Dieci anni fa l’Italia diventava il primo Paese al mondo a introdurre nel proprio ordinamento nazionale le Società Benefit e oggi quel modello mostra la propria solidità economica e sociale e rivela un ulteriore potenziale: quello delle Benefit Cities, in cui interi territori scelgono di diffondere il modello come strumento per generare valore condiviso attraverso la collaborazione tra imprese e istituzioni.
È questo il passaggio emerso dall’evento “Benefit Cities: un modello di sviluppo sostenibile dei territori”, promosso dall’ Assessorato alle Attività Produttive, Pari Opportunità e Attrazione Investimenti di Roma Capitale e NATIVA, che ha messo al centro un caso unico nel panorama italiano: quello di Roma.
Negli ultimi due anni, infatti, attraverso il programma Roma Impresa Comune, la Capitale ha costruito uno degli ecosistemi Benefit più dinamici del Paese, coinvolgendo oltre 300 imprese e accompagnandone oltre 100 nella trasformazione in Società Benefit, contribuendo in due anni a una crescita del +30 % sul territorio. Oggi Roma è tra le province con la maggiore concentrazione di imprese Benefit in Italia. La Pubblica Amministrazione si trasforma in attivatore di ecosistemi economici a impatto.
Le città sono oggi uno dei luoghi in cui si gioca la qualità dello sviluppo economico, sociale e ambientale dei prossimi anni. Roma ha scelto di non limitarsi a regolare i processi economici, ma di creare le condizioni perché l’innovazione si sviluppi, favorendo la collaborazione tra imprese, ricerca, territorio e società civile – ha dichiarato Monica Lucarelli, Assessora alle Attività Produttive, Pari Opportunità e Attrazione Investimenti di Roma Capitale.
Il modello romano diventa così un benchmark nazionale, al centro di un confronto con altre amministrazioni locali – da Milano a Cagliari – in una logica di scambio di buone pratiche e replicabilità. Una prospettiva confermata anche dal Presidente ANCI, Gaetano Manfredi, che ha sottolineato il valore strategico della collaborazione tra pubblico e privato:
Solo da una grande alleanza tra azione pubblica e partecipazione privata si possono trovare le risorse per dare risposte concrete e fare in modo che il futuro sia più sostenibile, non solo dal punto di vista ambientale, ma anche sociale. Le città sono le palestre reali di questa sfida.
Accanto alle istituzioni, il mondo delle imprese evidenzia come il modello Benefit non sia solo etico, ma anche competitivo.
A dieci anni dalla loro introduzione in Italia, le Società Benefit sono ormai quasi 6000 e registrano performance economiche superiori alle imprese tradizionali, con una crescita del fatturato del +14,6% contro il +5,3% e pagano in media 3000 euro in più le persone, ridistribuendo valore alle famiglie – ha spiegato Paolo Di Cesare, co-founder di NATIVA, che ha contribuito a introdurre la legge sulle Società Benefit nel 2016 – Ma soprattutto rappresentano uno strumento per ripensare in profondità il tessuto economico dei territori, orientando l’azione delle imprese verso obiettivi di impatto, innovazione e benessere, in coerenza con le politiche pubbliche locali.
Benefit Cities: profitto e beneficio dalla stessa parte
Il caso di Roma dimostra che l’integrazione tra politiche pubbliche e strategia d’impresa può generare impatti concreti e misurabili – dall’occupazione alla qualità del lavoro, fino alla competitività nei mercati e negli appalti. Non si tratta più, quindi, di sostenibilità come elemento accessorio, ma di un nuovo modello di sviluppo urbano, in cui profitto e beneficio comune diventano parte della stessa strategia.
La sfida dei prossimi dieci anni sarà scalare questo approccio, rafforzare le metriche di impatto e costruire alleanze strutturali tra istituzioni e imprese, con un obiettivo chiaro: trasformare le città in piattaforme di innovazione economica e sociale. In questa direzione si inserisce anche il contributo del mondo imprenditoriale. Andrea Illy, Presidente di illycaffè, ha sottolineato come:
Il modello delle Benefit Cities dimostra che quando istituzioni e imprese collaborano, è possibile rigenerare il capitale naturale, migliorare il benessere delle persone e creare valore duraturo per la società.
I numeri di Roma: l’ecosistema benefit
La capitale si candida a guidare una grande trasformazione e comunica i suoi numeri:
- 624 Società Benefit attive nella provincia di Roma (2025);
- +30 % crescita del numero di SB in due anni;
- oltre 300 imprese coinvolte nel programma Roma Impresa Comune;
- più di 100 aziende trasformate in Società Benefit grazie al programma;
- il programma ha contribuito a circa il 30% della crescita totale delle SB tra 2023 e 2025;
- 60% microimprese (meno di 10 addetti);
- 12% startup o imprese in fase di costituzione (Benefit “by design”);
- 56% nei servizi, seguite da tecnologia (9%), infrastrutture (8%) e beni di consumo;
- presenza capillare in tutti i municipi, con concentrazione tra centro, EUR e direttrici Tuscolana-Appia;
- +14,6 % crescita del fatturato mediano delle Società Benefit vs 5,3 % delle imprese non-benefit nel periodo 2022-2024 (dati Ricerca Nazionale sulle Società Benefit)
- maggiore occupazione: oltre il 60% delle SB ha aumentato l’organico (dati Ricerca Nazionale sulle Società Benefit);
- alto livello di soddisfazione delle imprese: 9,6/10 sul percorso Roma Impresa Comune.
Mentre i vantaggi concreti per le imprese dalla trasformazione in Società Benefit sono
- protezione della mission aziendale nel lungo periodo;
- ufficializzazione di obiettivi di sostenibilità e adozione di una governance innovativa per guidare l’evoluzione dell’impresa;
- aumento reputazionale, del clima aziendale e dell’attrazione dei talenti;
- miglioramento dei rapporti con la comunità.
E vediamo l’impatto sulle aziende partecipanti a Roma Impresa Comune e sul territorio:
- coinvolgimento dei dipendenti e maggiori opportunità di formazione, perseguimento di certificazioni quali la parità di genere;
- percezione di maggiore attrattività verso i giovani;
- riduzione di uso di materie vergini e conseguente riduzione dei costi;
- progetti di educazione e coinvolgimento dei cittadini;
- collaborazioni e creazione di una rete tra aziende partecipanti e con aziende già SB;
- collaborazione delle aziende private in progetti pubblici;
- promozione del modello Benefit negli ecosistemi delle aziende partecipanti.





