporti contribuisce per più del 25% alle emissioni di gas serra in Italia ma con un incremento del 30% dell’offerta di mobilità condivisa verrebbero ridotti di 18 milioni di tonnellate (più della metà del target italiano di riduzione del settore trasporti per il 2030), liberando le città da circa 4,5 milioni di automobili, rendendole così più vivibili e green. I dati:

  • nel 2022 la mobilità personale ha rappresentato l’ 83% contro il 17% di mobilità condivisa;
  • i passeggeri del trasporto pubblico locale erano 33,16 miliardi di pkm nel 1990 e sono 31,54 nel 2023 (-5%);
  • la mobilità su automobile privata è passata da 52,2 a 67,41 miliardi di pkm (+30%);
  • sono 2500 i miliardi di posti km per la mobilità personale contro 442 miliardi per la mobilità condivisa (rapporto di 1 a 5);
  • le auto nel 1966 erano 6,3 milioni oggi sono 40,9 milioni nel 2023;
  • il numero degli autobus urbani in Italia cala dal 2010 mentre nello stesso lasso di tempo il parco auto è aumentato di altri 5 milioni di veicoli.

L’Italia è indietro rispetto ad altri Paesi europei in termini di spesa pro capite per il trasporto pubblico:

  • ha speso nel 2019 tra 131 e 119 euro ad abitante;
  • la Spagna ha spes nel 2024 144 euro ad abitante;
  • la Francia spende decisamente di più: 321 euro nel 2023).

Eppure ogni Euro di valore creato dal trasporto pubblico porta mediamente ad una successiva creazione di valore da 4 a 6 Euro nel sistema economico generale.

Le strategie per una mobilità sempre più sostenibile

Ecco le 6 Future Ways per riequilibrare la mobilità italiana:

  • adottare il nuovo concept della “mobilità condivisa”, realizzando che i servizi di mobilità condivisa devono percepirsi come un insieme interconnesso e collaborativo, un unico ventaglio di possibilità per i cittadini;
  • cambiare le politiche e la regolazione del settore, per abbattere gli steccati che sono stati eretti quando il contesto normativo, politico, economico e tecnologico erano completamente diversi, pensando, come è stato fatto in Francia, a una Loi d’orientation des mobilités;
  • riallocare le risorse pubbliche, per riequilibrare mobilità personale e condivisa, rimuovendo anche gli ostacoli che fanno sì che alcuni servizi di mobilità siano esclusi da un sostegno pubblico stabile;
  • ripensare lo spazio stradale urbano. Uno spazio favorevole alla coabitazione di più mobilità e che offra maggiore capacità di trasporto per la mobilità condivisa, con particolare attenzione ad autobus, tram e veicoli in sharing;
  • puntare sulla mobilità quotidiana e locale: è in questo ambito che le potenzialità della mobilità condivisa sono più promettenti e dove gli impatti sociali e ambientali della mobilità personale sono più intensi e rilevanti;
  • beneficiare del nuovo ruolo di aziende e community: le aziende, nel percorso di decarbonizzazione e con l’adozione di criteri ESG, utilizzano il mobility management per ridurre l’impatto ambientale e ottimizzare gli spostamenti dei dipendenti, Il Terzo Settore, attraverso servizi di trasporto sociale, può integrare l’offerta pubblica, sviluppando modelli solidaristici per ridurre la vulnerabilità e l’isolamento.