Le città brillano. Nei gioielli, nei dispositivi elettronici, nelle infrastrutture che rendono possibile la vita urbana contemporanea. Ma raramente ci chiediamo da dove arrivi davvero quell’oro che attraversa le nostre economie. E soprattutto a quale prezzo ambientale e sociale venga estratto, spesso molto lontano dai centri urbani che ne beneficiano.
L’estrazione artigianale dell’oro su piccola scala garantisce reddito a milioni di persone nei Paesi del Sud del mondo, ma è anche oggi la principale fonte antropica di emissioni di mercurio, una delle sostanze più tossiche per la salute umana e per gli ecosistemi secondo le Nazioni Unite. Un problema che non riguarda solo le miniere: riguarda le catene del valore che alimentano anche le città europee.
Oro senza mercurio: l’esperienza della O.M.IT
In questo spazio di tensione tra sviluppo, ambiente e salute si inserisce la tecnologia sviluppata da O.M.IT, società di ingegneria con sede ad Albano Laziale, alle porte di Roma. L’azienda ha messo a punto un sistema capace di separare l’oro senza mercurio e senza combustione, intervenendo su uno dei nodi più critici dell’intero settore.
L’estrazione artigianale, nota come EMAPE, coinvolge tra i 10 e i 15 milioni di piccoli minatori in oltre 70 Paesi e rappresenta fino al 20 per cento della produzione mondiale di oro. Nella pratica più diffusa, il mercurio viene utilizzato per legarsi all’oro presente nel materiale minerale; successivamente viene riscaldato, disperdendosi nell’aria e contaminando suolo e acque. Un processo semplice ed economico, ma con costi sanitari e ambientali enormi, che ricadono sulle comunità locali e, indirettamente, su interi territori.
La tecnologia di O.M.IT nasce da trent’anni di esperienza nel trattamento delle acque e dei fanghi industriali per utilities e grandi operatori internazionali. Un know-how che è stato ripensato per il comparto aurifero: il sistema utilizza flussi d’aria calibrati e principi elettromeccanici per separare la polvere aurifera dalla sabbia, senza sostanze chimiche, senza combustione e senza emissioni nocive.
I test effettuati mostrano un salto significativo: fino al 90 per cento di oro recuperato, contro il 40 per cento dei sistemi tradizionali, con benefici diretti in termini di sicurezza dei lavoratori, tutela delle risorse idriche e riduzione dell’impatto ambientale. Una tecnologia pensata per funzionare anche in contesti informali, con consumi energetici ridotti e costi compatibili con le piccole unità estrattive.
Il no globale al mercurio
Non è un caso che questa soluzione stia trovando spazio in Paesi africani come Costa d’Avorio e Burkina Faso, in un contesto internazionale che spinge sempre più verso l’eliminazione del mercurio, anche attraverso programmi multilaterali come Planet Gold delle Nazioni Unite.
La sfida, oggi, non riguarda solo l’innovazione tecnologica, ma il modo in cui le città e i sistemi economici globali scelgono di assumersi la responsabilità delle proprie filiere. Perché dietro ogni metallo prezioso che entra nei circuiti urbani esiste una storia di territori, lavoro e impatti invisibili.
Ed è proprio in questi snodi che l’ingegneria può diventare uno strumento di trasformazione reale: non solo per rendere un processo più efficiente, ma per ridurre disuguaglianze, rischi sanitari e danni ambientali che, anche se lontani, finiscono per riguardare tutti.
di Caterina Banella, Valuecommunications, Consulente in comunicazione della sostenibilità e media relations





