Nasce il Transport Poverty Lab, un osservatorio strategico per comprendere e contrastare le disuguaglianze e le barriere economiche che impediscono a sei famiglie su dieci di sostenere le spese per una mobilità inclusiva, sicura e sostenibile. È promosso dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e dalla Fondazione Transform Transport ETS con il supporto, tra gli altri, di Tper, Nordcom e CDP.
L’impossibilità di pagarsi spostamenti sereni limita la partecipazione alla vita sociale, lavorativa ed educativa ma è ancora una forma di povertà poco nota che ha bisogno, invece, di essere conosciuta e divulgata. In particolare, il Rapporto finale sulla povertà dei trasporti redatto dalla Commissione Europea, definisce la povertà dei trasporti come:
L’incapacità o la difficoltà di individui e famiglie di sostenere i costi del trasporto privato o pubblico, o la mancanza o l’accesso limitato ai trasporti necessari per accedere a servizi e attività socioeconomiche essenziali, considerando il contesto nazionale e spaziale.
Attraverso la raccolta e l’analisi di dati, lo studio delle politiche e il dialogo con le comunità, il Transport Poverty Lab vuole fornire strumenti utili per comprendere e affrontare la povertà dei trasporti nel contesto della transizione verde dell’economia e della società europea. Il Social Climate Fund, istituito dall’Unione Europea, è un’applicazione del principio della just transition e indica la direzione giusta – ha commentato Raimondo Orsini della Fondazione per lo sviluppo sostenibile.
Transport Poverty Lab è uno spazio di ricerca ed azione per promuovere una mobilità equa e inclusiva. Attraverso un approccio data-driven e collaborativo, mira a misurare e contrastare le disuguaglianze di accessibilità, restituendo dignità sociale e contribuendo a territori più giusti, in linea con i valori della nostra Fondazione TransformTransport – ha detto Diego Deponte di Transform Transport.
Le funzioni del Transport Poverty Lab per la mobilità inclusiva
I trasporti per le famiglie italiane rappresentano in media la terza voce di spesa, con il 10% sul valore complessivo, subito dopo le spese legate all’abitazione (39%) e le spese per il cibo (18%). Come opererà il Transport Poverty Lab per ridurre il divario tra gli utenti? Fungerà da piattaforma di progettazione partecipata, coinvolgendo imprese del settore trasporti, associazioni di categoria, enti locali, istituti di ricerca e stakeholder della mobilità sostenibile.
Tra gli output principali dei prossimi mesi, la redazione del Rapporto sulla povertà dei trasporti in Italia, con una mappatura territoriale del fenomeno e approfondimenti sulle correlazioni tra reddito e accessibilità. Le tre direttrici operative lungo le quali si svilupperà il progetto sono quelle della consapevolezza del fenomeno all’interno del dibattito pubblico e istituzionale sui trasporti; della costruzione di una solida base dati; della proposizione di politiche pubbliche, strumenti normativi e soluzioni integrate per ridurre l’esclusione legata alla mobilità.
Come azienda sentiamo molto il tema. A Bologna da pochi giorni si sta sperimentano una formula di abbonamento urbano diversificato per fasce ISEE. Allo stesso modo con il nostro servizio di sharing abbiamo sperimentato formule di intermodalità che potrebbero giocare un ruolo anche nell’abbattimento del costo della mobilità per le fasce più fragili della popolazione – ha precisato Fabio Teti di Tper – Abbiamo aderito con grandi aspettative a questo progetto perché crediamo nella condivisione delle best practice.
Il contributo del digitale è essenziale al fine di raggiungere gli obiettivi individuati per contrastare la povertà nei trasporti. Piattaforme digitali, App, lettura e analisi di dati, intermodalità, sono alcuni degli aspetti dove l’innovazione tecnologica e digitale può fare la differenza – le parole di Fabrizio Garavaglia di Nordcom.
Strumenti internazionali per ridurre le barriere economiche
Per affrontare la povertà dei trasporti al livello mondiale si sono diffusi alcuni strumenti di intervento che riducono le barriere economiche e permettono gli spostamenti anche alle persone più vulnerabili:
- i Mobility Wallet: portafogli digitali per pagare TPL, sharing e taxi, legati al reddito (Los Angeles, Bruxelles, Francia);
- incentivi per veicoli sostenibili: bonus maggiorati per auto e bici elettriche destinati a famiglie a basso ISEE (Italia, California, Germania);
- tariffe agevolate su taxi e ridehailing: sconti per donne, anziani, disoccupati (a Trento);
- trasporto pubblico sussidiato: abbonamenti gratuiti o a prezzo ridotto (Bonus Trasporti Italia o modello “Solidarity Pricing” in Francia);
- trasporto a chiamata (DRT): servizi su richiesta per aree rurali o periferiche con tariffe sociali;
- carpooling incentivato: premi o tariffe agevolate per pendolari con redditi bassi (in Francia, progetto Karos).





