mercato

Pesticidi nella frutta e nella verdura: trovati su mele, pere e arance, i dati Legambiente 2022

Presenti, ma entro i limiti di legge le tracce dei pesticidi su frutta e verdura che ogni giorno arrivano sulle nostre tavole. A confermarlo è l’annuale rapporto di Legambiente “Stop pesticidi”.

Ma c’è di più perché l’ultimo documento registra un aumento nel 2022 dei campioni di frutta e verdura in Italia in cui sono state trovate tracce di prodotti fitosanitari. Vediamo allora di seguito più nel dettaglio quali sono i dati sulla presenza dei pesticidi negli alimenti vegetali che mettiamo nel carrello.

Pesticidi, i dati del rapporto Legambiente 2022

Quest’anno nell’ultimo rapporto di Legambiente, che esamina la presenza dei fitofarmaci nei prodotti agricoli come frutta e verdura, si evidenzia un aumento dei campioni presi in considerazione nei quali sono state trovate tracce di pesticidi: il 44%, contro il 36% del 2021.

In totale quest’anno il 55% risulta senza tracce di fitofarmaci, contro il 63% dell’anno scorso. I pesticidi dunque ci sono su mele, arance, pere o clementine che mangiamo, ma comunque in una quantità consentita dalla legge. Più precisamente i pesticidi oltre le soglie di legge, sono stati trovati solo nell’1% dei campioni analizzati, in lieve diminuzione rispetto all’anno precedente.

Ma qual è la frutta e la verdura che contiene uno o più residui di pesticidi e in quale quantità? Ecco qualche dato:

  • l’uva da tavola 88,3%;
  • le pere 91,6%;
  • i peperoni 60,6%;
  • il vino 61,8;
  • i cereali integrali trasformati 77,7%.

L’indagine quest’anno ha analizzato 4.313 campioni di alimenti di origine vegetale e animale e anche i prodotti derivati da apicoltura di provenienza italiana ed estera, analizzati nel 2021. Sono invece 90 le sostanze attive rintracciate negli alimenti.

I dati dell’EFSA – l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, segnalano la presenza di un campione di fragola proveniente dall’Unione Europea, con 35 diversi residui. Come anche per gli anni passati, si conferma il trend che vede la frutta come la categoria alimentare più colpita, con oltre il 70,3% dei campioni con uno o più residui.