Alcune città della Nuova Zelanda hanno creato dei frutteti urbani. Invece di prevedere solo erba e panchine hanno trasformato lo spazio in un luogo utile oltre che bello. Una scelta urbanistica originale che è già attiva in città come Christchurch e Auckland: questi centri stanno trasformando i loro spazi verdi pubblici in foreste edibili, dove gli alberi decorativi lasciano il posto a piantagioni di mele, pere, agrumi e frutta a guscio.
I frutti sono a disposizione di passanti e residenti senza alcun costo. Si tratta di un modello strutturato che unisce la pianificazione delle amministrazioni locali all’attivismo dei cittadini. Il risultato è cibo fresco, locale e gratuito accessibile a chiunque e a portata di mano.
Ci sono però regole da rispettare: per esempio l’amministrazione di Auckland ha adottato alcune linee guida precise per garantire la convivenza civile: prendere solo il necessario, lasciando parte del raccolto agli altri passanti; rispettare gli alberi, non spezzando i rami; evitare zone storiche dove la raccolta non è consentita per preservare l’integrità del luogo. Inoltre, è vietato l’uso commerciale: i frutti non possono essere rivenduti per profitto.
Frutteti urbani: la Nuova Zelanda sfida il cemento
Il clima neozelandese permette una grande varietà di colture. Oltre agli alberi di mele, peri e susini, nelle aree pubbliche si trovano piante di feijoa (un frutto verde molto amato localmente), fichi, agrumi e persino banane nelle zone più calde del Nord. Nelle regioni meridionali, come a Christchurch, vengono piantate antiche varietà tradizionali resistenti che non richiedono l’uso di pesticidi. Tutte le specie sono autoctone e particolarmente resistenti per ridurre l’uso di veleni e l’irrigazione, e hanno come effetto quello di mitigare l’isola di calore delle città.
Interessante anche il fatto che i progetti della Nuova Zelanda non gravano interamente sulle casse pubbliche. Per esempio, a Waiheke Island, il programma “Love Our Fruit Trees” ha portato alla piantumazione di circa mille alberi e la manutenzione è affidata a volontari locali chiamati “tree guardians” che si occupano di potare le piante, monitorare i parassiti e curare la salute del suolo.
Roma e Milano, la frutta dei parchi contro lo spreco alimentare
Anche in Italia ci sono alcuni esempi simili ma di minor successo: limoni, arance, fichi, nespole, albicocche, ciliegie… gli alberi da frutto che crescono nelle nostre città sono generosi ma spesso i loro frutti non vengono raccolti e rimangono a marcire sui marciapiedi o nei parchi. Di fronte a questo spreco il collettivo Frutta Urbana – creato dall’associazione Linaria – ha deciso di mappare gli arbusti fruttiferi presenti nei parchi e nei giardini di Roma e Milano.
Con l’aiuto di una app si organizza la raccolta, la distribuzione e la donazione gratuita a mense sociali. Solo una piccola parte del raccolto èe venduta e inserita in circuiti alimentari come i GAS – Gruppi di Acquisto Solidale, i mercati contadini e i ristoranti e negozi che lavorano con prodotti di filiera corta. Questa attività è gestita da volontari che offrono alla collettività un servizio per la difesa della biodiversità del territorio: non si piantano solo alberi, si ripensa il ruolo dello spazio pubblico. Le città del futuro non devono solo essere verdi, ma produttive e capaci di creare comunità.
di Rossella Sobrero, Presidente Koinetica






