Sono 30 milioni gli italiani che si spostano ogni giorno e l’auto resta la scelta per il 70% di loro. È quanto emerge dai dati dell’Osservatorio MOBISCO, promosso da MOST – Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile, piattaforma che ha l’obiettivo di produrre analisi integrate e orientare le politiche pubbliche verso modelli di mobilità più efficienti, efficaci e sostenibili.
Dopo la pandemia il dato sulla mobilità sistematica è cambiato e richiede nuove chiavi di lettura. Lo smart working e le nuove modalità di lavoro hanno modificato i comportamenti. Serve quindi aggiornare strumenti di analisi e interpretazione. Per il Ministero è centrale il rapporto con il territorio e con chi raccoglie e studia i dati. È necessario un collegamento stabile con l’Osservatorio della mobilità del MIT. La conoscenza del dato orienta scelte strategiche, normative ed economiche. Il Paese presenta forti differenze tra aree urbane efficienti e territori a domanda diffusa con minore competitività del trasporto pubblico. Mobilità scolastica e lavorativa richiedono analisi distinte. Il Ministero rafforza il ruolo dei mobility manager e istituisce una nuova divisione su PUMS e mobility management. Obiettivo: migliorare pianificazione e uso delle risorse attraverso maggiore coordinamento con i territori – ha detto Stefano Riazzola, Capo Dipartimento per i trasporti e la navigazione del Ministero dei Trasporti.
Questo appuntamento rappresenta un passaggio fondamentale per avviare un dialogo strutturato tra tutte le realtà pubbliche e private che, a diverso titolo, raccolgono dati sulla mobilità sistematica – dalle istituzioni al mondo della ricerca, fino agli operatori dei diversi settori – ha dichiarato Matteo Colleoni, Professore ordinario di Studi Urbani presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca e Coordinatore Scientifico di MOBISCO – Oggi questi dati esistono ma sono spesso frammentati: MOBISCO nasce proprio con l’ambizione di metterli in relazione, farli ‘parlare’ e costruire una sintesi capace di restituire una lettura più completa della domanda e offerta di mobilità quotidiana sistematica. Solo così è possibile sviluppare strumenti realmente utili per analizzare la mobilità e supportare la pianificazione territoriale e dei trasporti di azioni concrete che la rendano più efficiente e sostenibile.
L’analisi restituisce la fotografia di un sistema complesso composto da circa 10 milioni di studenti e oltre 24 milioni di lavoratori che quotidianamente si spostano dal proprio luogo di residenza. La scomposizione del dato evidenzia chiare differenze geografiche:
- la mobilità per motivi di lavoro è più marcata al Nord (71% del totale degli spostamenti sistematici, contro il 65% del Sud);
- il Sud Italia registra una quota maggiore di spostamenti legati allo studio (35% rispetto al 29% del Nord).
Un elemento di forte pressione infrastrutturale è rappresentato dagli spostamenti fuori dal comune di residenza, che riguardano il 42,5% degli spostamenti sistematici totali. Questa tendenza è particolarmente accentuata in regioni come la Lombardia (57%) e il Veneto (54%), a fronte di valori sensibilmente inferiori in Lazio e Sicilia (27%).
Il mezzo privato domina
L’automobile rimane la scelta predominante per circa 18 milioni di individui. Tra i lavoratori, il 73,7% utilizza esclusivamente mezzi privati, mentre solo il 7% si affida unicamente al trasporto pubblico. Il riparto modale rivela tuttavia vocazioni territoriali differenti:
- i mezzi pubblici trovano maggiore riscontro nel Nord e nelle grandi città, mentre la bicicletta si conferma una prerogativa quasi esclusiva del Nord-Est;
- al Sud e nei centri urbani più densamente popolati si registra invece la quota più alta di mobilità a piedi. Le città del Sud di dimensione demografica inferiore, nelle quali verosimilmente è minore l’offerta di trasporto pubblico, sono il tipo di area con i più elevati tassi di uso delle autovetture private per andare a scuola e al lavoro.
La mobilità quotidiana sistematica (rispetto a quella totale comprensiva anche della mobilità non sistematica) si caratterizza per una più contenuta quota di spostamenti in bicicletta (2,6% rispetto al 4,1% totale), una leggera più contenuta quota di spostamenti in auto (60% rispetto al 63% totale, sebbene con quote prossime al 75% tra i lavoratori) e per un maggior utilizzo dei trasporto pubblico (22% rispetto all’8% totale, soprattutto spiegato dagli spostamenti degli studenti, 33% rispetto all’11% dei lavoratori).
Mobilità e formazione: le sfide tra scuola e università
L’analisi dei trasporti scolastici evidenzia un forte divario tra la scuola dell’obbligo, dove la mobilità attiva a piedi coinvolge il 28% degli studenti, e il mondo universitario. Per gli studenti degli atenei la sfida è più complessa: con una distanza media di 28 km e un impatto di 5,12 kg di CO2 a viaggio, la scelta ricade principalmente su treno (51,4%) e trasporto pubblico (26,7%). La mobilità attiva tra gli universitari resta ferma all’8%, frenata dalle lunghe distanze, dalla precarietà dei percorsi ciclabili e dalla necessità di una migliore integrazione tra i diversi sistemi di trasporto.
Gli infortuni ancora troppi
Un ulteriore approfondimento ha riguardato il tema degli infortuni in itinere, di cui con esito mortale. Mentre le denunce di infortuni in occasione del lavoro hanno avuto nell’ultimo anno considerato (2025) un lieve incremento rispetto al 2024 (o un decremento per quelli con esito mortale), quelli in itinere sono in aumento e pari nel 2025 a 99.939 (rispetto a 96.835 del 2024) e a 293 quelli mortali (rispetto ai 280 nel 2024). In aumento anche le denunce di infortuni degli studenti in itinere, da 2.011 del 2024 a 2.181 del 2025 (+8,45%).





