scarti agroalimentari

Nasce B Paper: nuova carta da scarti agroalimentari, di Irene Ivoi – EcoDesign

Questa tappa della nostra rubrica è dedicata ad una start-up impegnata nel riciclo degli scarti agroalimentari con sede a Milano: Bi-rex Srl Società Benefit. Nasce per iniziativa tutta al femminile alla fine del 2022 grazie a due donne con “un piede nella chimica”: Greta Colombo Dugoni e Monica Ferro che si conoscono proprio nei laboratori universitari.

Greta con una laurea in Chimica ottenuta presso l’università degli Studi di Milano e un dottorato in Chimica Industriale e Ingegneria Chimica presso il Politecnico di Milano, dove si è specializzata in materiali sostenibili e tecnologie innovative verdi, nel 2021, è stata anche premiata dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione degli Eni Awards.

Monica laureata in chimica presso la medesima università e un PhD cum laude in Chimica Industriale e Ingegneria Chimica, ha accumulato una vasta esperienza come responsabile di un laboratorio strumentale presso il Dipartimento di Chimica e varie ricerche avanzate sui polisaccaridi, oligosaccaridi e derivati della cellulosa, anche come ricercatrice ospite presso il prestigioso Leibniz Institute for Catalysis (LIKAT) in Germania.

Scarti agroalimentari e riduzione dell’impatto ambientale

Bi-rex Srl scarti

La loro comune visione ispirata alla sostenibilità e ai principi dell’economia circolare le ha portate a studiare insieme la possibilità di trasformare scarti e sottoprodotti della filiera agroalimentare in soluzioni innovative per il packaging sostenibile.

Bi-rex si dedica infatti alla valorizzazione di scarti di birra, riso, agrumi, caffè, e produzione di pasta e biscotti, in fibre utilizzate per creare cartoncini, carte e altro a base di carta riducendo l’impatto ambientale. Infatti la tecnologia Bi-rex scommette sulla possibilità di ottenere carta limitando l’impiego di cellulosa vergine e trasformando scarti agroalimentari che, secondo un rapporto della Commissione Europea, sono stimati pari a 173 kg pro capite all’anno, generati solo nell’industria di lavorazione alimentare.

Stiamo quindi parlando di sottoprodotti provenienti da processi di lavorazione, confezionamento e produzione industriale di alimenti che arrivano nella sede di Bi-rex in Lombardia. È qui che si trasformano in fibra Bi-rex, attraverso un processo da loro inventato e brevettato, destinata ad andare in cartiera, in forma di pellet, dentro sacchi di carta. Stiamo parlando di una cellulosa prodotta da scarti locali, pronti per diventare nuova carta.

Meno acqua, meno energia e minori emissioni

A seconda della tipologia di scarto da cui origina, la fibra Bi-rex può essere impiegata fino all’80% del manufatto finale, il resto è cellulosa vergine o riciclata.
La carta Bi-rex consentirà di risparmiare il 95% di energia e acqua, e ridurrà del 70% il consumo di CO2. Questo la rende una vera alternativa eco-friendly, mantenendo prestazioni meccaniche uniche sia rispetto alla cellulosa vergine sia rispetto al cartone da macero. Attualmente gli obiettivi raggiunti sono:

  • superata la fase pilota e del prototipo;
  • collaborazioni in essere con cartiere industriali (presenti tra Lombardia e Piemonte) per l’industrializzazione della fibra Bi-rex, per produzione di cartoncino, e con cartiere venete e toscane per la produzione di carte di varie tipologie;
  • avviata la produzione delle prime tonnellate di carta (10 per tipo) da scarti di crusca, riso e birra disponibili da luglio 2024. Si tratta di cartoncino per fare packaging e si chiama B Paper.

Logo B Paper

Le prossime tappe sono allargare l’impiego della fibra Bi-rex ad altre applicazioni, per esempio tissue paper.

di Irene Ivoi – EcoDesigner