In un contesto globale di ‘tempesta antropica’, con violenti venti che spirano da destra, il ritorno delle trivelle volute da Trump a succhiare l’oro nero senza una fine, l’uscita di BlackRock dalla finanza sostenibile, resiste e anzi si allarga un orizzonte di speranza nell’anno in cui si celebra il venticinquesimo giubileo universale ordinario della storia della Chiesa Cattolica. Lo scorso weekend, quello dei giorni dal 24 al 26 gennaio, è stato davvero ricco di emozioni e di tanti significati; in cui migliaia di colleghi giornalisti e comunicatori giunti a Roma in pellegrinaggio da tutto il mondo hanno partecipato al ‘Giubileo della Comunicazione 2025’.
Tante le iniziative volute dal Dicastero del Vaticano, organizzate in collaborazione con numerose associazioni di categoria, che hanno dimostrato con forza gentile l’importanza di una professione sempre più complessa, che richiede passione, studio e consapevolezza del proprio ruolo.
Mi piace sottolineare uno dei passaggi del discorso – a braccio – che ci ha rivolto Papa Francesco nella grande Sala Nervi:
Il vostro lavoro costruisce la società, saper comunicare è una grande saggezza, è una cosa divina.
Oltre le parole: azioni per un cambiamento concreto

Parole, quelle del Santo Padre, che certamente gratificano ma che aumentano la grande responsabilità che abbiamo nel potere e dover essere protagonisti e azionisti di un necessario e auspicato cambiamento.
Dobbiamo ricostruire una domanda (sempre più ampia) di qualità, usando un linguaggio chiaro, corretto, capace di entrare nel cuore delle persone, creando fiducia, cercando di portare i media fuori dalla grande crisi che vivono da troppi anni, non cedendo alla deriva delle fake news, delle manipolazioni su scala industriale, dei condizionamenti dati dagli algoritmi.
A tal proposito, davvero esemplare ed incisivo è stato l’intervento di Maria Ressa, Premio Nobel per la Pace 2021:
Per inseguire il potere e il denaro, la tecnologia ha permesso un’insidiosa manipolazione a livello cellulare di una democrazia: di noi – gli elettori – targettizzando la paura, la rabbia e l’odio; seminando metanarrazioni che hanno distrutto la fiducia.
Nell’incontro di sabato pomeriggio svoltosi presso la sede del Consiglio Nazionale dell’Ordine, ‘Il giornalismo al servizio della democrazia’, nella mia breve relazione ho voluto sottolineare il necessario cambio di paradigma nel nostro agire quotidiano, come cittadini e come professionisti. Parafrasando il titolo dell’evento, c’è bisogno di un ‘giornalismo più al servizio dell’ambiente’, meno spettacolarizzato, che faccia notizia tutti i giorni, non solo in concomitanza con i disastri naturali, o durante eventi meteo estremi.
L’annuale Rapporto Eco Media, pubblicato da Pentapolis, ci riporta infatti una situazione ancora molto poco soddisfacente, salvo qualche eccezione positiva. Unico e indipendente studio in Italia che dal 2014 fotografa lo status quo dell’informazione ambientale, con l’obiettivo di fornire elementi di analisi critica dal monitoraggio dei media mainstream e non solo, per valutare la sua natura, l’autorevolezza delle fonti, l’efficacia della sensibilizzazione dei cittadini e che sia uno stimolo per il decision maker al fine di inserire questi temi al centro dell’agenda pubblica.
Oltre gli slogan: una visione sistemica per il futuro sostenibile
Ma è l’Italia nel suo complesso, a mio avviso, a non aver ancora imboccato in modo convinto e concreto la strada dettata dall’Agenda 2030, non ha maturato una visione d’insieme delle diverse politiche pubbliche (ambientali, sociali, economiche e istituzionali) per la sostenibilità. Per recuperare il terreno perduto è indispensabile adottare un approccio sistemico che consideri la sostenibilità non un settore (o un di cui) anche in termini giornalistici, ma il fulcro di tutte le nostre scelte e azioni, pubbliche e private.
Lo sottolineo costantemente anche nei nostri corsi di formazione giornalistica dell’Eco Media Academy, avviata nel 2021, dove l’obiettivo tra gli altri è restituire una visione d’insieme sul Green Deal, sul necessario cambiamento e sui 17 obiettivi di sviluppo sostenibile, in cui privilegiare un racconto di fatti e iniziative che tenga unite le questioni generali e i singoli temi, cercando di ‘educare’ i colleghi a una nuova narrazione che sappia valorizzare esempi positivi così da accelerare un circuito emulativo virtuoso.
Abbiamo poco tempo, e l’aspetto culturale è tra le priorità da affrontare e risolvere.
Vi aspetterò numerosi agli Stati Generali dell’Informazione Ambientale, che organizzeremo a Roma nel mese di giugno.
Stay tuned!
di Massimiliano Pontillo, Direttore Responsabile Eco in citta e Presidente Pentapolis Group





