crisi climatica

Perché l’Italia spende oltre 13 miliardi l’anno a causa della crisi climatica?

Un’estate, quella appena trascorsa, bollente e con temperature torride per settimane e settimane consecutive in quasi tutta Italia, una sofferenza per il corpo e lo spirito, non ne vorremo vivere altri simili nei prossimi anni ma la situazione attuale non fa ben sperare considerando che la tropicalizzazione ha comportato a settembre, come immaginabile, nubifragi, allagamenti e downburst. Tutto come da copione. E come se questo non bastasse sappiamo ora che la crisi climatica costringe il nostro paese a sobbarcarsi una spesa superiore ai 13 miliardi ogni anno.

In parole semplici e secondo l’analisi di Italy for Climate, centro studi della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile sui dati dell’Agenzia Europea significa che:

  • Tra il 1980 e il 2024, gli eventi climatici estremi hanno causato complessivamente 145 miliardi di euro di danni economici.
  • Se dividiamo quei 145 miliardi per tutti i 45 anni, otteniamo una media di circa 3,2 miliardi di euro all’anno.
  • Ma questa media è fuorviante, perché i danni non sono stati distribuiti in modo uniforme nel tempo: negli anni più recenti sono aumentati molto.
  • Nel periodo 2015-2024, infatti, i danni sono stati mediamente di circa 7,5 miliardi di euro all’anno.
  • Negli ultimi tre anni considerati dallo studio, la media è salita ancora, arrivando a oltre 13 miliardi di euro all’anno.

Parliamo di una vera e propria tassa nascosta del clima – afferma Andrea Barbabella, coordinatore di Italy for Climate – che paghiamo ogni anno senza quasi rendercene conto. Dopo un’estate record, seguita nel giro di pochi giorni da eventi meteorologici intensi e nuovi danni sul territorio, continuare a discutere della transizione energetica considerando soltanto quanto costa realizzarla significa guardare solo metà del problema. Dobbiamo cominciare a chiederci seriamente quanto ci costa non farla.

Crisi climatica: la faccenda è articolata

Le cifre ufficiali raccontano solo una parte della storia. Le statistiche prendono in considerazione soprattutto i danni economici diretti provocati a infrastrutture, edifici e beni materiali. Un perimetro che consente di quantificare le perdite più immediate, ma che rischia di lasciare fuori una parte significativa del conto complessivo.

Alluvioni, ondate di calore, siccità e altri fenomeni estremi producono infatti conseguenze che non si esauriscono nella distruzione di una strada, nel danneggiamento di un edificio o nella perdita di un’attività produttiva. Ci sono costi più difficili da misurare eppure altrettanto concreti: la riduzione della produttività causata dal caldo, le spese sanitarie aggiuntive, gli infortuni, le giornate di lavoro perse e le conseguenze economiche legate alla mortalità provocata dai mutamenti climatici.

Abbiamo bisogno di statistiche ufficiali capaci di misurare in maniera sistematica anche i costi indiretti della crisi climatica – conclude Barbabella –. Solo così potremo avere un dibattito sulla transizione energetica realmente basato sui dati. A chi sostiene che affrontare la crisi climatica abbia un costo che non possiamo permetterci, dovremmo porre una domanda molto semplice: siamo sicuri di stare facendo bene i conti?

Il peso del caldo sull’economia europea

Un indicatore particolarmente significativo arriva dagli effetti delle temperature estreme. Secondo una recente stima, nel solo 2026 il caldo estremo avrebbe già generato in Europa costi per circa 180 miliardi di euro, una cifra equivalente a quasi l’1% del PIL dell’Unione europea.

Il dato aiuta a comprendere quanto sia complesso calcolare il reale impatto economico della crisi climatica. Il costo di un’ondata di calore, per esempio, non dipende soltanto dagli eventuali danni materiali: temperature eccezionalmente elevate, insisto, possono ridurre la capacità di lavorare, aumentare la pressione sui sistemi sanitari e accrescere i rischi per la salute, con ripercussioni che si estendono ben oltre i giorni in cui si verifica l’emergenza.

Considerare esclusivamente le perdite dirette significa quindi fotografare soltanto una parte del fenomeno. Il bilancio economico degli eventi estremi comprende anche effetti indiretti e di lungo periodo, spesso distribuiti tra famiglie, imprese, sistema sanitario e finanze pubbliche.

Misurare il costo del cambiamento climatico significa sempre più considerare non soltanto ciò che viene distrutto ma anche ciò che un evento estremo impedisce di produrre, curare o preservare.